Anno: XXV - Numero 130    
Venerdì 19 Luglio 2024 ore 13:30
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Quello che le sinistre non capiscono

Non c’è da stupirsi se la maggioranza vota per chi almeno all’apparenza, cerca di dargli una rappresentanza. Il popolo da sempre vota chi lo fa sentire meno invisibile ed è per questo che l’Occidente sta virando verso destra.

Quello che le sinistre non capiscono

C’è qualcosa di profondamente sbagliato nella narrazione delle destre, che i vari campi progressisti sparsi in Occidente, indipendentemente dal partito di appartenenza e dall’ubicazione geografica, portano avanti senza remore e con ostinazione. Da Macron a Biden sino al campo largo nostrano – c’è qualcosa che si è rotto o che non funziona come dovrebbe – non a caso le loro campagne sono tutte intercambiabili seppur destinate a cittadini che vivono realtà molto diverse tra loro, perché tutte orientate verso un unico tema: “il rischio fascismo”, il ritorno della dittatura e in ultima istanza, la fine della democrazia.

Anche l’elettore meno attento, dopo una veloce occhiata ai manifesti dei Dem negli Stati Uniti, di Renaissance in Francia e del nostro Pd alle politiche, si renderebbe conto della similarità. Nessuno si occupa dei grandi temi (sotto gli occhi di tutti) che negli ultimi anni hanno spostato molti cittadini “del mondo libero” verso destra. Al posto di tentare di dare una rappresentanza a chi è rimasto senza una casa politica, i progressisti attaccano tout court la destra, senza fare alcun tipo di autocritica, demonizzando milioni di elettori e tacciandoli di razzismo e di essere nostalgici del ventennio. Questo approccio ha un che di elitario – lascia fuori dal dibattito chi non segue attivamente la politica e vota sulla base della sicurezza nel proprio quartiere, del prezzo del pane e del costo delle bollette – ovvero la maggioranza del popolo. Chi ha il tempo di leggere tutti i giorni i giornali, informarsi approfonditamente sui singoli partiti e avere un quadro chiaro della situazione, è un privilegiato. Un operaio, chiamiamolo Mario, che si sveglia alle cinque del mattino e stacca dal lavoro alle otto di sera, non ha questo lusso. Va da sé che Mario quando andrà a votare, sempre se ci andrà, non voterà basandosi su articolate analisi apparse su qualche quotidiano, ma sulla base del suo stipendio, delle tutele che gli vengono offerte e sul costo della vita. Mario non ci pensa proprio al ritorno della dittatura, vuole solo più tranquillità.

Negli anni il cosiddetto mondo libero si è arricchito, ed è diventato a tratti ingordo, ha mangiato fino allo sfinimento, il tutto senza mai interrogarsi su chi stesse pagando il conto. Oggi stiamo scoprendo che non tutti si sono arricchiti allo stesso modo, e che mentre ci occupavamo dei diritti civili, venivano a mancare i diritti sociali. Le file al pronto soccorso, gli operai che muoiono sotto le lamiere, il neolaureato con uno stipendio da fame che non riesce a fare la spesa. Mentre i ‘campi progressisti’ si stracciavano le vesti invocando lo spettro della morte della democrazia e della libertà, molti cittadini erano a casa a fare i conti sperando di arrivare a fine mese.

La realtà è che certe battaglie sono tali solo per chi può permettersele, e ancora una volta parliamo di una minoranza. Non c’è da stupirsi dunque se la maggioranza vota per chi almeno all’apparenza, cerca di dargli una rappresentanza, perché mai dovrebbe votare per chi non la vede nemmeno? Il popolo da sempre vota chi lo fa sentire meno invisibile ed è per questo che oggi l’Occidente sta virando verso destra. La sinistra ricomincerà a vincere le elezioni quando farà sentire più visibili gli invisibili, e parlerà di temi che riguardano tutti, e non solo di piccolezze, che riguardano un gruppo ristretto di persone privilegiate, quelle che possono permetterselo. Quando i progressisti del mondo libero diventeranno meno ingordi, e ricominceranno a occuparsi di Mario e di quelli come lui, allora forse avranno una chance di vincere, fino ad allora rimarranno sempre rinchiusi in una bolla, che ha molto a che fare con un mondo utopico, e poco con la realtà.

di  Marta De Vivo  per Huffpost

 

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