Anno: XXVIII - Numero 49    
Martedì 10 Marzo 2026 ore 13:15
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A Venezia si vota, FdI respinge la moschea e depenna dalle liste chi l'ha proposta

L'imprenditore italo-bengalese Prince Howlader, dirigente locale di Fratelli d'Italia ha patrocinato il progetto. Il partito non gradisce e lo depenna dalle liste.

A Venezia si vota, FdI respinge la moschea e depenna dalle liste chi l'ha proposta

“Faccio passare il trambusto delle elezioni e poi decido se restare. Gli estremismi non servono mai: noi non stiamo con i fascisti e neppure con gli anarchici”

La Moschea di Venezia dovrebbe sorgere in via Giustizia. Ma di giustizia in questa storia ce n’è ben poca, come ha imparato Prince Howlader, 33enne imprenditore informatico italo-bengalese. Dirigente locale di Fratelli d’Italia.

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Il partito di Giorgia Meloni lo ha lasciato a piedi sul più bello. “Il progetto della moschea è suo personale, non del partito”. Singolari coincidenze: a giorni Howlader firmerà il preliminare di vendita del terreno su cui vuol far nascere la moschea di Venezia. Tra un paio di mesi si voterà per le comunali in città. Poche ore fa, Howlader ha appreso che il suo partito non lo candiderà. Cancellato con un tratto di penna. Fratelli d’Italia, elezioni permettendo.

Riavvolgiamo il nastro. Howlader è l’esempio dei migranti che piacerebbero anche a destra. Figlio di un operaio della Fincantieri, è un “ricongiungimento familiare riuscito”, dice di sé, in un italiano perfetto, dalla cadenza veneziana. È arrivato a 5 anni con madre e sorella, e ha preso la cittadinanza nel 2018, con i consueti 4 anni di ritardo, previsti dalla burocrazia italiana. Nota a margine: l’avrebbe ottenuta lo stesso la cittadinanza, anche se Forza Italia avesse realizzato la riforma che non ha mai fatto, visto che Howlader in Italia ha seguito tutto il ciclo di studi: asilo, elementari, medie e superiori. E poi è stato per 11 anni impiegato pubblico, sistemista informatico all’ospedale di Mestre. E ancora: da 3 anni s’è messo in proprio. Imprenditore. Portavoce della locale comunità bengalese.

Howlader è anche di destra. “È un luogo comune che gli immigrati debbano essere di sinistra”, ragionava lui qualche tempo fa. Dopo che lo hanno depennato dalle liste elettorali, ne è ancora convinto? “Faccio passare il trambusto delle elezioni e poi decido se restare. In ogni caso sono convinto che gli estremismi non servano mai: noi non stiamo con i fascisti e neppure con gli anarchici”.

L’immigrazione bengalese si è fatta ben volere in una regione che mette il lavoro prima di tutto: padri e madri di famiglia, pochi fronzoli, i bengalesi sono “faticatori”, direbbe Massimo Troisi. E lo sono in particolare i 20mila di Mestre, il quartiere più popoloso di Venezia, divisi tra i cantieri navali e il turismo. “Se ci fermiamo noi, si ferma Venezia”, dice con orgoglio Howlader. E allora, perché la politica ce l’ha con la moschea? “E’ un fatto recente, legato alle elezioni. Prima erano favorevoli. A cominciare dal sindaco Brugnaro”, dice Howlader.

