Il 28° regime apre ai professionisti
Assoprofessioni chiede meno frammentazione normativa e pieno riconoscimento dei professionisti come imprese.
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Lo scorso 5 agosto la commissione industria del Senato ha espresso “una valutazione complessivamente favorevole” sul progetto di atto legislativo dell’Unione europea COM (2026) 321 e del documento dell’Unione europea Com (2026) 320 (verso un 28° regime per le società “Eu inc.”). A credere nel potenziale di questa iniziativa è anche la Lapet che, nell’ambito di Assoprofessioni, sta seguendo passo dopo passo la sua evoluzione, portando il suo contributo in termini di osservazioni e proposte, sia in ambito istituzionale europeo che nazionale. In tal senso, degna di nota, è la recente partecipazione al tavolo di consultazione promosso dal dipartimento per gli affari europei della Presidenza del Consiglio dei ministri. L’incontro è stato finalizzato a un confronto tecnico tra le amministrazioni competenti e le associazioni di categoria come Assoprofessioni, sui temi centrali della proposta di cui la Presidenza irlandese ha curato la stesura del primo testo di compromesso.
Assoprofessioni esprimendo un vivo ringraziamento al dipartimento per gli affari europei per aver promosso il coinvolgimento della confederazione, ha evidenziato come il progetto del 28° regime rappresenti un’occasione unica per favorire la nascita di un mercato più competitivo, capace di ridurre le frammentazioni normative tra gli stati membri e offrire alle imprese un quadro giuridico stabile, semplice e orientato alla crescita.
Tuttavia, Roberto Falcone in qualità di segretario generale Assoprofessioni ha riproposto al centro del dibattito un aspetto che non può restare inespresso: “le politiche europee di semplificazione e competitività non devono rivolgersi solo alle imprese tradizionali o alle startup, ma devono integrare appieno i professionisti. In base alla raccomandazione europea 2003/361/CE, infatti, qualsiasi entità che eserciti un’attività economica è considerata impresa, compresi i lavoratori autonomi. I professionisti sono operatori economici a pieno titolo che generano valore, occupazione, competenze e innovazione”.
A questo aspetto si lega il nodo centrale della discussione: l’applicazione della direttiva UE 2018/958 sul test di proporzionalità (recepita in Italia con il D.Lgs. 142/2020). “La semplificazione societaria europea non può convivere con regolamentazioni nazionali delle professioni che continuano a essere opache, frammentate o corporative. Ogni restrizione all’accesso o all’esercizio professionale deve essere rigorosamente dimostrata come necessaria e proporzionata all’interesse generale, superando approcci puramente formali” ha ribadito Falcone.
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