LA CORSA AGLI INCENTIVI VEDE I PROFESSIONISTI ANCORA FUORI
Super deduzioni e più flessibilità sugli investimenti, ma niente estensione alle partite Iva.
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La misura, contenuta nella Legge di Bilancio 2026, prevede una deduzione potenziata con aliquote del 180% fino a 2,5 milioni, del 100% sulla quota oltre 2,5 e fino a 10 milioni, e del 50% sulla fascia oltre 10 e fino a 20 milioni.
Cosa prevede?
Cloud e software a canone tra le voci agevolabili
Fra le anticipazioni più rilevanti c’è l’estensione dell’agevolazione ai software erogati in modalità as-a-service. Oltre al software acquistato in licenza tradizionale l’incentivo dovrebbe riguardare anche le soluzioni fruite con canone periodico, ormai centrali in molte strategie di digitalizzazione industriale.
Se questa apertura verrà confermata nel testo finale, il nuovo 5.0 smetterà di parlare soltanto alle imprese che investono in macchinari e sistemi interni e inizierà a dialogare meglio con chi struttura la trasformazione digitale su piattaforme, applicativi e servizi scalabili.
È qui che il decreto si gioca una parte della sua credibilità, perché il mercato non investe più soltanto in beni installati in casa ma sempre più spesso in architetture ibride e servizi continuativi.
Gli investimenti ordinati prima del 1° gennaio 2026 potrebbero rientrare nel beneficio se il completamento avviene dal 2026 in poi;
le soglie da 2,5, 10 e 20 milioni verrebbero lette su base annuale e non sull’intero triennio;
la conferma dell’investimento potrebbe essere gestita anche per singoli beni, con più flessibilità per chi investe a tappe;
la perizia tecnica asseverata verrebbe chiesta per tutti gli investimenti, senza scorciatoia dell’autodichiarazione sotto una certa soglia.
Quest’ultimo elemento merita attenzione, perché alzerebbe il livello documentale richiesto fin dall’avvio della misura. Per molte imprese non sarebbe un ostacolo insormontabile, però restringerebbe i margini di improvvisazione e costringerebbe a preparare prima perizie, cronoprogramma e tracciabilità dell’investimento.
Tre comunicazioni al GSE, ipotesi maggio per l’avvio
Un altro tassello che emerge dalle anticipazioni riguarda la procedura di accesso, che continuerebbe a passare dalla piattaforma del GSE con una scansione in tre comunicazioni: avvio, conferma e chiusura dell’investimento. Nella bozza compare anche l’ipotesi di una comunicazione finale aggiuntiva legata al monitoraggio di fine anno, segnale che il Governo vuole tenere molto stretto il controllo su fondi, tempi e stato degli investimenti.
La tempistica che circola nelle ultime ore porta verso un avvio a maggio, ma qui serve prudenza. Prima della partenza devono arrivare la firma interministeriale, il controllo della Corte dei conti e il successivo provvedimento con le istruzioni applicative. Per questo il decreto è vicino, ma non ancora spendibile come se fosse già pubblicato.
Il raccordo con Transizione 5.0
Il nuovo iperammortamento non parte in un vuoto normativo. Sul tavolo c’è ancora il dossier delle imprese rimaste incagliate nel vecchio credito d’imposta, con il ripristino parziale dei fondi per il 5.0 del 2025 e con il credito ridotto previsto dal decreto fiscale per una parte delle prenotazioni rimaste sospese. Significa che il Governo sta cercando di chiudere due partite insieme: la coda del vecchio incentivo e la partenza del nuovo.
Resta aperta la questione della platea dei beneficiari esclusi. La misura continua a parlare ai titolari di reddito d’impresa, mentre sul fronte professionale le richieste di allargamento non hanno ancora trovato spazio nel testo primario né nei correttivi già approvati.
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