Si capisce che il Comune vedesse di buon occhio il progetto. Secondo il progetto la moschea sorgerebbe in un’area dismessa, la ex segheria Rosso, tra cavalcavia e binari ferroviari, nota ai mestrini come “la foresta”. “Era un luogo di spaccio, frequentata dai tossicodipendenti, anche per via della vicinanza con il Drop in, il centro diurno che offre servizi igienici, lavatrici e materiale sterile. Noi abbiamo già iniziato i lavori di bonifica”, spiega Howlader. La struttura, su due piani, dovrebbe costare 15 milioni di euro, per 1500-2000 posti, con un parcheggio da 400 posti auto. “Siamo pronti a lavorare col Comune per fare tutti i servizi che ritengono utili”, dice Howlader. Brugnaro la considerava “una buona idea. Se sarà fatta una vera riqualificazione, secondo le regole, può essere utile e il progetto condiviso con l’amministrazione”. Ma in maggioranza non tutti la pensano come lui. L’europarlamentare della Lega Anna Maria Cisint guida i contestatori. E’ stata la prima davanti ai cancelli della ex segheria.  “La destinazione d’uso è un’altra. E poi i musulmani devono firmare qui, dove si impegnano a preferire la legge italiana anche quando contraddice il Corano. Non possiamo avere luoghi in cui si predica l’odio per l’Occidente, si accettano matrimoni di spose bambine e la sottomissione delle donne”, dice sventolando delle fotocopie.

L’altra sera a via Giustizia si sono presentate anche le ronde di Forza Nuova. Fumogeni e celtiche in bella vista, con gli attivisti di Roberto Fiore tenuti dalla polizia a distanza dei bengalesi. In queste condizioni Fratelli d’Italia è capitolata. E l’esclusione di Howlader dalle candidature suona come una resa. Ma l’imprenditore non demorde. “Siamo delusi, perché negarlo? Noi rispettiamo la legge italiana e non solo, anche quella regionale che prevede dei vincoli ulteriori per la costruzione delle moschee. E’ tutto in regola. Perché il progetto non va più bene alla politica?”. Bella domanda. Da girare tuttavia al suo partito.

Raffaele Speranzon è il coordinatore regionale di FdI. La sua foto con i bengalesi di Mestre campeggia sui social di Howlader. Come quella di Giorgia Meloni, del resto. E di Matteo Piantedosi che a Dacca firma l’accordo per l’immigrazione controllata di bengalesi. “Non abbiamo nessuna preclusione, ma non mettiamo il carro davanti ai buoi: questa non è materia di programma elettorale”, spiega Speranzon all’Huffpost. Poi precisa: “Mestre ha tutta una serie di problemi più impellenti, dal tipo di sviluppo che vogliamo, alla portualità, all’aeroporto. Io riconosco ai bengalesi di essere immigrati che vogliono integrarsi e lavorare. E stimo Prince. Sono anche d’accordo che hanno diritto a un luogo di culto ufficiale, anche se non lo chiamerei una moschea. Ma tutto va fatto a tempo debito. Invece oggi il dibattito somiglia a quello sulle centrali nucleari, nel senso che è molto prematuro…”. Per il partito di Giorgia Meloni ci sono una serie di problemi preliminari da risolvere. Il primo dei quali è la presenza di moschee, per così dire, abusive. “Ce ne sono una ventina sul territorio, quelle vanno regolamentate”. E poi: “Se pure l’ex segheria andasse bene, c’è il piano regolatore da cambiare d’intesa col comune. Per il momento c’è solo il disegno di un architetto”. E ancora: “Prima i musulmani devono firmare l’intesa nazionale con lo Stato italiano”. Insomma: non è il momento. Ma non sarà che l’argomento è finito nella competizione da destra, in pieno clima elettorale? “Ecco, non facciamo forzature. Altrimenti aiutiamo chi vuole strumentalizzare la cosa”, taglia corto Speranzon.

A via Giustizia, i lavori, intanto, vanno avanti. Le ruspe hanno spianato la vasta area antistante. Prima della moschea, i bengalesi vorrebbero festeggiarvi l’Eid Mubarak, la festa benedetta, il primo giorno dopo Ramadan. Prince è disilluso. “Non so se resterò in FdI. Sto riflettendo, forse pensavano di usarmi come una medaglietta, per dire che loro non sono razzisti. Ma io finora ho dato tanto al partito, e non ho ricevuto niente. Mi chiedo però se tutto questo sia in linea con la Costituzione italiana”. Quando ha preso la cittadinanza, Howlader ha giurato sulla Costituzione. “È fondata su un messaggio di eguaglianza. Per questo ho denunciato Forza Nuova. Ed ho scritto al presidente Mattarella per chiedere: Presidente, ma è giusto così?”. 

di  Alfonso Raimo

 

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