IL SENATO APPROVA IL DDL DELEGA SULLE PROFESSIONI
Un passaggio importante per i Consulenti del Lavoro e le altre 14 categorie coinvolte.
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Se confermata dalla Camera, la riforma costituirà il più ampio intervento di revisione degli ordinamenti professionali degli ultimi decenni, con l’obiettivo di rendere le professioni più preparate ad affrontare le sfide della trasformazione digitale, dell’intelligenza artificiale e dei nuovi modelli organizzativi.
Il provvedimento, che interessa quindici Ordini professionali e ora passa all’esame della Camera dei deputati per l’approvazione definitiva, rappresenta uno degli interventi di revisione più ampi mai realizzati sul sistema ordinistico italiano.
La riforma coinvolge Consulenti del Lavoro, Assistenti Sociali, Agrotecnici, Architetti, Attuari, Spedizionieri Doganali, Consulenti in Proprietà Industriale, Giornalisti, Dottori Agronomi e Forestali, Geologi, Geometri, Ingegneri, Periti Agrari, Periti Industriali e Tecnologi Alimentari. Un universo composto da centinaia di migliaia di professionisti chiamati ad affrontare le trasformazioni del mercato del lavoro, della digitalizzazione e dell’intelligenza artificiale.
Il via libera di Palazzo Madama viene considerato da tutte le categorie interessate un passaggio storico, non soltanto per il contenuto del provvedimento, ma anche per il metodo con il quale si è arrivati alla sua definizione. Per la prima volta quindici Ordini professionali hanno costruito una posizione comune, rinunciando a rivendicazioni particolari per elaborare una visione condivisa del ruolo delle professioni nella società e nel rapporto con le istituzioni.
In questo percorso è stato determinante il lavoro di ProfessionItaliane, l’associazione che riunisce gli Ordini interessati dalla riforma, impegnata per mesi in un’intensa attività di mediazione e coordinamento tra le diverse categorie. Il confronto ha consentito di superare differenze storiche e di presentare al Parlamento una piattaforma unitaria, rafforzando il peso istituzionale dell’intero sistema ordinistico.
Il disegno di legge delega fissa i principi ai quali il Governo dovrà attenersi nella predisposizione dei futuri decreti legislativi. Tra gli obiettivi principali figura una più precisa definizione delle attività tipiche, delle attività riservate e delle attività di consulenza delle singole professioni, tema particolarmente rilevante in una fase in cui l’evoluzione tecnologica e l’interdisciplinarità tendono a ridisegnare i confini delle competenze professionali.
La delega interviene inoltre sulle modalità di accesso agli Ordini, sulla formazione continua, sull’aggiornamento professionale permanente e sulla valorizzazione delle competenze digitali. Per la prima volta viene attribuita particolare attenzione alle conoscenze connesse all’intelligenza artificiale, destinata a modificare profondamente l’organizzazione del lavoro professionale e l’erogazione dei servizi ai cittadini, alle imprese e alla pubblica amministrazione.
Altro capitolo centrale riguarda la governance degli Ordini professionali. La riforma punta ad aggiornare i modelli organizzativi, rafforzandone efficienza, trasparenza e capacità di rappresentanza, confermando al tempo stesso la natura pubblicistica degli Ordini, riconosciuti come soggetti che svolgono funzioni di interesse generale e di sussidiarietà rispetto allo Stato.
Il provvedimento dedica attenzione anche alla disciplina delle Società tra Professionisti, con l’obiettivo di adeguare gli strumenti organizzativi alle nuove esigenze del mercato e favorire forme di aggregazione capaci di aumentare competitività e qualità dei servizi professionali.
Particolarmente significativa è la posizione dei Consulenti del Lavoro, categoria che ha seguito fin dall’inizio il percorso della riforma. Per il presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro e di ProfessionItaliane, Rosario De Luca, il voto del Senato rappresenta molto più di un semplice passaggio parlamentare.
«La fase attuativa sarà decisiva per tradurre i principi in una disciplina concreta e l’esperienza maturata in questi mesi ci permette di guardare in questa direzione con grande serenità e ottimismo. Unità e senso di responsabilità continueranno a essere un tratto distintivo della riforma, perché la modernizzazione non nasce dalla contrapposizione tra categorie ma dalla loro capacità di camminare insieme», ha dichiarato De Luca.
Il concetto di unità rappresenta probabilmente l’aspetto politico più innovativo dell’intera operazione. La collaborazione tra i quindici Ordini viene infatti indicata come il vero valore aggiunto di una riforma che punta a rafforzare il sistema delle professioni ordinistiche nel suo complesso, superando logiche corporative e valorizzando il ruolo delle professioni come interlocutori qualificati delle istituzioni.
