FISCO, LAVORO E CRESCITA: LE PROPOSTE DELLE PROFESSIONI
Meno tasse, più incentivi e investimenti per fermare la fuga dei talenti e rilanciare competitività e sviluppo.
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Nel corso delle audizioni parlamentari sul Documento di Finanza Pubblica (DFP) 2026 presso le Commissioni Bilancio di Camera e Senato, il mondo delle professioni ha delineato un quadro articolato di proposte volte a rafforzare la crescita economica, migliorare la competitività del sistema produttivo e rendere più equo ed efficiente il quadro fiscale e del lavoro in Italia. Le posizioni espresse da Consulenti del Lavoro, Rete delle professioni tecniche e Confprofessioni convergono su un punto centrale: la stabilità dei conti pubblici, pur importante, non è sufficiente senza una strategia strutturale orientata allo sviluppo.
Il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro ha posto con forza il tema della pressione fiscale, ritenuta eccessiva e disallineata rispetto agli standard europei, soprattutto per i lavoratori qualificati. In particolare, viene criticata l’attuale struttura dell’Irpef, con la terza aliquota fissata al 43%, che in molti Paesi europei corrisponde invece a uno scaglione intermedio. Questo assetto determina aliquote marginali effettive particolarmente elevate, aggravate dal progressivo riassorbimento di benefici come il trattamento integrativo e le detrazioni da lavoro dipendente. Il risultato è una riduzione degli incentivi a incrementare il reddito e, di conseguenza, un potenziale aumento della propensione all’emigrazione dei lavoratori più qualificati.
Per contrastare questi effetti, i Consulenti del Lavoro propongono di proseguire e rendere strutturale la riduzione del cuneo fiscale, considerata una leva fondamentale per aumentare il potere d’acquisto dei lavoratori e ridurre il costo del lavoro per le imprese. A ciò si affianca la richiesta di stabilizzare le misure introdotte con la Legge di Bilancio 2026, che prevedono sgravi fiscali su premi di produttività, straordinari, indennità e aumenti contrattuali derivanti dai rinnovi collettivi. L’obiettivo è garantire continuità e certezza normativa, evitando che interventi temporanei perdano efficacia nel medio periodo.
Un altro asse di intervento riguarda il mercato del lavoro, con la proposta di prorogare almeno per un triennio gli incentivi all’occupazione rivolti a categorie considerate più fragili o strategiche, come giovani under 35, donne in condizioni di svantaggio e lavoratori impiegati nella ZES Unica. Contestualmente, viene suggerito di introdurre nuovi strumenti normativi nell’ambito della contrattazione collettiva, volti a favorire una maggiore partecipazione dei lavoratori agli utili d’impresa e a rafforzarne il potere d’acquisto, in un’ottica di maggiore condivisione dei risultati economici.
Sul versante delle professioni, le proposte si concentrano su una revisione organica della disciplina delle Società tra Professionisti (STP) e del regime forfetario. Secondo i Consulenti del Lavoro, l’attuale assetto rischia di penalizzare i percorsi di crescita e aggregazione, scoraggiando la formazione di strutture professionali più solide e competitive. Per questo si propone di chiarire definitivamente, a livello normativo, che i redditi prodotti dalle STP, indipendentemente dalla forma societaria adottata, siano assimilati ai redditi da lavoro autonomo. Inoltre, si suggerisce l’introduzione di un regime di “compatibilità transitoria” per i professionisti che, provenendo dal forfetario, decidano di entrare in studi associati o STP, mantenendo per tre anni il proprio trattamento fiscale.
Sempre in tema di regime forfetario, viene avanzata la proposta di introdurre una fascia di uscita più graduale, tra gli 85.000 e i 100.000 euro di ricavi, con applicazione di un’aliquota sostitutiva del 23% anziché il passaggio immediato al regime ordinario. A ciò si aggiunge l’idea di prevedere deduzioni o importi da scomputare dalla base imponibile in funzione dei carichi familiari e delle spese sostenute per servizi educativi nella fascia 0-2 anni, con l’obiettivo di rafforzare l’equità del sistema.
