Trump calpesta il diritto, come Putin
Che alla regola del diritto della forza, anziché della forza del diritto, si adegui il presidente americano, come già il presidente russo in Ucraina, e forse presto il presidente cinese a Taiwan, sollecita amare riflessioni.
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Nicolás Maduro era uno dei dittatori più volgari e improponibili in circolazione. Violento, nemico come è ovvio dei diritti umani, dedito a traffici illeciti, amico a sua volta dei peggiori regimi del pianeta, dall’Iran alla Russia alla Cina. Era un naturale avversario della comunità occidentale. Ciò non toglie che la strada seguita dagli Stati Uniti per eliminarlo – un’invasione lampo con bombardamenti nel cuore della notte seguita dal rapimento della coppia presidenziale – lascia perplessi. Ed è il meno che si possa dire.
Una volta di più è stato calpestato il diritto internazionale. Ancora una volta vale il gioco di parole: il diritto della forza anziché la forza del diritto. Che a questa regola si adegui Vladimir Putin in Ucraina o, in un domani che temiamo prossimo, Xi Jinping rispetto a Taiwan, non sorprende nessuno. Ma che sia la norma per il presidente degli Stati Uniti, solleva dubbi e sollecita amare riflessioni, tanto più se, come lo stesso presidente ha detto, le forze americane non si accontentano di aver tolto di mezzo Maduro, ma resteranno in Venezuela a vigilare affinché la transizione avvenga nei modi desiderati dalla Casa Bianca: un’invasione in piena regola.
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