MEDICINA TERRITORIALE, LA SFIDA DECISIVA DELLA RIFORMA
Tra ruolo unico, Case di Comunità e carenza di personale, serve una sanità più umana e meno burocratica.
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La medicina generale italiana si trova davanti a un passaggio storico destinato a ridefinire il rapporto tra cittadini, territorio e Servizio sanitario nazionale. Le riforme previste dal Pnrr, il progetto delle Case di Comunità e l’introduzione del cosiddetto “ruolo unico” dei medici di medicina generale stanno infatti aprendo un confronto sempre più acceso tra istituzioni, sindacati e professionisti della sanità. Da un lato c’è chi considera questi cambiamenti una necessaria modernizzazione del sistema territoriale; dall’altro emergono forti preoccupazioni per il possibile indebolimento del ruolo storico del medico di famiglia. A delineare una posizione critica ma propositiva è Giovanni Verde, segretario nazionale di Confial Sanità, secondo cui il rischio principale è trasformare il medico di medicina generale in un semplice gestore burocratico, allontanandolo dalla dimensione umana e fiduciaria che da sempre caratterizza la medicina di prossimità. Per Verde il “ruolo unico” non rappresenta una novità assoluta, ma una prospettiva discussa da anni che punta a superare la distinzione tra medicina di famiglia, continuità assistenziale ed ex guardia medica. Il nodo centrale, però, resta capire se questa uniformità organizzativa possa davvero migliorare il sistema oppure cancellare la specificità del rapporto tra medico e paziente. Il medico di famiglia, sottolinea il segretario di CONFIAL Sanità, non è soltanto un prescrittore di farmaci o esami diagnostici, ma un presidio sociale e umano capace di conoscere la storia clinica, familiare e psicologica delle persone. Un ruolo che trova fondamento anche nell’articolo 32 della Costituzione, che tutela la salute come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività. Verde richiama anche il pensiero di Giuseppe Moscati, ricordando che “non la scienza, ma la carità ha trasformato il mondo”, per ribadire come la relazione umana resti centrale nell’assistenza territoriale.
Secondo Confial Sanità, una riforma mal strutturata rischierebbe inoltre di aumentare la medicina difensiva e i costi complessivi del sistema sanitario. Un medico che non conosce profondamente il paziente, osserva Verde, sarà inevitabilmente portato a prescrivere più esami, consulenze e ricoveri per tutelarsi sul piano legale, con un possibile incremento della spesa sanitaria territoriale stimato tra il 30 e il 33 per cento. A ciò si aggiunge la mancanza di un Fascicolo sanitario elettronico realmente interoperabile ed efficace. Parlare di riforma della sanità territoriale senza una piattaforma digitale integrata significherebbe, secondo il sindacato, costruire fondamenta fragili. Verde insiste infatti sulla necessità di un fascicolo sanitario realmente completo, integrato con la tessera sanitaria personale e accessibile in sicurezza a tutti gli operatori autorizzati. Uno strumento capace di raccogliere informazioni essenziali come gruppo sanguigno, allergie, patologie croniche, terapie in corso, referti e contatti di emergenza, trasformando la digitalizzazione in un supporto concreto alla cura e non in semplice burocrazia informatizzata. Citando Adriano Olivetti, il segretario nazionale di CONFIAL Sanità ribadisce che “la tecnica deve essere al servizio dell’uomo e non l’uomo al servizio della tecnica”.
Tra i temi più delicati c’è poi quello delle Case di Comunità, considerate dal PNRR uno dei pilastri della nuova sanità territoriale. Per Verde il rischio di inefficienza è reale. Le strutture, previste dal DM 77 del 2022, potrebbero rappresentare una grande opportunità soltanto se accompagnate da personale, organizzazione e investimenti sul capitale umano. Oggi però mancano medici, infermieri e operatori sanitari e molte Case di Comunità rischiano di diventare soltanto un restyling dei vecchi distretti sanitari. Il problema non è solo tecnologico o edilizio, ma profondamente umano e territoriale. L’Italia, ricorda Verde, è il Paese dei piccoli comuni e delle comunità diffuse, dove la capillarità della medicina generale ha sempre rappresentato una forza fondamentale del sistema sanitario. Una centralizzazione eccessiva dei servizi rischierebbe invece di allontanare soprattutto gli anziani, in un Paese che dopo il Giappone è tra i più longevi al mondo. Da qui la domanda: come potranno raggiungere queste strutture le persone fragili, spesso prive di trasporti adeguati e con crescenti difficoltà economiche e sociali?
La carenza di medici rappresenta, secondo Confial Sanità, uno degli ostacoli più seri alla riuscita della riforma territoriale. La medicina generale è sempre meno attrattiva per i giovani professionisti, schiacciati da eccessiva burocrazia, rischi professionali elevati e scarsa valorizzazione economica e umana. Verde avverte che utilizzare i fondi del Pnrr solo per costruire nuove strutture senza investire sulle risorse umane significherebbe ritrovarsi con edifici moderni ma senza personale disposto a lavorarvi. Proprio per questo il sindacato si oppone anche all’ipotesi di una maggiore dipendenza dei medici di famiglia dal Servizio sanitario nazionale. La convenzione, sostiene Verde, garantisce oggi un’autonomia professionale che tutela sia il medico sia il cittadino, mentre una totale dipendenza rischierebbe di trasformare il professionista in un semplice esecutore amministrativo. Il vero medico, aggiunge, non è quello che “cura la malattia”, ma quello che “cura il malato”, e questo richiede continuità, responsabilità personale e libertà professionale.
Per rafforzare realmente la medicina territoriale, Confial Sanità propone un modello basato su meno burocrazia e più meritocrazia. La qualità del lavoro medico, secondo Verde, non può essere misurata soltanto dal numero di ore lavorate, ma deve tenere conto dei risultati ottenuti in termini di prevenzione, screening, appropriatezza prescrittiva, gestione delle cronicità e riduzione dei ricoveri evitabili. L’obiettivo è costruire un sistema misto, con una quota economica di base che garantisca dignità professionale e una parte meritocratica legata agli obiettivi raggiunti sul territorio. Per il segretario nazionale di Confial Sanità il futuro della sanità italiana dipenderà dalle scelte compiute oggi: continuare a puntare esclusivamente sulle strutture significherebbe aggravare la crisi della medicina territoriale, mentre valorizzare il medico di famiglia come figura centrale potrebbe permettere di costruire una sanità più efficiente, più vicina ai cittadini e soprattutto più umana. Il messaggio finale rivolto ai medici è quello di non arrendersi alla rassegnazione e di partecipare attivamente alle riforme, mentre ai cittadini Verde ricorda che difendere la medicina territoriale significa difendere il diritto costituzionale alla salute e preservare il volto umano del Servizio sanitario nazionale.
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