Elezioni 2027, sfida a tre per Palazzo Chigi
Salis conquista i moderati, Vannacci mobilita la destra: Meloni tra rischio e opportunità.
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Non c’è dubbio che, al momento, due protagonisti della prossima campagna elettorale per il rinnovo delle Camere del Parlamento sembrano essere, accanto a Giorgia Meloni, Silvia Salis e Roberto Vannacci. Della prima la leader di Fratelli d’Italia può temere, del secondo potrebbe giovarsi.
“Sindaca” di Genova, come ama qualificarsi, Silvia Salis sta occupando spazi crescenti nel dibattito politico, appoggiata da chi ne apprezza il tono fermo ma pacato dei suoi interventi sui social, con i quali illustra le iniziative della sua Giunta che, d’intesa con i municipi, si propongono come espressione di un rinnovamento dell’amministrazione e della vita economica e sociale della città. Ne spiega le ragioni con un linguaggio semplice, comprensibile. Così offrendo un’immagine rassicurante, moderata, quella che permise a Romano Prodi di prevalere in quel maggio del 2006, al termine di una legislatura dominata da una maggioranza, quella del governo Berlusconi-Fini, che, avendo i numeri per riformare l’Italia, aveva deluso il suo stesso elettorato sicché le urne ne decretarono la sconfitta per un pugno di voti. Un’occasione “mancata” o “perduta”, fu detto e scritto, ma non sembra che di quella esperienza abbiano fatto tesoro i partiti del Centrodestra nel corso degli anni, all’opposizione e, poi, al governo, quanto alla definizione dei programmi e alla formazione della classe dirigente, parlamentare e di governo.
Giovane, di bella presenza, il che non guasta, un passato di atleta, “martellista”, dirigente del CONI, sobria nel vestire, pacata nell’approccio, anche se determinata, Silvia Salis sembra guadagnare l’attenzione dei moderati e dei giovani, da ultimo coinvolti a migliaia in una serata musicale guidata da Charlotte de Witte, in un megaconcerto di musica elettronica in piazza Matteotti, del quale si è parlato molto anche a livello internazionale per il prestigio e la fama della disc jockey belga.
A destra c’è chi la considera una candidata inventata, da Matteo Renzi, in particolare, con la disponibilità dei social che postano le sue esternazioni. E si risponde segnalando spese eccessive (il concerto) o l’incremento di alcune tariffe comunali, incuranti che le abbia giustificate con lo squilibrio dei conti ereditato dalla precedente amministrazione. Ci penserà la Corte dei conti, alla quale la “Sindaca”, ha rimesso le risultanze dei bilanci a dire la verità sulle cifre in punto di diritto.
Ostile alle primarie per la scelta del leader del “campo largo”, Silvia Salis parla spesso di “campo progressista”, un’espressione che potrebbe limitare il suo appeal agli occhi dell’elettorato moderato. Tuttavia, non è dubbio che la sua sia una candidatura importante che potrebbe soddisfare l’elettorato di provenienza cattolica e liberale e quindi convincere che sia la carta vincente, immaginando anche una maggioranza più ampia che al centro dialoghi con il partito degli “eredi Berlusconi” che non sembrano gradire il piglio barricadiero che continua a tenere Giorgia Meloni.
Vedremo quale consistenza avrà nel tempo la candidatura della Salis e quindi come potrà e con quali speranze di successo contrastare la leader di Fratelli d’Italia la quale, invece, come ho accennato iniziando, potrebbe trarre vantaggi dalla candidatura di Roberto Vannacci, che si va presentando come espressione di una destra “dura e pura”, attenta ai valori e alle esigenze dell’elettorato preoccupato dello stato dell’ordine pubblico e del costo della vita. Sulla sicurezza delle città e dei borghi, in particolare, insiste il Generale, consapevole che il diffuso malcontento presente nell’opinione pubblica accomuna destra e sinistra, cosa che viene spesso trascurata dai partiti dell’attuale maggioranza ossessionati da una visione molto ideologizzata della sinistra.
La preoccupazione per la microcriminalità, infatti, è ovunque diffusa. Compresa quella per la violenza giovanile crescente, che denota una crisi di valori e di interessi in una vasta area di giovani che alimenta anche quella emigrazione dei cervelli che il Generale non trascura di denunciare insieme alla necessità di una consistente “remigrazione” che riporti nei paesi d’origine gli stranieri irregolari che non si integrano e non trovano lavoro.
In questo senso “Nazione Futura”, interprete di una parte consistente dell’elettorato di destra, critico nei confronti dell’Unione europea in materia di politiche pubbliche, preoccupata per l’andamento dell’economia in conseguenza anche del contesto geopolitico squassato da venti di guerra, potrebbe frenare la possibile opzione per il “non voto” dei delusi dell’attuale Governo. Non sembri una contraddizione. Il “NO” al referendum sulla riforma dell’ordinamento giudiziario ha visto, anche secondo i sondaggi più prudenti, una significativa partecipazione di una opinione pubblica di destra disturbata dal modo con il quale la revisione costituzionale è stata promossa e votata in Parlamento, fatta passare come destinata ad assicurare una giustizia migliore, quando era evidente, e apertamente sottolineato dal Ministro Nordio e dalla Presidente della Commissione Giustizia del Senato, Bongiorno, che nessun vantaggio immediato per i cittadini utenti sarebbe derivato. Ugualmente sono confluite nel “NO” critiche alla maggioranza, in ragione della rilevata inadeguatezza di parte del personale governativo e dei loro collaboratori, dell’aumento del costo della vita che per gli italiani è certificato dallo scontrino rilasciato alla cassa del supermercato e dalle bollette di luce e gas, già prima che la crisi internazionale facesse lievitare il prezzo del petrolio.
C’è del diffuso malcontento cresciuto nel tempo. Sottovalutarlo, cercando di convincere che tutto va bene, come si sente dire dagli slogan dai soliti, e soli, megafoni di Fratelli d’Italia, è un errore che nei conversari tra amici al bar e sui luoghi di lavoro lascia il segno.
Vannacci cambia narrazione e richiama i valori che, evidentemente incarna agli occhi degli italiani per la divisa che per anni, con onore, ha indossato. E recupera voti, frenando l’emorragia.
Certo la campagna elettorale è lunga. Ed è difficile dire fin d’ora come l’elettorato potrà reagire. Se, ad esempio, apprezzerà ancora grinta di Giorgia Meloni o il pacato argomentare della sorridente Silvia Salis. Due distinte personalità, due distinte linee programmatiche da verificare nei mesi a venire con riferimento a quanto hanno realizzato nei rispettivi ruoli, ai fini di una scelta elettorale che non è meramente ideologica ma governativa. E, probabilmente, ancora una volta il vincitore prevarrà d’un soffio sul filo della lana.
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