Confprofessioni. Salario minimo: no a soluzioni calate dall'alto
Stella. Centrale il ruolo del Ccnl
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Sul salario minimo per legge deve rimanere centrale il ruolo della contrattazione collettiva e degli attori sociali. Sì dunque alle soluzioni che promuovono e confermano la contrattazione collettiva nella regolazione della materia salariale; no ai modelli “granitici” di norme sul salario minimo legale calate dall’alto. Il 9 luglio scorso Confprofessioni è intervenuta in Commissione Lavoro della Camera, in occasione delle audizioni sulle “Risoluzioni 7-00012 Rizzetto, 7-00215 Serracchiani, 7-00216 Segneri e 7-00234 Murelli, concernenti l’istituzione della retribuzione minima oraria”, per ribadire che l’unica strada percorribile in materia salariale resta il contratto collettivo di lavoro. «Lo strumento contrattuale serve a regolamentare le retribuzioni in maniera differenziata a seconda delle posizioni occupate e nell’ambito di una ampia cornice di istituti e diritti contrattuali» ha sottolineato il presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella. «Un sistema di determinazione di un salario minimo legale sarebbe caratterizzato da una certa rigidità e non consentirebbe un utile adattamento degli elementi economici di fronte alle dinamiche, in costante evoluzione, del mercato del lavoro, nonché alle dimensione delle imprese e alle differenze territoriali». Secondo Confprofessioni, più opportuno sarebbe, invece, intervenire con un disegno più ampio per promuovere l’integrale applicazione dei contratti collettivi e semplificare il quadro della contrattazione collettiva. Materia delicata sulla quale – ha ricordato Stella – il Cnel sta già svolgendo un lavoro fondamentale finalizzato a individuare soluzioni condivise per la definizione dei parametri di misurazione della rappresentatività datoriale e sindacale. Analoga iniziativa viene portata avanti dal Consiglio sul tema dei perimetri contrattuali, che rappresenta il presupposto fondamentale per risolvere numerosi problemi applicativi della contrattazione collettiva».
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