Soddisfazione è stata espressa anche dal Governo. Il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Calderone, ha definito l’approvazione del disegno di legge «un’opportunità che guarda al futuro delle professioni», sottolineando come il primo via libera del Senato crei le condizioni per arrivare all’approvazione definitiva della riforma entro la conclusione della legislatura.
Sulla stessa linea la responsabile nazionale delle Professioni di Fratelli d’Italia, Marta Schifoni che ha parlato di un passaggio fondamentale destinato a portare la firma dell’attuale maggioranza e del Governo Meloni, inserendosi nel più ampio progetto di revisione dell’impianto ordinistico italiano, definito il più importante mai avviato nella storia della Repubblica.
L’iter parlamentare non è tuttavia concluso. Dopo l’approvazione della Camera dei deputati inizierà la fase più delicata: quella dell’attuazione della delega attraverso i decreti legislativi. Sarà in quella sede che i principi contenuti nella legge dovranno tradursi in norme operative capaci di incidere concretamente sull’organizzazione delle professioni, sull’accesso agli Ordini, sulle competenze riservate, sulla formazione e sulla disciplina delle nuove attività professionali.
È proprio questa fase che viene considerata decisiva sia dal Governo sia dagli Ordini professionali. La sfida sarà trasformare una cornice normativa condivisa in strumenti concreti in grado di accompagnare le professioni italiane nelle trasformazioni imposte dall’innovazione tecnologica, dalla digitalizzazione, dall’intelligenza artificiale e dai profondi cambiamenti del mercato dei servizi professionali.
Se il percorso parlamentare si concluderà senza modifiche sostanziali, la riforma potrà rappresentare il più significativo aggiornamento degli ordinamenti professionali degli ultimi decenni, ridisegnando il ruolo delle professioni ordinistiche nel rapporto con cittadini, imprese e pubblica amministrazione e rafforzandone la funzione di presidio della qualità, della competenza e dell’interesse pubblico.
Le 10 principali novità della riforma degli ordinamenti professionali
- Attività professionali meglio definite
La delega distingue con maggiore chiarezza le attività tipiche, riservate e di consulenza, riducendo le aree di sovrapposizione tra professioni e offrendo maggiore certezza a cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni.
- Accesso alle professioni più moderno
Saranno riviste le modalità di accesso agli Ordini, con percorsi più coerenti con l’evoluzione del mercato del lavoro e delle competenze richieste ai professionisti.
- Formazione continua rafforzata
La formazione permanente diventa sempre più centrale, con sistemi di aggiornamento orientati all’innovazione, alla qualità delle prestazioni e alla tutela degli utenti.
- Intelligenza artificiale tra le competenze professionali
Per la prima volta la riforma inserisce esplicitamente l’Intelligenza Artificiale tra gli ambiti sui quali i professionisti dovranno acquisire competenze e aggiornamento continuo.
- Più spazio alle competenze digitali
Digitalizzazione, gestione dei dati, cybersecurity e nuove tecnologie entrano stabilmente tra gli elementi qualificanti delle professioni ordinistiche.
- Governance degli Ordini più efficiente
Sono previsti interventi per rendere gli Ordini professionali più moderni, trasparenti ed efficienti sotto il profilo organizzativo e amministrativo.
- Confermata la natura pubblicistica degli Ordini
La riforma ribadisce che gli Ordini restano enti pubblici non economici, chiamati a svolgere funzioni di interesse generale e di garanzia per cittadini e professionisti.
- Nuove regole per le Società tra Professionisti (StP)
La disciplina delle StP sarà aggiornata per favorire modelli organizzativi più competitivi, multidisciplinari e adeguati alle esigenze del mercato dei servizi professionali.
- Decreti legislativi per l’attuazione della riforma
L’approvazione della legge delega rappresenta solo il primo passo. Saranno i successivi decreti legislativi del Governo a tradurre i principi della riforma in norme operative per ciascuna categoria.
- Una riforma costruita insieme da 15 Ordini
L’elemento più innovativo è il metodo: quindici professioni hanno elaborato una piattaforma comune attraverso ProfessionItaliane, superando interessi di categoria per affermare una visione unitaria del sistema ordinistico come soggetto sussidiario dello Stato.
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Le 15 professioni interessate
- Consulenti del Lavoro
- Assistenti Sociali
- Agrotecnici
- Architetti
- Attuari
- Consulenti in Proprietà Industriale
- Dottori Agronomi e Forestali
- Geologi
- Geometri
- Giornalisti
- Ingegneri
- Periti Agrari
- Periti Industriali
- Spedizionieri Doganali
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