Anno: XXV - Numero 33    
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Toghe sporche, mani pulite, mandati opachi

Magistratura, politica e avvocatura, il crollo del sistema e il tripudio della macchia nera dell'illegalità

Toghe sporche, mani pulite, mandati opachi

Il cittadino medio legge, si informa e, nella auspicabile prospettiva di sviluppo di un pensiero critico costruttivo, non può non addivenire a conclusioni decisamente scoraggianti per un futuro di ripristino della Legalità indirizzato ad un ancor flebile e non precisato concetto di benessere collettivo. Gli operatori del diritto, coloro che appartengono, direttamente e/o indirettamente, al sistema summenzionato, dovrebbero, viceversa, accanto ai sentimenti succitati, esprimere reazioni più forti e decise, motivate dallo sdegno per le vicende relative ai tre settori coinvolti. Magistratura come baluardo e garanzia dei principi costituzionali posti a tutela del nostro Ordinamento, politica partitica indirizzata, in via teorica, alla formazione di un consenso che sia realmente  e democraticamente espressione di tutti,  avvocatura presidio a tutela dei diritti dei singoli e della collettività, rappresentanza, mediazione, contemperamento  e verifica della corrispondenza tra quanto prescritto dalla legge e quanto effettivamente realizzato, dovrebbero essere i tre  pilastri non solo dell’ordinamento ma di tutta la società civile.  I tre settori, le tre anime, nessuna libera dalla “macchia nera”. Difficile entrare nel merito per la verifica delle responsabilità dei soggetti coinvolti perché affidate alle sedi deputate ed istituzionali, ma le considerazioni su queste tristi ed infamanti vicende lasciano il segno nelle coscienze e nella realtà. La riflessione concreta ed amara è che a ventisette anni da Capaci nulla è cambiato, anzi il sistema si è radicato perché si propone come  un modulo vincente, capace di investire tutti i settori della cosa pubblica.  Lo stato non è in grado di fornire un modello alternativo di sviluppo culturale e sociale ed il sistema muta geneticamente a seconda delle situazioni ed ambientazioni e continua ad imporsi come modello prevalente, talvolta con sommessa riverenza, altre con sfacciata prepotenza ed arroganza. È un modo di sentire e comportarsi, un modo di essere, radicato e stratificato nella realtà sociale, pubblica e privata. Si esprime in maniera evidente nelle sue manifestazioni primordiali e cruente legate alle vicende dei noti padrini, ma si trasforma continuamente, assumendo forme di tutto rispetto ma malavitose negli intenti, negli obiettivi e nei risultati.

Laddove c’è prevaricazione, sopruso, mancanza di rispetto delle regole e delle leggi, laddove il sistema delle clientele soppianta la meritocrazia, laddove l’utilitarismo individuale si evolve a danno della collettività, li c’è mafia, assenza di confronto democratico e governo dei pochi. La repressione come strumento di lotta e di battaglia ormai ha rilievo residuale perché è nel momento genetico che si dovrebbe intervenire. Il tramonto della vecchia repubblica,  abbattuta con fulmini e saette dal “dipietrismo” del 1992, viene spesso indicato come il periodo storico in cui il partitismo politico che gestiva il potere in maniera determinata e proporzionale al proprio mandato elettorale aveva assicurato all’Italia un posto di rilievo all’interno del consesso dei Paesi più industrializzati.  All’epoca, la corruttela la si volle far passare per fenomeno personale e non partitico. Oggi, ancor di più, la corruttela è sistemica ed è di categoria, nessuna esclusa.

Il patto Stato/Mafia è sempre esistito. La logica del compromesso istituzionale è stata sempre protagonista delle sorti del paese.  Quella partitica, intesa come strumento per coordinare ed orientare il cittadino al conseguimento dell’interesse comune, la vera politica, al momento, ha fallito. La frammentazione ambientale e culturale, l’inesistenza di una matura tradizione nazionale, la mancanza di una adeguata formazione civica, hanno amplificato i particolarismi che si sono poi tradotti in corporativismi e lobbismi, riducendo la politica a strumento per contrapposizioni ideologiche meramente strumentali a forme di ricatti incrociati in favore delle categorie interessate. La logica partitica che avrebbe dovuto garantire una sintesi di idee ed obiettivi condivisi, diviene lo strumento per assicurare il compromesso con il sistema criminale, comunque esso si manifesti. L’avvocatura, a tutela delle rendite di posizione consolidate, da di sé pietoso spettacolo della miseria e pochezza umana e professionale sino all’eversione.  La magistratura, anch’essa coinvolta, si rimodula e ridefinisce a seconda del compromesso “storico” ancora da individuare o forse già preordinato. La memoria e la dignità  sono  i valori più grandi e più preziosi per un  Paese libero, democratico ed indipendente.

 

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