MAGISTRATURA, UNA CRISI ORMAI ROVINOSA
I penalisti italiani rivolgono al Governo ed al Parlamento il più allarmato invito ad acquisire coscienza di quanto la riforma dell’Ordinamento Giudiziario oggi in discussione sia lontana anni luce dalla drastica, radicale, rivoluzionante riforma della quale ha bisogno la Magistratura stessa e l’intero Paese.
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Il cittadino non è più in grado di comprendere se il proprio magistrato inquirente o il proprio giudice esercitino legittimamente la propria funzione. I penalisti italiani rivolgono al Governo ed al Parlamento il più allarmato invito ad acquisire coscienza di quanto la riforma dell’Ordinamento Giudiziario oggi in discussione sia lontana anni luce dalla drastica, radicale, rivoluzionante riforma della quale ha bisogno la Magistratura stessa e l’intero Paese. Vanno affrontati con fermezza i nodi cruciali della questione: smantellamento della automaticità delle carriere, divieto di distacco dei magistrati nell’esecutivo, separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri.
La sentenza del Consiglio di Stato che -in riforma del diverso giudizio formulato dal Tar Lazio- ha annullato le nomine ai vertici degli uffici giudiziari italiani, è solo l’ultimo capitolo della rovinosa crisi di credibilità ed autorevolezza della magistratura italiana. E questo, sia ben chiaro, del tutto a prescindere dal merito di una decisione -comunque scandalosamente tardiva- che nessuno di noi (e tanto basta) è seriamente in grado se apprezzare quale rigoroso e severo controllo di legittimità amministrativa, o invece quale ennesimo capitolo di un rapporto sempre più travagliato ed oscuro tra giustizia amministrativa e giustizia ordinaria. Quel che conta è che il cittadino non è più nemmeno in grado di comprendere se il proprio magistrato inquirente o il proprio giudice esercitino legittimamente la propria funzione. Questo ennesimo colpo di teatro, peraltro, interviene quasi contemporaneamente ad una vicenda semplicemente incredibile, che abbiamo appreso dalla stampa e che nessuno ad oggi ha smentito. La Procura di Brescia ha chiesto al Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione ed all’ex Procuratore Capo di Milano -cioè ai vertici della Magistratura inquirente del Paese- di esibire i rispettivi cellulari, ritenendo indispensabile ricostruire le conversazioni tra di loro intervenute in giornate cruciali per la nota inchiesta che essa sta svolgendo da mesi; ricevendo da entrambi la dispiaciuta notizia che, in una coincidenza statisticamente prossima all’impossibile, quei cellulari erano stati purtroppo smarriti.
I penalisti italiani rivolgono al Governo ed al Parlamento il più allarmato invito ad acquisire coscienza di quanto la riforma dell’Ordinamento Giudiziario oggi in discussione sia lontana anni luce dalla drastica, radicale, rivoluzionante riforma della quale ha bisogno la Magistratura stessa, e l’intero Paese. Vanno affrontati con fermezza i nodi cruciali della questione: smantellamento della automaticità delle carriere, che penalizza i meriti e la qualità professionale, deresponsabilizza il magistrato e rende indistinguibili le premesse dei giudizi di promozione ai vertici degli uffici; divieto di distacco dei magistrati nell’esecutivo, in nome di una rigorosa separazione dei poteri; separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, per garantire ai cittadini la terzietà del giudice pretesa dalla Costituzione.
Mortificare la riforma ordinamentale, come oggi sta accadendo e come denunciamo da mesi, alla stregua di una trattativa bilaterale e parasindacale con la Magistratura associata costituisce una scelta rovinosamente sbagliata. Occorrono coraggio, consapevolezza della drammatica condizione di crisi, ed una ambiziosa visione politica, che possa trovare il suo primo, indispensabile suggello già nella scelta di un Capo dello Stato pronto a guidare il Paese in questo ormai non più rinviabile percorso di riforma e di riscatto.
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