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Schlein rischia grosso alle primarie.
Il campo è troppo largo per il Pd. Schlein rischia grosso alle primarie
Nonostante i Dem abbiano un bacino di elettori assai più ampio dei competitor, la segretaria rischia davvero di non uscire vincitrice dai gazebo del centrosinistra. Ma come è possibile? I sondaggisti Buttaroni, Noto, Pregliasco ci aiutano a capire il perché
“Le primarie di coalizione, diciamoci la verità, sono un’anomalia pericolosa”. Firmato Walter Veltroni. E se lo dice – sul Corriere della Sera – il padre putativo del Pd, c’è da credergli. Non a caso i Dem frenano, mentre Giuseppe Conte accelera. Fino al punto di dire che lui senza primarie l’alleanza non si alleerebbe. Che questo accada o meno, è da vedersi. Ma intanto c’è già l’effetto mediatico, e cioè la narrazione secondo cui Conte vuole le primarie perché può vincerle. Mentre il Pd non le vuole, perché Schlein può perderle. Quanto c’è di vero? Lo abbiamo chiesto a tre specialisti. E il risultato è che la gara è incerta quanto mai prima d’ora. Con Conte più forte di quanto farebbe pensare il 12 per cento del suo partito. L’incertezza, tuttavia, avvalora il monito di Veltroni: le primarie sono pericolose.
“La nostra ultima rilevazione dà un risultato in sostanziale parità”, premette il presidente e fondatore di Tecnè Carlo Buttaroni. “Schlein è in leggero vantaggio tra i potenziali elettori che sono militanti di partito, Conte lo è se si allarga il raggio nell’opinione pubblica più vasta”. La premessa d’obbligo valida per tutti gli istituti di rilevazione è che è difficile fare una valutazione precisa quando non si sa ancora quale sarà la platea dei potenziali votanti. E tuttavia si può descrivere la dinamica di fondo, relativamente al profilo dei due contendenti. Come si giocheranno la partita? “Schlein e Conte si confrontano su quattro quadranti. Schlein ha il profilo di una leader più radicale, più di cambiamento. Ma è a capo di un partito che viene percepito come più istituzionale. Conte al contrario è un leader dal profilo più istituzionale, alla guida di un partito più radicale. Lo schema di gioco mi pare questo. Bisogna capire al momento del voto se prevarrà tra i votanti l’orientamento centrato sul leader o sul partito, e in un senso piuttosto che nell’altro. Queste contraddizioni interne alla competizione dicono molto della difficoltà di arrivare a un quadro di sintesi”, spiega Buttaroni.
Un tempo, tra i progressisti, l’orientamento prevalente era legato a una regola ferrea: “Nessun nemico a sinistra”. Nel presupposto che gli elettori scegliessero sempre il leader più radicale. Sarà ancora così? “Vale molto meno di prima”, risponde il presidente di Tecnè. “La storia della sinistra, dal Pci al Pds, ai Ds fino al Pd è sempre stata segnata da questa opzione di fedeltà ex post, cioè un giudizio su chi si mantiene coerente con un’idea originaria della sinistra. Ma ora anche gli elettori più militanti alla fine guardano ad altre variabili. La collocazione nel quadro europeo, ad esempio, è una di queste. Il Pd è la forza più grande del socialismo europeo. Ed è chiaro che Schlein cerca una legittimazione anche per quella via, al fine di accrescere il suo profilo istituzionale. Il M5s, invece, è meno organico a un campo di gioco”.
Secondo Buttaroni ha ragione Veltroni quando indica le primarie di coalizione come un’anomalia pericolosa. “Il tema è che in questo caso serviranno a definire un campo di gioco, non solo a decidere la leadership. Faccio un esempio: il Pd è più legato a una tradizione di politica economica di tipo industrialista. Il M5s no, probabilmente ha un’altra idea. Conte può ben dire, dunque, che se vincesse Schlein, il M5s rispetterebbe l’esito delle primarie. Ma i suoi elettori faranno altrettanto?”
