Giovani commercialisti, svolta sulle
pensioni La riforma Cassa recepisce cinque proposte chiave dell'Unione per under 43 e under 35.
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L’Assemblea dei Delegati della Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza dei Dottori Commercialisti ha approvato la riforma previdenziale che recepisce alcune delle principali richieste avanzate dall’Unione Nazionale Giovani Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili (Ungdcec). Per l’associazione si tratta di un passaggio decisivo per rafforzare le tutele delle nuove generazioni di professionisti e rendere più sostenibile il sistema nel lungo periodo.
Il provvedimento punta, infatti, a coniugare equilibrio finanziario e adeguatezza delle future pensioni, intervenendo anche sul rischio del blocco del contributo integrativo a montante previsto dal 2032. Cinque, in particolare, le misure considerate strategiche dall’Unione e confluite nel testo definitivo.
Tra le novità più rilevanti c’è l’estensione agli under 43 delle premialità potenziate, con la retrocessione del contributo integrativo al 3% nei primi cinque anni di attività e l’ampliamento della cosiddetta “Promessa Previdenziale”, il meccanismo che consente di prenotare le aliquote rinviando i versamenti.
La riforma introduce inoltre una maggiore gradualità nell’aumento dell’aliquota soggettiva minima, che passerà dal 12% al 15% nell’arco di cinque anni anziché tre: 13% nel biennio 2027-2028, 14% nel 2029-2030 e 15% dal 2031.
Un altro intervento significativo riguarda i professionisti più giovani. Per gli under 35 l’esonero dal versamento dei contributi minimi, sia soggettivo sia integrativo, viene esteso da cinque a sette anni, alleggerendo il peso economico della fase di avvio della professione.
Accolta anche una richiesta storica delle Unioni territoriali: i contributi minimi annuali potranno essere versati in quattro rate senza interessi, con scadenze fissate al 28 febbraio, 31 maggio, 31 luglio e 31 ottobre.
Completa il pacchetto una premialità dello 0,5% sull’aliquota di computo riconosciuta anche ai professionisti che versano applicando l’aliquota minima, una misura pensata per rafforzare la futura posizione previdenziale di chi dispone di redditi più contenuti.
“La riforma rappresenta un risultato importante per le nuove generazioni di commercialisti e conferma il valore del confronto istituzionale”, afferma la presidente dell’Ungdcec, Michela Boidi, che ringrazia il presidente della Cassa Stefano Boccia e sottolinea come il recepimento delle proposte dell’Unione sia il frutto del lavoro svolto dalla precedente Giunta e dalla Commissione Cassa di previdenza e welfare.
Soddisfatto anche Dario Walter Giuffrida, presidente della Commissione di Studio Ungdcec, secondo il quale il risultato è “fatto di ascolto e visione” e rappresenta un lavoro di squadra che contribuisce a disegnare il futuro professionale e previdenziale non solo dei giovani commercialisti, ma dell’intera categoria.
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La Cassa dottori commercialisti si prepara a una riforma strutturale del proprio sistema previdenziale. Il progetto, messo a punto dal Consiglio di Amministrazione e discusso nell’Assemblea dei delegati a Olbia, in occasione del Forum Previdenza in Tour, interviene sul Regolamento Unitario con l’obiettivo di migliorare l’adeguatezza delle prestazioni pensionistiche, senza però compromettere la sostenibilità di lungo periodo del sistema.
Viene sottolineato che non si tratta di un intervento imposto da difficoltà finanziarie: l’ultimo bilancio tecnico a 50 anni stimava infatti un patrimonio superiore ai 36 miliardi di euro nel 2073, un dato che conferma la solidità dell’ente.
La riforma nasce piuttosto da considerazioni prospettiche che tengono conto dell’esigenza di rendere il sistema più equo tra generazioni e più sostenibile per chi si affaccia oggi alla professione, in una fase in cui l’ingresso nel mondo del lavoro autonomo risulta particolarmente complesso dal punto di vista reddituale.
Vediamo tutte le novità in cantiere, in attesa dell’approvazione definitiva sia del CDA che successivamente, da parte dei ministeri vigilanti.
