INTERCETTAZIONI CHOC, L'UCPI ACCUSA: BASTA OPACITÀ
Replica al Procuratore Generale: Nessun segreto da violare, i cittadini hanno diritto di conoscere esiti e provvedimenti"
Lo scontro istituzionale sulla vicenda delle intercettazioni dei colloqui tra avvocati e assistiti nel carcere di Perugia si inasprisce. L’Unione delle Camere Penali Italiane ha reso pubblica la risposta del Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Perugia alla richiesta di diffondere gli esiti delle verifiche interne e, contestualmente, la propria replica, nella quale contesta duramente il rifiuto di rendere note le conclusioni degli accertamenti.
Per l’Unione, la risposta del Procuratore Generale non solo non chiarisce le ragioni del diniego, ma conferma la necessità di fare piena luce sulla vicenda. “Il rifiuto della trasparenza è inaccettabile”, è la posizione dei penalisti, secondo i quali i cittadini devono poter conoscere come l’autorità giudiziaria abbia esercitato i propri poteri di vigilanza dopo una violazione che ha interessato uno dei principi più delicati dell’ordinamento: la segretezza delle comunicazioni tra difensore e assistito.
Nella replica inviata oggi, l’Unione richiama espressamente il quadro normativo che disciplina i poteri del Procuratore Generale. I poteri di vigilanza attribuiti dalla legge e la competenza funzionale prevista dagli articoli 16 e 17 delle disposizioni di attuazione del codice di procedura penale in materia disciplinare nei confronti degli ufficiali e degli agenti di polizia giudiziaria, osserva l’organismo forense, presuppongono necessariamente un accertamento completo dei fatti. Proprio per questo, sostiene l’Unione, non vi è alcuna ragione per sottrarre alla conoscenza pubblica le conclusioni delle verifiche e le eventuali iniziative adottate.
Le Camere Penali respingono inoltre l’argomento della riservatezza richiamato dal Procuratore Generale. “Non abbiamo mai chiesto la divulgazione di atti coperti da segreto o di informazioni riservate”, precisano. La richiesta riguarda esclusivamente la possibilità di conoscere gli esiti delle verifiche e i provvedimenti assunti, o che si intendono assumere, affinché una violazione tanto grave del diritto di difesa non possa ripetersi.
Secondo l’Unione, la vicenda va ben oltre il singolo episodio e coinvolge un principio fondamentale dello Stato di diritto. La riservatezza delle comunicazioni tra difensore e assistito, sottolinea, non tutela una categoria professionale ma rappresenta una garanzia del cittadino nei confronti del potere pubblico. Per questo motivo viene definito “del tutto inopportuno e fuori luogo” invocare la riservatezza proprio per impedire ai cittadini di conoscere come siano stati esercitati i poteri di controllo dopo la violazione di quella stessa garanzia.
L’Unione annuncia infine che tutta la corrispondenza intercorsa con il Procuratore Generale sarà trasmessa al Consiglio Superiore della Magistratura e al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Perugia affinché, nell’ambito delle rispettive competenze, possano effettuare le valutazioni del caso.
La presa di posizione si chiude con un impegno preciso: l’Unione delle Camere Penali Italiane proseguirà ogni iniziativa istituzionale ritenuta necessaria fino a quando non saranno chiarite le modalità con cui è stato possibile intercettare i colloqui tra difensori e assistiti e non saranno adottate tutte le misure necessarie affinché una simile violazione del diritto di difesa non possa più verificarsi.
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