Parallelamente, la Rete delle professioni tecniche ha affrontato il tema dei bonus edilizi, invitando a non archiviare il dibattito dopo l’esperienza del Superbonus, ma a riformularlo su basi nuove e sostenibili. Secondo i rappresentanti della RPT, è necessario costruire una politica di medio periodo che faccia leva su incentivi fiscali più equilibrati, capaci di promuovere l’efficientamento energetico e la sicurezza strutturale degli edifici senza compromettere i conti pubblici.
Pur riconoscendo il peso significativo del Superbonus, che ha generato oltre 120 miliardi di euro di lavori poi saliti a circa 131 miliardi, viene sottolineato come una parte rilevante di queste risorse sia rientrata nelle casse dello Stato sotto forma di gettito fiscale e abbia contribuito a creare occupazione e a sostenere la crescita del PIL. Inoltre, viene evidenziato il ruolo cruciale degli ecobonus nel miglioramento dell’efficienza energetica del patrimonio immobiliare italiano, caratterizzato da elevati livelli di vetustà e degrado, e nella riduzione dei consumi energetici in un contesto di crisi prolungata.
Infine, Confprofessioni ha offerto una visione più ampia e strategica, sottolineando come la stabilità dei conti pubblici evidenziata dal DFP non sia sufficiente a garantire uno sviluppo duraturo. Secondo la Confederazione, l’Italia continua a soffrire di limiti strutturali che frenano produttività e competitività, rendendo necessario un piano di medio-lungo periodo condiviso con il sistema produttivo e professionale, capace di andare oltre l’orizzonte del PNRR.
Tre i pilastri individuati come fondamentali: formazione, ricerca e aggregazioni. La formazione continua viene considerata essenziale in un contesto segnato da rapidi cambiamenti tecnologici, dall’invecchiamento della popolazione e dall’allungamento della vita lavorativa. In quest’ottica, viene proposta una maggiore valorizzazione dei percorsi di riqualificazione e il pieno utilizzo delle risorse destinate ai fondi interprofessionali, garantendo stabilità e qualità agli interventi formativi.
Sul fronte della ricerca, Confprofessioni evidenzia la necessità di colmare il divario con gli altri Paesi avanzati attraverso investimenti mirati in innovazione, ricerca applicata e trasferimento tecnologico. Strutture come distretti dell’innovazione, incubatori e reti di collaborazione tra università, imprese e professionisti dovrebbero diventare elementi permanenti del sistema produttivo, in grado di generare valore aggiunto e sostenere la competitività.
Il terzo pilastro riguarda le aggregazioni, considerate indispensabili per superare la frammentazione del tessuto produttivo italiano, ancora dominato da micro realtà con limitata capacità di investimento, accesso al credito e presenza sui mercati internazionali. Incentivare la crescita dimensionale di imprese e studi professionali significa, secondo Confprofessioni, aumentare la loro capacità di competere e di accompagnare le piccole e medie imprese nei processi di sviluppo e internazionalizzazione.
Accanto a questi elementi, viene ribadita l’importanza di rafforzare la contrattazione collettiva attraverso una legge sulla rappresentanza che valorizzi i contratti stipulati dalle organizzazioni più rappresentative, garantendo salari equi e relazioni di lavoro stabili. Infine, viene sottolineata l’urgenza di estendere le tutele di welfare anche ai professionisti iscritti alla gestione separata, colmando un vuoto di protezione che incide sulla sicurezza economica di una parte crescente della forza lavoro.
Nel complesso, dalle audizioni emerge una richiesta chiara: affiancare alla disciplina dei conti pubblici una visione strategica orientata alla crescita, fondata su riduzione del carico fiscale, investimenti in capitale umano e innovazione, e rafforzamento del tessuto produttivo e professionale del Paese.

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