1) Aliquote previdenziali
Il primo pilastro della riforma riguarda l’aumento graduale dell’aliquota minima di contribuzione. La bozza del nuovo Regolamento Unitario, ovviamente ancora soggetto a possibili modifiche prima dell’approvazione, prevede un incremento dell’1% l’anno per tre anni consecutivi, a partire dall’esercizio successivo alla delibera dei Ministeri vigilanti.
Ipotizzando che il via libera ministeriale arrivi entro la fine del 2027 il primo aumento scatterebbe dunque dal 2028.
Anno possibile nuova Aliquota minima obbligatoria
2026 (attuale) 12%
2028 13%
2029 14%
Dal 2030 15%
L’adeguamento avvicinerebbe la Cassa dottori commercialisti agli standard delle altre Casse di previdenza privatizzate e, di fatto, formalizzerebbe una tendenza già in atto: ad oggi l’aliquota media effettivamente versata dagli iscritti si attesta al 13,81%, superiore quindi al minimo attualmente vigente.
L’aumento dei minimali non è tuttavia una misura isolata, ma è condizionato al potenziamento della contribuzione integrativa destinata ai montanti individuali, che passerebbe dal 37,5% al 50%, con il contestuale riconoscimento senza limiti temporali di tale retrocessione (oggi vincolata fino al 2032).
In sostanza, verrà richiesto ai Ministeri vigilanti di elevare dall’1,5% al 2% la quota di contributo integrativo da destinare ai montanti individuali.
2) Per gli under 40 una promessa previdenziale
Un capitolo specifico è dedicato agli iscritti under 40, per i quali viene introdotta la cosiddetta “promessa previdenziale”.
Nei primi due quinquenni di iscrizione, il professionista potrà prenotare, oltre al versamento obbligatorio dell’aliquota minima, aliquote superiori a quella effettivamente scelta. Gli importi relativi al primo quinquennio verrebbero versati in 5 rate annuali di pari importo, senza interessi, a partire dal sesto anno di iscrizione; quelli relativi al secondo quinquennio, dall’undicesimo anno. In caso di regolare versamento, la Cassa riconoscerebbe le somme sul montante individuale già dall’anno di competenza, unitamente alla maggiore aliquota di computo prevista dalla nuova premialità.
La prenotazione non comporta alcun vincolo: l’iscritto resta libero di non versare nulla o di interrompere i pagamenti in qualsiasi momento, con le somme eventualmente versate che verrebbero in tal caso imputate all’anno dell’effettivo versamento. Sempre a favore degli under 40, nei primi cinque anni di iscrizione la quota di contributo integrativo imputata al montante individuale salirebbe dal 2% al 3%.
3) Premialità per i versamenti volontari
Cambia anche il meccanismo di premialità per i versamenti volontari introdotto nel 2012.
Attualmente, chi versa oltre il minimo ottiene un’aliquota di computo maggiorata già a partire dall’importo del minimo , con un incremento progressivo che va dal +3% sul reddito netto professionale fino al +5% per chi versa il 22% o più; il beneficio viene poi riproporzionato dal coefficiente di equità intergenerazionale in base alle annualità maturate con il metodo retributivo.
Con la riforma, il plus sull’aliquota di computo non scatterebbe più dal minimo obbligatorio, ma dallo scaglione immediatamente successivo, con l’obiettivo di incentivare versamenti superiori al minimo.
A regime, con l’aliquota minima stabilizzata al 15%, la premialità aggiuntiva partirebbe dall’1% per chi versa il 16%, fino ad arrivare al 6% per chi versa almeno il 23%.
4) Le novità per i commercialisti in pensione – Rateizzazione
La riforma interviene sui pensionati attivi: per gli iscritti over 68 che proseguono l’attività professionale, si propone di dimezzare l’aliquota minima obbligatoria rispetto a quella pro tempore vigente, restando comunque possibile versare fino al 100% del reddito professionale su base volontaria.
Infine, a beneficio di tutti gli iscritti, la bozza prevede una maggiore flessibilità nel pagamento dei contributi minimi: le rate passerebbero dalle attuali due a quattro, consentendo una distribuzione più diluita dei versamenti nel corso dell’anno.
Come detto, il testo dovrà ora essere formalizzato e sottoposto all’approvazione dei Ministeri vigilanti prima di diventare definitivamente operativo: fino a quel momento, la riforma resta una proposta suscettibile di modifiche.
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