Divisi alla meta. Il campo largo non esiste nemmeno sul No al referendum
In teoria non ci sarebbe nulla di più facile che l'opposizione al referendum sulla giustizia per vedere le opposizioni unite.
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E invece Schlein e Conte (e AvS) dicono sostanzialmente le stesse cose ma con due agende diverse, attente a non incrociarsi mai. Non è previsto nessun momento condiviso e nessun palco in comune
Divisi alla meta. Ancora una volta. Manca un mese al referendum sulla giustizia ma, mentre la maggioranza viaggia compatta, l’opposizione va in ordine sparso. Nonostante i proclami di unità per “costruire l’alternativa per battere questa destra” (copyright: Elly Schlein), non esiste un’unica campagna per il no. Molto semplicemente perché ognuno fa per sé. Con i propri metodi, la propria strategia, la propria posizione sul tema. Simile ma mai sovrapponibile. Le agende referendarie di Elly Schlein e Giuseppe Conte non si incrociano. Così come non si incrociano quelle dei parlamentari del Partito democratico e del Movimento 5 stelle. E anche la terza costola del presunto campo largo, Alleanza verdi sinistra, viaggia da sola.
L’occasione del voto sulla separazione delle carriere avrebbe potuto essere molto ghiotta per l’opposizione. Muoversi all’unisono – su un tema sul quale, con le dovute sfumature, sono tutti d’accordo – avrebbe potuto essere un modo per testare la coalizione in vista del 2027. Oltre che per provare a spingere il “no” con più forza, anche in chiave anti governo Meloni. E invece nulla di tutto questo è accaduto. Almeno per ora.
Più fonti interpellate da Huffpost spiegano che al momento non è all’orizzonte un evento comune, un appuntamento che veda tutti i leader dell’opposizione insieme sul palco per invitare gli elettori a votare no. “Non c’è coordinamento”, sibilano dagli staff. E c’è chi, a sinistra, si arrampica sugli specchi: “Se non andiamo insieme sullo stesso palco riusciamo a fare più eventi”. Prova a fare uno sforzo di ottimismo, Marco Furfaro, fedelissimo di Schlein. Intercettato da HuffPost in Transatlantico azzarda: “Per adesso non c’è un’iniziativa comune in programma, ma magari a marzo… manca ancora un mese al voto”. Ma marzo è alle porte e l’ordine sparso continua. Perché nessuno dei due, tra Conte e Schlein, vuole concedere all’altro un pezzo di spazio che ritiene suo. Più che una battaglia per la giustizia e contro il governo Meloni, sembra una battaglia per la leadership dell’opposizione.
La segretaria del Partito democratico sta facendo la sua campagna da sola, con qualche ospitata in televisione ma, soprattutto, in giro per l’Italia. Il calendario è fitto di appuntamenti nei teatri: Bari, Torino, Perugia, Palermo, Bologna. Oggi, 24 febbraio, sarà a Latina con Gianrico Carofiglio. Ai primi di marzo terrà un evento a Roma, con le solite parole d’ordine: difesa della Costituzione, la riforma non aiuterà l’efficienza della giustizia. Tesi che la segretaria porta avanti nonostante un pezzo del partito sia molto più freddo sul tema. E alcuni dei riformisti più orientati a votare sì.
E Conte? La sua campagna elettorale è partita in ritardo rispetto a quella di Schlein, anche perché c’è un aspetto della riforma della giustizia che, paradossalmente, ai 5 stelle non dispiaceva: il sorteggio per i componenti del Csm. Superato quello scoglio – “il sorteggio che volevamo noi non è lo stesso pensato dal governo” è il leit motiv pentastellato – l’attivismo del presidente 5 stelle ha messo il turbo. E qualche più di qualche indizio porta a pensare che governo e maggioranza abbiano scelto lui come interlocutore preferenziale.
Oggi 25 febbraio, il presidente del Movimento 5 stelle si confronterà a Palermo con il ministro della Giustizia, Carlo Nordio. Nei giorni scorsi si era invece seduto al tavolo con il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè, di Forza Italia. Molti degli altri eventi in agenda si terranno nelle università. Con un motto che ha poco a che vedere con quello di Schlein. E prova a risvegliare i grillini del tempo che fu: “Diciamo no al referendum salva-casta”.
Parole diverse e strade diverse. Se qualcuno si aspettava durante questa campagna elettorale le prove tecniche di coalizione è già rimasto deluso, trovandosi di fronte, più che altro, a prove tecniche di rivalità. Le ennesime.
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