CAMBIA L'AVVOCATURA ITALIANA
Il Senato approva definitivamente la delega: sei mesi al Governo per riscrivere regole, accesso, Ordini e tutela della professione.
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Con il via libera definitivo del Senato, la riforma dell’ordinamento forense è legge. L’Aula di Palazzo Madama ha approvato il disegno di legge delega con 114 voti favorevoli, nessun voto contrario e 19 astensioni, chiudendo un iter parlamentare iniziato con l’approvazione della Camera lo scorso 26 maggio. Un risultato politico significativo, sostenuto dalla maggioranza e anche da Partito Democratico e Alleanza Verdi e Sinistra, mentre il Movimento 5 Stelle si è astenuto.
Si tratta di una delle riforme più attese dall’avvocatura italiana. Dopo oltre un decennio di dibattito, il Governo avrà ora sei mesi di tempo per adottare i decreti legislativi che ridisegneranno il volto della professione. L’obiettivo dichiarato è aggiornare un ordinamento che dovrà rispondere ai profondi cambiamenti intervenuti nel mercato dei servizi legali, nella giustizia e nell’organizzazione della professione.
La delega interviene sui pilastri dell’ordinamento forense. Saranno ridefiniti il ruolo e le funzioni dell’avvocato, le attività riservate e quelle di competenza esclusiva, il sistema delle incompatibilità, le modalità di svolgimento del tirocinio e dell’esame di Stato, la formazione continua, la tutela economica della professione e la governance degli Ordini territoriali e del Consiglio nazionale forense. La riforma disciplina inoltre le nuove forme di esercizio della professione, le società tra avvocati e le reti professionali, rafforzando al tempo stesso il segreto professionale e le garanzie di autonomia e indipendenza dell’avvocatura.
Grande soddisfazione è stata espressa dal presidente del Consiglio nazionale forense, Francesco Greco, che ha definito l’approvazione definitiva “un passaggio storico”, tanto più significativo perché arriva nell’anno del centenario del Cnf. Secondo Greco, la nuova legge restituisce all’avvocatura “un impianto normativo capace di stare al passo con i cambiamenti della professione, del mercato e della giustizia”.
Il presidente del Cnf ha sottolineato come il provvedimento rappresenti il risultato di un lungo lavoro condiviso tra tutte le componenti dell’avvocatura, ringraziando il Governo, il ministro della Giustizia Carlo Nordio, il viceministro Francesco Paolo Sisto, i sottosegretari Alberto Balboni, Andrea Delmastro e Andrea Ostellari, oltre al Parlamento per il confronto che ha accompagnato l’intero iter legislativo.
Ma il lavoro, avverte il Consiglio nazionale forense, comincia adesso. Saranno infatti i decreti attuativi a tradurre in norme concrete i principi della legge delega. “È lì che si gioca davvero l’attuazione della riforma”, osserva Greco, auspicando che il Governo mantenga la stessa rapidità dimostrata durante l’iter parlamentare per consegnare al Paese un ordinamento capace di rafforzare il ruolo costituzionale della difesa e rispondere alle esigenze di cittadini e giurisdizione. Alla soddisfazione del Consiglio nazionale forense si aggiunge quella dell’Associazione Italiana Giovani Avvocati, che definisce il via libera definitivo alla legge delega “un passaggio storico” destinato ad aprire una nuova stagione per l’avvocatura italiana. L’associazione sottolinea di aver partecipato attivamente al confronto parlamentare, presentando proposte ed emendamenti finalizzati a rendere la futura disciplina più moderna, inclusiva e capace di valorizzare il merito, favorire l’accesso dei giovani alla professione, promuovere nuove forme di esercizio dell’attività forense e rafforzare il ruolo dell’avvocato quale presidio essenziale dei diritti dei cittadini. Secondo l’Aiga, molte delle istanze sostenute negli ultimi mesi hanno trovato spazio nella legge delega approvata dal Parlamento.
Il presidente nazionale dell’Aiga, Luigi Bartolomeo Terzo, evidenzia tuttavia che la vera sfida si aprirà con i decreti legislativi attuativi. “L’approvazione della legge delega rappresenta un momento di grande importanza per l’avvocatura italiana e costituisce il riconoscimento della necessità di ripensare l’ordinamento professionale alla luce delle profonde trasformazioni intervenute negli ultimi anni. Esprimiamo soddisfazione per il risultato raggiunto e confidiamo che il Governo sappia ora dare piena attuazione ai principi della delega, costruendo una riforma capace di rendere l’avvocatura più moderna, più competitiva e più vicina ai bisogni dei cittadini”. Terzo assicura che l’associazione continuerà a collaborare con Governo e istituzioni forensi affinché i decreti attuativi recepiscano le esigenze dell’avvocatura, in particolare di quella giovane, puntando su qualità della formazione, valorizzazione del merito, dignità professionale e regole adeguate ai cambiamenti della professione. Secondo l’AIGA, sarà proprio la fase attuativa a determinare il successo della riforma e la sua capacità di coniugare innovazione, tutela della professione e migliore risposta ai bisogni dei cittadini.
Soddisfazione anche da parte dell’Esecutivo. Il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto parla di una riforma che non rappresenta “un semplice restyling normativo”, ma un intervento strutturale destinato a proiettare la figura dell’avvocato in una dimensione più moderna, adeguata all’evoluzione della società e del sistema giudiziario. Per Sisto l’avvocatura resta un presidio costituzionale fondamentale nella tutela dei diritti e delle libertà dei cittadini e aveva bisogno di strumenti più efficaci per affrontare le nuove sfide.
