Perugia, ubriaco elude i domiciliari
Un uomo ubriaco ha confessato alla Polizia di Perugia il trucco che ha utilizzato per eludere gli arresti domiciliari. L’uomo ha confessato di chiamare la guardia medica senza alcun bisogno.
Ubriaco confessa alla polizia di essere solito chiamare la guardia medica, senza alcun bisogno, per eludere gli arresti domiciliari e il magistrato di sorveglianza dispone per lui l’accompagnamento in carcere. E’ accaduto a Perugia.
Secondo quanto ricostruito dalla polizia, l’uomo, un italiano di 50 anni, aveva chiamato il numero unico di emergenza per via di un diverbio con alcune persone che si trovavano vicino alla sua abitazione. All’arrivo degli agenti, il 50enne, visibilmente ubriaco, è stato trovato fuori dal proprio domicilio, in violazione delle prescrizioni disposte dal magistrato di sorveglianza di Perugia.
Alla presenza dei poliziotti ha poi chiamato nuovamente il numero di emergenza, dichiarando di doversi recare dalla guardia medica, per poi confidare agli agenti di utilizzare questo stratagemma per eludere le disposizioni del giudice.
Il fatto è stato segnalato dalla polizia all’ufficio di sorveglianza di Perugia il cui magistrato ha disposto nei confronti del 50enne l’immediata sospensione dei domiciliari e l’accompagnamento in carcere. Gli agenti della squadra volante della questura di Perugia hanno quindi raggiunto l’uomo presso la sua abitazione e, dopo avergli notificato il provvedimento, lo hanno accompagnato presso la casa circondariale di Capanne.
Altre Notizie della sezione
Quanti caffè al giorno? Rischi e benefici, ecco la dose massima
05 Febbraio 2026Il dibattimento a Milano dove ogni anno si bevono 800 milioni di tazzine sui 35 miliardi consumati.
Scioperi febbraio 2026.
03 Febbraio 2026Le date degli stop di treni, mezzi pubblici e aerei: il calendario del mese.
Errori senza colpa: cosa dicono davvero i numeri sulla disciplina dei magistrati
02 Febbraio 2026Archiviazioni a raffica, pochissime azioni disciplinari e una trasparenza ridotta al minimo: la relazione del procuratore generale mostra che il problema non è solo l’organo giudicante: è un sistema che, per come è costruito, fatica a produrre sanzioni credibili
