Anno: XXVIII - Numero 65    
Martedì 31 Marzo 2026 ore 15:00
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La grande illusione delle primarie

Non c’è nulla di più velleitario del dire a sé stessi, apriamo alla “società civile”, se non proprio al mare magnum del corpo elettorale, a chi finora non ci ha dato ascolto…

La grande illusione delle primarie

Le primarie, con l’immagine quasi turistico-promozionale, se non diportistica, dei gazebi, visivamente assomigliano alla decisione di ritrovare dei parenti lontani di cui più nulla si sapeva: verranno per il weekend? O non verranno? Al momento si sa soltanto che non si sono neppure annunciati

Le primarie sono un oggetto fantasmatico. Non c’è nulla di più velleitario del dire a sé stessi, penso segnatamente alla sinistra, o forse, pensando al nodo cruciale delle alleanze, al centro sinistra (con o senza trattino divisorio) apriamo alla “società civile”, se non proprio al mare magnum del corpo elettorale, a chi finora non ci ha dato ascolto, un macro oggetto politico-socio-antropologico nebuloso che nell’atto stesso d’essere evocato immaginato, blandito, inseguito serve a visualizzare immaginare qualcosa, una sostanza “virtuosa”, comunque fino a quel momento composta da un individuo distratto, presente altrove, in un punto indistinto e perfino immateriale dello spazio magico-politico, e dunque o certamente non ancora raggiunto.

La democrazia, l’idea di partecipazione in questa storia non c’entra: si è oggetto di interesse e affezione politici o non lo si è affatto, ossia ignorati, ritenuti non convincenti, sospetti. Se proviamo, per esempio, a immaginare la porzione di elettorato che finora ha scelto l’astensione, non resta che intuire proprio una nebulosa, per nulla identificabile, mossa semmai da apatia o piuttosto risentimento, disaffezione, sospetto nutrito da incertezza o magari qualunquismo endemico, predilezione per una destra che trova il suo collante nella sua esistenza stessa. Quando nel mondo del centro-sinistra, al di là della sua attuale configurazione interna non meno nebulosa, vengono evocate le “primarie”, così visualizzando l’immagine festiva o forse domenicale dei “gazebi”, ignorando forse che si sta parlando unicamente a sé stessi, ai familiari più o meno stretti già noti, è forse un modo, non meno illusorio, di rassicurarsi rispetto alle proprie insicurezze, alle proprie debolezze, forse di dire a chi già ti conosce: esistiamo, esiste un’area politica attualmente all’opposizione che ti aspetta. Che tale area esista è un dato oggettivo, il punto è semmai quanto tale area, e non sembri un interrogativo metafisico ancor prima che politico legato alla capacità di attrazione del consenso: raggiungerti affinché tu possa farti infine forza di governo dopo avere “vinto” le elezioni. Immaginare che il referendum sulla giustizia, con l’evocazione dei suoi magistrati, appena trascorso che ha visto la riscossa del No possa essere ancora un argomento di attenzione destinato a un coagulo di consensi finora non pervenuti è davvero illusorio, così come ritenere che il “popolo” da chiunque ormai evocato, possa avere a cuore quell’oggetto non meno metafisico che prende nome “Costituzione”.

Il mattino del giorno dopo ogni presunzione di vittoria presenta sempre un altro paesaggio… Mi torna in mente, per quanto possa sembrare un riferimento lontano, quando il Partito comunista italiano, sull’onda dell’emozione per la scomparsa del suo segretario generale Enrico Berlinguer, credo fossero elezioni europee, ottenne il sorpasso sul partito che fino a quel momento aveva dalla sua la maggioranza relativa. Il dato era appunto puramente emozionale, insondabile, nulla infine è rimasto di quel dato contingente.

Le emozioni sono volatili, ciò che conta è semmai la volontà, la capacità di rendersi credibili, e nel dire questo non voglio neppure immaginare quali possano essere i punti di attrito tra il Partito democratico e la formazione che vede l’avvocato Giuseppe Conte in posizione apicale. In che termine verranno sciolti i nodi circa una prossimità del Movimento cinque stelle, meglio il suo disinteresse verso il dramma che accade in Ucraina aggredita dalla Russia di Vladimir Putin, resta un mistero assai poco glorioso. Esiste il tema dell’egemonia in questo momento, la destra desidera affermare la propria, ma esiste altrettanto, sia pure in modo meno ciclopico, assodata la modesta personale intorno a Giorgia Meloni pensando a quegli altri, altrettanto un tema che riguardi una possibile coalizione che al momento vede tra i suoi attori in campo il Partito democratico, il Movimento cinque stelle e l’accrocco di Alleanza Verdi-Sinistra, occorre immaginare tutti lì a fissare l’orizzonte, a immaginare che in modo quasi apotropaico d’improvviso avvenga un risveglio, dal lungo sonno nel quale si trova una parte di quell’elettorato che attualmente va immaginato appunto dormiente, ma si tratta in ogni caso di un qualcosa che appartiene a un “pensiero magico”, ossia ritenere che si possa vincere una battaglia nonostante gli elementi sotto gli occhi costringano a far pensare l’esatto contrario. Le primarie, con l’immagine quasi turistico-promozionale, se non diportistica, dei gazebi, visivamente assomigliano, non sembri un paradosso, alla decisione di ritrovare dei parenti lontani di cui più nulla si sapeva, verranno per il weekend? O non verranno? Al momento si sa soltanto che non si sono neppure annunciati con una telefonata o un semplice messaggino per avere almeno certezza che ci saranno anche i supplì.

Di Fulviio Abbate su Huffpost

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