Sul piano politico, la deputata di Fratelli d’Italia e responsabile del Dipartimento Professioni, Marta Schifone, definisce il voto del Senato “una tappa storica” attesa dal 2012. Secondo Schifone, la riforma è nata da un confronto costante con il mondo forense e punta a diventare la “carta costituzionale dell’Avvocatura italiana”, rafforzandone autonomia e indipendenza e introducendo strumenti più moderni per valorizzare soprattutto giovani professionisti e donne, tra le categorie maggiormente esposte alle difficoltà economiche della professione.
Con il voto definitivo del Parlamento si chiude dunque la fase legislativa e si apre quella più delicata dell’attuazione. Nei prossimi sei mesi il Governo dovrà trasformare i principi della delega in norme operative. Da quei decreti dipenderà la reale portata di una riforma destinata a incidere profondamente sull’organizzazione della professione forense e sul ruolo dell’avvocato nel sistema della giustizia italiana.
Il via libera definitivo alla riforma dell’ordinamento forense incassa il plauso del presidente di Lcd (Liberali cristiano-democratici) e deputato della Lega, Andrea De Bertoldi, che sottolinea il valore strategico delle professioni per lo sviluppo del Paese e chiede di accelerare anche sulle altre riforme attese.
Secondo De Bertoldi, l’approvazione della delega rappresenta un risultato significativo per l’avvocatura e per l’intero sistema delle professioni, chiamato ad affrontare le nuove sfide dell’innovazione, della competitività e della tutela dei cittadini.
De Bertoldi ribadisce inoltre il proprio impegno a favore dei professionisti italiani, evidenziando il ruolo che le categorie svolgono nel tessuto economico e sociale del Paese e la necessità di dotarle di strumenti normativi moderni ed efficaci.
Il deputato coglie infine l’occasione per ringraziare la relatrice del provvedimento, la senatrice della Lega Erika Stefani, per il lavoro svolto durante l’iter parlamentare. “Continuerò ad impegnarmi per sostenere i professionisti italiani”, conclude De Bertoldi, auspicando una rapida attuazione della riforma e il completamento del processo di ammodernamento degli ordinamenti professionali entro la conclusione della legislatura.
Legge forense, ecco i punti chiave della riforma
Il provvedimento, che non ha subito modifiche rispetto al testo già approvato alla Camera, è legge. La riforma disciplina i principi fondamentali della professione, rafforzando indipendenza, segreto professionale, equo compenso, formazione continua, specializzazioni e organizzazione degli studi associati e delle società tra avvocati.
La struttura del ddl, composto da tre articoli, fa confluire nel secondo gran parte dei contenuti veri e propri. Questo secondo articolo è suddiviso a sua volta in tre commi, ma i contenuti della riforma sono in gran parte nel primo comma, che ha perciò richiesto una suddivisione in lettere a cui non è bastato l’intero alfabeto: si bissa e si arriva alla lettera “cc”. Il primo articolo definisce semplicemente i criteri per l’esercizio della delega e il terzo prevede la consueta clausola d’invarianza. finanziaria.
Nell’impossibilità di riportare un contenuto descrittivo completo, vale la pena richiamare il passaggio relativo a un istituto-simbolo della riforma, le reti fra avvocati: all’articolo 2, comma 1, lettera h, si sancisce la “possibilità di esercitare la professione forense attraverso la partecipazione a una o più reti tra avvocati o tra più professionisti”. Si specifica che una “rete avente natura multidisciplinare può avere ad oggetto lo svolgimento di attività forense solo se ad essa partecipano almeno due avvocati iscritti all’albo”.
Altri punti chiave riguardano: la “stipula obbligatoria di una polizza assicurativa per la responsabilità civile derivante dall’esercizio della professione”, l’obbligo di “versare all’avvocato il rimborso delle spese sostenute e anticipate nonché le spese forfettarie nella misura determinata dal Ministero con decreto”, la monocommittenza e la “riapertura del procedimento” disciplinare “in caso di conflitto di giudicati” con l’eventuale giudizio penale.
L’articolo 2, comma 1 lettera g) detta i principi ed i criteri in materia di compenso dell’avvocato. In particolare, il nuovo ordinamento forense dovrà prevedere: la libera pattuizione delle parti, la quale dovrà comunque essere adeguata alla quantità e alla qualità della prestazione resa e potrà essere parametrata al raggiungimento degli obiettivi perseguiti. In ogni caso – specifica la norma – la libera pattuizione non opera nei casi regolati dalla normativa sull’equo compenso ex L. n. 49 del 2023.
La lettera n) concerne la disciplina delle specializzazioni forensi. I principi direttivi in materia prevedono che: l’organizzazione dei relativi corsi formativi è affidata agli ordini territoriali, di intesa con le associazioni forensi specialistiche, che a tale scopo possono stipulare appositi convenzioni o accordi di collaborazione con le università; il titolo di specialista è attribuito dal Consiglio nazionale forense. Con una modifica apportata in sede referente, è stato precisato che le modalità di attribuzione sono stabilite con regolamento dello stesso Cnf, sulla base di comprovata esperienza professionale nel settore di specializzazione oppure a seguito della frequenza di specifici corsi formativi.
La lettera cc) prevede puntuali criteri di delega per la riforma del sistema disciplinare forense. Con riguardo alla disciplina della prescrizione, si dovrà prevedere che: l’azione disciplinare si prescriva nel termine di sei anni dal fatto e tale termine non potrà essere prolungato di oltre un quarto, escluso il tempo in cui il procedimento disciplinare è sospeso; la prescrizione sia interrotta per effetto della comunicazione della notizia dell’illecito, della notifica della decisione del consiglio distrettuale di disciplina e della sentenza del Cnf, con decorrenza di un nuovo termine da ogni atto interruttivo.
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