Anno: XXVIII - Numero 87    
Martedì 5 Maggio 2026 ore 15:00
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Si è aperto il cantiere del Grande centro

Il passaggio di Madia dal Pd a Italia viva segnala che, a un anno dal voto, una decina di sigle – da Renzi a Calenda, da Salis a Manfredi, da Più Europa a Ruffini – prova a formare un’alleanza riformista. Un progetto che va avanti dal ‘94.

Si è aperto il cantiere del Grande centro

Grande centro, è un eufemismo. “Lo sento dire da quando è caduta la Dc… È un’espressione che non uso neanche più, porta sfiga. Meglio Partito riformista”, dice Enrico Borghi, capo dei senatori di Italia Viva. E aggiunge: “Se vogliamo metterci dell’altro, chiamiamolo kennedian-veltroniano”. 

L’addio di Marianna Madia al Pd illumina lo spazio politico tra i Dem e Forza Italia: vi si muovono almeno dieci sigle, incluse correnti e subcorrenti democratiche. Eppure, secondo i sondaggi – l’ultimo di Youtrend per Agi – il campo largo con le sole Italia viva, Azione e Più Europa arriva al 48,7 per cento. Percentuale che aumenta se si aggiungono Ernesto Maria Ruffini e i Comitati più uno, la sindaca di Genova Silvia Salis, l’assessore di Roma Alessandro Onorato, il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, Primavera di Vincenzo Spadafora, e poi i Socialisti, i Radicali, i Liberaldemocratici…

Si vince al centro. Se un centro esistesse. Perché tra anatemi, gelosie e tatticismi a un anno dal voto, il cantiere centrista è messo peggio del campo largo. Nel Pd, le fazioni riformiste sono due, Energia popolare, che fa capo a Stefano Bonaccini e sostiene Elly Schlein e i riformisti che si riconoscono nelle posizioni di Lorenzo Guerini e Graziano Delrio. L’uscita di Madia le mette entrambe in agitazione.

Non che il passaggio fosse inatteso. Al contrario, era abbastanza scontato visto che Madia aveva già partecipato ad altre iniziative convocate da Matteo Renzi e si era trovata più volte in disaccordo con la linea della segreteria. Madia, va ricordato, ha raggiunto il limite di mandati e non poteva più essere candidata dai Dem. Insomma era una delle più papabili a mollare anzitempo.

Eppure, per quanto prevista, la seconda fuoriuscita dell’era Schlein, dopo quella di Elisabetta Gualmini, è un avvertimento per chi rimane. I riformisti di minoranza – tra gli altri Sandra Zampa, Virginio Merola, Alfredo Bazoli, Filippo Sensi, Pina Picierno, Giorgio Gori – hanno poca voglia di parlare. Da tempo denunciano un problema di rappresentanza dell’area moderata nel partito di Schlein. E sanno di essere osservati speciali.

Ma anche gli altri riformisti, quelli che sostengono Schlein, non sorridono. “La segretaria ha dei meriti indubbi. Ma non conviene neppure a lei l’immagine di un partito troppo schiacciato su una dimensione movimentista e di sinistra”, spiegano a mezza bocca.

Poi ci sono le formazioni che guardano al Pd come a un fratello maggiore: amato e temuto. Ernesto Maria Ruffini prosegue nella costruzione dei comitati ulivisti. “Noi siamo in campo”, mettono in chiaro i suoi collaboratori. Quindi i sindaci e gli amministratori, che aderiscono al progetto civico di Alessandro Onorato. Più Europa osserva a distanza.

Chi s’è messo in testa di portarli a dama è Matteo Renzi. “Ritrovo un’amica, una compagna di strada, una colonna del mio governo”, festeggia l’arrivo di Madia. Renzi vuole costruire “una casa diversa ma collegata e complementare al Pd”. Ha lanciato le primarie delle idee, un modo per dare una spinta al motore ingolfato dei centristi. Spiega Enrico Borghi, capogruppo dei senatori di Italia viva, ad Huffpost: “Noi sui territori siamo già partiti. Alle comunali di Venezia, Mantova e Faenza, ad esempio, facciamo liste unitarie con Socialisti e Radicali. Ma ci vuole un impulso nazionale. Da soli siamo una condizione necessaria ma non sufficiente”. I renziani vedono il rischio di un “agglomerato di ceti politici”, operazione già tentata in passato e naufragata. “Ci vuole una costituente per un soggetto con un profilo politico e identitario ben preciso”.

Al momento dominano le diffidenze reciproche. L’agenda degli incontri spiega meglio di ogni ragionamento la competizione in casa centrista. Sabato 16 maggio l’associazione di Delrio, Comunità democratica, organizza a Roma una convention alla quale partecipano anche Demos, il movimento che fa capo a Sant’Egidio di cui è segretario Paolo Ciani, e poi l’associazione Per, persone e comunità, erede di una parte dei Popolari, e l’associazione Basilicata bene comune. Ospite d’onore sarà Romano Prodi, chiamato a spiegare cosa significa fare comunità democratica. Nella stessa data, ci saranno altre due riunioni di matrice riformista. Ruffini interverrà a un incontro pubblico dal titolo emblematico: verso il finale della legislatura in un contesto tormentato. Ancora il 16 maggio, Energia popolare e i riformisti che fanno parte della maggioranza dem, si ritroveranno a Torino.

Lo stato maggiore del Pd osserva il movimento di truppe e generali cercando di massimizzare i benefici. Madia ha informato Schlein dell’intenzione di andarsene. La segretaria non l’ha trattenuta. Nel partito, esponenti di rilievo come Dario Franceschini e Goffredo Bettini suggeriscono di esternalizzare la rappresentanza dell’area moderata. Andrea Orlando, leader della sinistra interna, è più prudente. “Non siamo noi a dover decidere come si riorganizza il centro. Ma non possiamo fare a meno di nessuno. Salis, ma anche Onorato e Ruffini, vanno tenuti dentro una dimensione collettiva della sfida”.

Schlein è chiamata ad assecondare, cercando di non perdere pezzi tra i suoi. “Lei sa bene che c’è una narrazione che cerca di farla passare come troppo movimentista, troppo radicale per poter rappresentare tutti”, spiega chi le è vicino. Le contromosse prevedono che accentui il profilo più istituzionale. Così è stato quando Giorgia Meloni è stata attaccata da Donald Trump, e lei l’ha difesa senza incertezze. Ha messo in agenda, poi, una serie di appuntamenti che parlano al mondo cattolico. Stasera, martedì 5 maggio, ad esempio, all’Istituto Sturzo presenterà il libro di due esponenti popolari del Pd, Tino Iannuzzi e Alberto Losacco, sull’eredità di Aldo Moro. Sorveglia, infine, i possibili competitor nella lunga corsa alla leadership di coalizione. Il 12 giugno ci sarà la reunion dei 100 sindaci che aderiscono al Progetto civico lanciato da Onorato. Saranno presenti Manfredi e Salis. Ci sarà anche Schlein.

di Alfonso Raimo su Huffpost

 

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