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300 mila cause contro i medici

A Milano una denuncia al giorno ecco la soluzione: arbitrato della salute e innovazione in sanità

300 mila cause contro i medici

Secondo dati della Commissione Parlamentare d’inchiesta sugli errori sanitari (2013), in Italia sono 300mila le cause giacenti nei tribunali contro i dottori e le strutture sanitarie private e pubbliche, 35mila nuove azioni legali vengono intentate ogni anno ma il 95% dei procedimenti penali per lesioni personali colpose a carico di esercenti le professioni sanitarie si conclude con un proscioglimento.  Solo a Milano ogni giorno un camice bianco viene denunciato. Numeri che raccontano la situazione da Far West nella quale i nostri professionisti sanitari sono costretti a lavorare ogni giorno, in un clima da “caccia al medico” che ne compromette la serenità e la necessaria alleanza terapeutica con i pazienti. Da tutto ciò è nata l’esigenza di individuare una soluzione conciliativa, l’Arbitrato della Salute, lanciata dal Gruppo Consulcesi, network legale leader in ambito sanitario, che oggi si trasforma in una iniziativa legislativa annunciata dal Presidente della Commissione Sanità del Senato, Pierpaolo Sileri; argomento al centro dell’incontro tenutosi presso l’OMCeO Milano, moderato dal giornalista de Il Sole 24 Ore Alessandro Galimberti. Nel corso dell’evento spazio anche alle numerose vertenze e criticità che affliggono il comparto medico sanitario: dai turni massacranti alle borse di studio non corrisposte regolarmente agli specializzandi ‘78-2006 e ai colleghi medici di Medicina Generale fino appunto al sempre più preoccupante contenzioso medico-paziente. Significativa la presenza dei massimi rappresentanti della sanità italiana tra cui il Segretario generale della FNOMCeO Roberto Monaco. «L’Arbitrato della salute – spiega il senatore Sileri – è un ottimo modo per ristabilire un equilibrio nel rapporto tra medici e pazienti. Con 300mila cause giacenti nei tribunali contro dottori e strutture sanitarie è per forza di cose necessario intervenire per snellire le liti temerarie. Dobbiamo tornare ad un rapporto sano tra i cittadini e la sanità». «I temi affrontati durante questo importante incontro sono molteplici: dall’innovazione tecnologica in campo medico ai benefici che questa può apportare alla professione. Ma non solo, anche arbitrato e contenzioso medico-paziente hanno rappresentato un interessante focus che merita di essere approfondito», afferma Roberto Carlo Rossi, Presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Milano, aggiungendo: «Negli ultimi anni abbiamo sicuramente vissuto ad un’evoluzione nell’approccio nei confronti dei medici e dei loro errori, iniziato da alcune importanti sentenze proprio del Tribunale di Milano e continuato nella Legge Gelli. Oggi registriamo questa importante proposta che potrebbe ulteriormente raffreddare il contenzioso. Inoltre, si potrebbe ulteriormente stimolare quello che oggi fanno già moltissimi Colleghi e cioè creare un eccellente rapporto empatico con il proprio paziente, attraverso la certificabilità della soddisfazione del paziente stesso attraverso strumenti moderni come la tecnologia Blockchain!». «Questa iniziativa – sottolinea Francesco Del Rio, avvocato di Consulcesi & Partners – si prefigge lo scopo di veder istituito un organismo di diritto pubblico all’interno del quale tutti i soggetti, direttamente ed indirettamente coinvolti da un caso di presunta responsabilità medica, sono posti nelle migliori condizioni per poter tutti fattivamente collaborare nella ricerca, con l’ausilio necessario delle migliori professionalità del mondo giudiziario, legale, medico-legale, assicurativo e psicologico, di una soluzione conciliativa davvero condivisa e mitigante».

I numeri del contenzioso legale medico-paziente

Le denunce vengono presentate principalmente al Sud e nelle Isole (44,5%); al Nord la percentuale scende al 32,2% mentre al Centro si ferma al 23,2% (fonte Osservatorio Sanità, Ania, Marsh Risk Consulting, 2013). Le aree maggiormente a rischio contenzioso sono quella chirurgica (45,1% dei casi), la materno-infantile (13,8%) e quella medica (12,1%). Per quanto riguarda i costi necessari ad intraprendere queste azioni legali, partendo da una richiesta risarcitoria media di 100mila euro, per una causa civile servono 50.128 euro, se si tratta di penale, invece, sono necessari 36.901 euro. In entrambi i casi, le cifre sono da intendersi per ciascuna delle parti coinvolte nel procedimento (fonte: “Determinazione dei parametri per la liquidazione dei compensi per la professione forense ai sensi dell’art. 13 comma 6 della legge 31 dicembre 2012 n. 247 aggiornati al DM n. 37 dell’8/3/2018”). 2 medici su 3 si sentono a rischio. Numeri che non lasciano indifferente la categoria: sempre secondo la Commissione Parlamentare d’inchiesta sugli errori sanitari, il 78,2% dei medici ritiene di correre un maggiore rischio di procedimenti giudiziari rispetto al passato; il 68,9% pensa di avere tre probabilità su dieci di subirne; il 65,4% ritiene di subire una pressione indebita nella pratica quotidiana a causa della possibilità di subire un processo.  Oltre ai numeri allarmanti relativi al contenzioso legale tra medici e pazienti, sono numerose le questioni irrisolte che mettono in crisi i camici bianchi italiani e che sono stati oggetto del confronto all’OMCeO di Milano grazie all’esperienza dell’avvocato Marco Tortorella. Dai casi di violazione delle direttive UE – come la vicenda degli ex specializzandi tra il 1978 e il 2006 che non hanno ricevuto dallo Stato italiano il corretto trattamento economico, o il mancato rispetto delle regole sull’orario di lavoro – fino alla disparità retributiva che subiscono durante la formazione i Medici di Medicina Generale.

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