Maccartismo di sinistra
La petizione per non far partecipare Eshkol Nevo a Libro Possibile.
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Le pressioni fino alla rinuncia del regista israeliano Nadav Lapid alla giuria del Festival del Film di Marsiglia. La censura preventiva di Erri De Luca al Salerno Letteratura. Il patentino di antifascismo a Più Libri Più Liberi. Qualcosa sta sfuggendo di mano e la sinistra politica non dovrebbe tacere
Non fa quasi più notizia l’appello di (sedicenti) intellettuali e professori universitari (sempre in prima fila nelle gare di scemenza fanatica) perché il grande scrittore israeliano Eshkol Nevo sia escluso dal Festival pugliese di Libro Possibile, per fortuna coraggiosamente difeso e confermato dalla responsabile della manifestazione. Non fa quasi più notizia perché da anni l’arte e la cultura sono bersagli dei nuovi cecchini della giustizia fanatica, sia essa quella (pur sacrosanta) anti Putin, sia quella (altrettanto sacrosanta) anti Netanyahu. Ma nel caso di Nevo si è fatto un passo in avanti e non tanto perché pare che gli appellanti abbiano reclutato anche un arcivescovo (che c’è di strano nell’intolleranza di un prelato?), quanto perché la loro richiesta di censura preventiva allo scrittore israeliano è motivata con le ragioni che riporto testualmente dal comunicato Ansa: “Non contestiamo il valore letterario delle opere di Eshkol Nevo né il principio della libertà di espressione, che consideriamo un bene fondamentale e irrinunciabile. Riteniamo tuttavia che gli intellettuali abbiano una responsabilità particolare nei momenti più tragici della storia. Non basta raccontare l’umanità: occorre difenderla”.
Forse un tale livello di ipocrisia non era ancora stato raggiunto: si ribadisce l’irrinunciabilità della libertà di espressione, ma si vuole contestualmente impedirne una. Si chiede all’arte e alla cultura non solo di raccontare ma anche di difendere l’umanità (in questo caso quella palestinese) e si è così fanatici da pensare che ci sia un solo modo di difendere l’umanità: il loro, esattamente come i crociati che salvavano gli infedeli battezzandoli prima di ammazzarli.
Il caso Nevo, scrittore da anni fortemente critico con il governo del suo Paese, è simile a quello che in Francia ha costretto in questi giorni il grande regista ebreo Nadav Lapid a rinunciare alla giuria del Festival del Film di Marsiglia, dopo che alcuni cineasti avevano minacciato di ritirare le loro opere se ci fosse stato lui. Ora, Lapid vive in Francia, ha girato film ferocemente antisraeliani, come Synonymes con cui aveva vinto l’Orso d’oro a Berlino nel 2019 e dove raccontava di un ebreo che voleva liberarsi così completamente dalla sua terra da evitare di pronunciare anche solo una parola in ebraico. Gli ipocriti che si sarebbero sentiti impossibilitati a sedere in un Festival vicino a lui non lo ignorano e, infatti, un po’ come i loro compari pugliesi, dicono di avercela non con lui, ma con il Fondo israeliano che ha contribuito al finanziamento del suo nuovo film (Yes). Il bello è che la partecipazione finanziaria (per il 10%) di un Fondo israeliano si è resa necessaria dopo che la Ue ha rifiutato di coprire lei questa quota, giudicando il film “troppo antiisraeliano”! Non a caso della rinuncia di Lapid i primi a rallegrarsi sono stati i gemelli israeliani dei fanatici francesi, che hanno potuto far notare al regista come l’opposizione di sinistra non guardi alle idee o ai governi, ma all’ebraicità incancellabile delle persone. E vagli a dare torto!
Le residue voci libere fanno notare, tornando in Italia e al caso Nevo, che censure analoghe oggi sarebbe impopolare chiederle non solo per intellettuali promotori di Hamas, ma anche per artisti appartenenti a Stati altrettanto nemici dei bravi democratici, come gli Usa di Donald Trump, contro i quali non pare fiocchino proteste quando vengono in Europa. Di qui il fondato sospetto che l’antisemitismo sia una delle ragioni forti e non più occultabili di queste nuove forme di intolleranza culturale e politica, come si è visto anche nel caso della censura preventiva a Erri De Luca.
Purtroppo a sinistra sta dilagando un nuovo maccartismo, che ingloba e va oltre l’antisemitismo, sospetta e censura anche a priori, esige l’adesione all’unico pensiero consentito, pretende da un Francesco De Gregori che prenda posizione (ben inteso: solo quella approvata, non la sua eventualmente diversa) sul caso palestinese e arriva a proporre, come è stato fatto per essere ammessi alla Fiera di Più libri, più liberi (!?), un patentino di antifascismo, che sarebbe rilasciato da non so quale superiore autorità di certificazione e verrebbe negato a chi non facesse abiura del proprio pensiero eventualmente non allineato col mainstream. Terribile! Non sai se più stolto o più perfido. Certo molto preoccupante.
Per la sinistra ragionevole, se ancora c’è (ma c’è ancora?), si sta ponendo un problema enorme e il silenzio imbarazzato dei leader del Pd su queste bestialità antidemocratiche è molto preoccupante. Se tacciono, se non prendono decisamente l’iniziativa in difesa delle libertà intellettuali e politiche nel nostro Paese, se la lasciano a Giorgia Meloni, prontissima a sfruttare l’occasione, si vedrà presto (cito De Luca) che “il maccartismo è una malattia di passaggio nella storia” che “nuoce gravemente a chi lo pratica”.
di Vittorio Coletti su Huffpost
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