ANCORA UN VOLTA PENALIZZATI I PROFESSIONISTI
Una circolare del ministero della Giustizia impone la verifica preventiva di inadempienze fiscali per tutti i compensi, anche inferiori a 5.000 euro.
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L’Associazione Nazionale Commercialisti esprime forte preoccupazione per le nuove verifiche, preventive rispetto pagamenti della Pubblica Amministrazione e operative dal 15 giugno 2026, tese ad accertare l’eventuale presenza di debiti di natura tributaria da parte dei professionisti.
Inoltre,
L’estensione del meccanismo di prelievo immediato dei compensi professionali dovuti dalla PA e relativo dirottamento all’Agente della Riscossione, senza previsione di soglie minime, introduce un automatismo che consente il prelievo diretto e integrale delle somme, in presenza di debiti fiscali.
la circolare del Ministero della Giustizia del 17 marzo 2026, dispone inequivocabilmente che gli Uffici giudiziari competenti alla liquidazione dei compensi nell’ambito delle spese di giustizia hanno l’obbligo di effettuare la verifica preventiva delle eventuali inadempienze derivanti da cartelle di pagamento per tutti i compensi da corrispondere a soggetti esercenti arti e professioni, indipendentemente dall’importo, e quindi anche se inferiore a euro 5.000.
“Si tratta di una misura che genera un’evidente disparità di trattamento rispetto ad altre categorie, ancora tutelate da limiti di importo, e che rischia di compromettere la liquidità e la sostenibilità degli studi professionali” dichiara il Presidente ANC Marco Cuchel. “Dobbiamo purtroppo constatare che, ancora una volta, le categorie professionali, pur rappresentando un presidio essenziale di competenza, legalità e funzionamento del sistema economico, si confermano tra quelle maggiormente esposte a interventi normativi fortemente penalizzanti e spesso privi di adeguata considerazione per la loro reale funzione”.
ANC tornando su quanto ha già denunciato nel comunicato dello scorso 15/12 in occasione dell’esame in Commissione della Legge di bilancio, chiede un intervento urgente per reintrodurre soglie di tutela, almeno al pari delle altre categorie di lavoratori, dipendenti o imprese al fine di garantire equità e evitare automatismi che finiscono per colpire indiscriminatamente le attività professionali.
La lotta all’evasione è un obiettivo fortemente condiviso, tuttavia non può tradursi in misure discriminanti e che penalizzano chi opera quotidianamente a supporto del sistema Paese.
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