Dalla scrivania alla doccia, a Mestre.
È polemica per l’invito dell’azienda comunale a lavarsi nell’orario di lavoro.
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Doccia pagata dall’azienda: un benefit inaspettato. È successo alla sede della Città metropolitana di Venezia, dove il direttore generale ha dovuto affrontare una questione tanto delicata quanto “pungente”. Non si tratta di strategie economiche o di piani infrastrutturali, ma di un argomento molto più concreto: l’igiene personale.
Dopo un crescente numero di segnalazioni da parte dei dipendenti, l’amministrazione ha deciso di intervenire con un appello ufficiale alla cura di sé, accompagnato dall’introduzione di una misura pratica: uno spogliatoio attrezzato per chi avverte la necessità di rinfrescarsi durante la giornata lavorativa.
L’iniziativa nasce da una comunicazione ufficiale inviata giovedì scorso da Nicola Torricella, direttore generale della Città metropolitana di Venezia, ai dipendenti della sede di Mestre. Il documento, dal titolo “Utilizzo spogliatoi e tenuta personale”, sottolinea l’importanza di un’igiene costante e adeguata, necessaria per garantire un ambiente lavorativo sano e rispettoso.
E non è tardata la reazione della Cgil di Venezia.
A difesa dei circa 270 dipendenti dell’ente è intervenuto il segretario della Funzione Pubblica Cgil di Venezia Paolo D’Agostino: “Viene vietato fare una pausa di cinque minuti per bere un caffè, ma viene consentito prendersi mezz’ora di tempo per lavarsi durante il lavoro: ci toccherà andare a bere il caffè in doccia”, ha ironizzato. “Il 16 giugno abbiamo in programma una trattativa con la Città metropolitana, dove chiederemo conto di questa nota”, ha concluso.
Secondo il sindacato, la circolare non tiene conto né del reale uso degli spogliatoi. Infatti, “nei cantieri ci si cambia già, ma questa nota riguarda la sede di Mestre, dove solo pochissimi rientrano da situazioni operative”. Inoltre, la critica tocca anche le (non) priorità dell’ente: “con tutti i progetti del Pnrr da seguire, ci si concentra su quanto si lavano i dipendenti”. E se da un lato pare che la circolare sia frutto di una serie di lamentele, D’Agostino chiarisce anche che “mai nessuno si è lamentato con noi per via di odori sgradevoli”.
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