L'uso improprio di Minetti. Fallimento di una campagna contro Mattarella (e Berlusconi)
Le inchieste giornalistiche sono sempre meritorie, ma chi le ha utilizzate per scalfire l’immagine del capo dello Stato (e colpire ulteriormente la memoria del Cav) assiste alla più classica eterogenesi dei fini.
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A volte le azioni possono produrre effetti e ottenere risultati diversi, se non addirittura opposti, rispetto a quelli prefissati: è l’eterogenesi dei fini. Sta accadendo anche con il caso della grazia a Nicole Minetti. Se l’obiettivo della campagna giornalistica sulla vicenda era, rispolverando i tempi del “bunga bunga” e delle “cene eleganti”, di impedire che si completasse l’operazione di riabilitazione postuma di Silvio Berlusconi, sta dimostrando il contrario; se l’obiettivo della campagna era screditare l’autorevolezza e l’immagine del capo dello Stato, Sergio Mattarella, sta miseramente fallendo. Vediamo perché, premesso che non credo né ai complotti né alle teorie cospirazioniste.
Il complotto sarebbe che dietro la campagna giornalistica ci sia chissà quale potenza straniera o altra forza occulta, la teoria cospirazionista sarebbe che per poter chiedere una modesta grazia per una condanna da scontare ai servizi sociali sia stata fraudolentemente orchestrata una adozione di un minore gravemente malato, commettendo en passant pure qualche omicidio e rapimento, e che la grazia sia stata concessa per favorire il disegno della famiglia Berlusconi di un pareggio alle prossime elezioni politiche, per governare da dietro le quinte il Paese e scegliere il nuovo presidente della Repubblica (sì, c’è chi lo ha scritto davvero, non so se pensandolo realmente).
Partiamo, naturalmente, da Sergio Mattarella, che certo non si lascia influenzare da qualche post sui social o da qualche articolo di giornale. Ha mostrato ancora una volta tutta la sua grandezza, se ce ne fosse stato ancora bisogno. Lo ha fatto concedendo la grazia per motivi umanitari a Nicole Minetti, ben sapendo le critiche che gli sarebbero piovute addosso, da parte di chi magari pensa che la grazia vada concessa solo alle persone simpatiche, popolari e che non hanno commesso reati. Lo ha fatto quando ha chiesto lui, non altri, non autonomamente il ministro della Giustizia, non la Procura che in genere si attiva per molto meno, e lo ha chiesto pubblicamente che, a seguito delle inchieste giornalistiche, si compissero tutti gli approfondimenti necessari. Lo ha fatto pure cercando di far pazientemente e ripetutamente spiegare, con spirito maieutico, come ha sempre fatto durante i suoi due mandati, i limiti e le prerogative del presidente della Repubblica sul potere di grazia.
Chi voleva scalfire il capo dello Stato è rimasto dunque deluso, anche la storia della segretezza della concessione della grazia a Nicole Minetti non regge, sia perché era evidente che, a dispetto dei doppi obblighi di riservatezza a tutela di un minore e del suo stato di salute, la notizia sarebbe comunque uscita (dopo il referendum sulla giustizia…), sia perché il Quirinale pubblica ed aggiorna sul suo sito periodicamente, con grande trasparenza, le notizie sulle grazie concesse.
Per quanto riguarda la memoria di Silvio Berlusconi, la campagna di stampa potrebbe avere dimostrato, scagionandolo, che, a dispetto di quanto affermato pure nella motivazione del parere favorevole della Procura generale alla richiesta di grazia, non era stato lui a creare le condizioni per le scelte di vita della ragazza, visto che tali scelte pare sarebbero poi, forse, proseguite successivamente.
Come finirà tutto, si vedrà, ci sono però due altre considerazioni da fare. Una sul giornalismo d’inchiesta, che è sempre meritorio, soprattutto quando è compiuto nei confronti dei potenti. Questo è il punto, la presunzione d’innocenza, l’obbligo di verifica delle notizie, pur tutelando le fonti, l’indignazione, i richiami ai giornalisti non possono scattare solo quando il fango viene gettato su un politico o su un ministro e non quando si tratta invece di una persona già condannata, perché anche questa persona ha dei diritti e merita garanzie e rispetto.
La seconda considerazione riguarda la non reazione di Forza Italia, e delle sue capaci esponenti femminili in particolare. Si è letta qualche dichiarazione in difesa di Nicole Minetti da parte di esponenti di sinistra, ma dove sono le donne di destra, di Forza Italia? E gli uomini, i dirigenti, i ministri, il segretario? Nessuno ora conosce o ricorda più quella che è pur sempre stata una consigliera regionale del Popolo della Libertà! Hanno tutti e tutte la memoria corta o, forse, il ricordo di Nicole Minetti è scomodo più per loro, ancora in carriera e in Parlamento, che non per il defunto Silvio Berlusconi.
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