Il Pd è attestato nei sondaggi al 21-22 per cento. Il M5s al 12-13 per cento. “Sulla carta – dice Antonio Noto, a capo dell’omonimo istituto demoscopico – la vincitrice delle primarie dovrebbe essere Schlein. Senonchè non si vota per il Pd o per il M5s, ma per il leader di tutta la coalizione. E da questo punto di vista è avvantaggiato Conte. Nelle nostre rilevazioni ha un vantaggio di 2-3 punti”. La misura del gradimento ai leader politici dà in prima posizione Giorgia Meloni, in seconda Giuseppe Conte e in terza, distanziata di sette punti, Elly Schlein. “Questo accade perché Conte è già stato presidente del consiglio e ha il profilo di uno che parla a un elettorato progressista che non si identifica totalmente coi partiti. Il 30 per cento degli elettori del Pd, probabilmente, lo preferirebbe alla segretaria del partito”. Tanto più che il Pd nasce come un partito con un certo grado di infedeltà. “I Democratici mettono insieme due riformismi: uno di sinistra, più radicale. E uno di centro, più moderato. Qualsiasi leader, dunque, rischia di apparire di volta in volta più radicale o più moderato di quanto una certa quota di elettorato vorrebbe. A differenza di Conte, la leader del Pd non deve solo aggregare elettori esterni al partito, ma deve tenere i suoi”. A vantaggio del presidente M5s c’è un altro fattore: “Gli elettori del M5s hanno una bassissima propensione a votare un candidato del Pd”.
La partita può essere decisa anche un voto che arriva da destra a favore di uno dei due contendenti? Antonio Noto non crede sia possibile. “Fantasie. È già tanto se quegli elettori vanno a votare alle elezioni vere…”. Una parziale sorpresa può arrivare invece dall’area di centro. L’istituto Noto ha pesato per Porta a Porta una eventuale lista centrista di Italia Viva con Silvia Salis al 6,5 per cento. La sindaca di Genova alle primarie che effetto avrebbe? “Toglierebbe voti a Schlein, è chiaro. Da sola può valere il 3,5 per cento. Con una dinamica che vale per qualsiasi altro candidato oltre ai due principali, per il fatto semplice che verrebbero gioco forza dall’area politica che il Pd ambisce a coprire interamente. La presenza di altri candidati ha anche un effetto boomerang: per un verso toglie voti diretti al Pd, ma poi legittima scelte diverse dalla segretaria”. Insomma, le primarie possono essere un problema serio per Schlein e per il Pd. “Esatto. La segretaria dovrebbe quanto meno cercare di ridurre al minimo i contendenti.
Anche per Lorenzo Pregliasco “la partita è apertissima” e senza conoscere le regole della competizione è difficile fare valutazioni. Ma il presidente e fondatore di Youtrend vede un leggero vantaggio di Elly Schlein, registrato dalle rilevazioni del suo istituto. “Conte – spiega – ha sicuramente alcuni elementi a favore: è più attrattivo verso un elettorato esterno ai partiti a cui Schlein fatica a rivolgersi. E in termini di competitività con Meloni, dopo il referendum è uscito più forte. Ma a noi – dice Pregliasco – risulta che Schlein è davanti a Conte perché la propensione al voto degli elettori Pd è molto più alta di quella dei M5s. È un fattore che fa la differenza. Unito al fatto che in termini assoluti gli elettori del Pd sono molti di più di quelli del Movimento”. È più complicato portare a votare gli elettori M5s? “Le primarie non sono nella loro storia, i Democratici hanno un elettorato più abituato”, spiega Pregliasco, che esclude possano scendere in campo delle correnti organizzate dei Dem contro la segretaria, una sorta di fattore 101. “Un conto sono i franchi tiratori in parlamento. Altra storia sono i voti organizzati di migliaia di persone alle primarie”.
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