Anno: XXVIII - Numero 128    
Giovedì 2 Luglio 2026 ore 13:30
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La Costituzione porta voti Si suggerisce di chiamare il campo largo "Alleanza per la Costituzione".

Dentro una narrazione politica fatta di concetti opaci, è una parola che vince a mani basse. Certo, poi, bisogna onorarla

La Costituzione porta voti Si suggerisce di chiamare il campo largo

Quanti voti porta la parola “Costituzione”? Domanda legittima, visto che Giuseppe Conte ha suggerito di chiamare la coalizione del campo largo ”Alleanza per la Costituzione e la democrazia”. E subito Elly Schlein, che è giovane abbastanza per capire di marketing, ha accorciato in “Alleanza per la Costituzione”.

 Le parole sono pietre, l’abbiamo imparato dalla Storia. E sono anche propaganda, slogan, suggestioni. Soprattutto, in politica, e lo dico da filosofa del linguaggio di formazione, le parole sono seduzione. La parola giusta porta voti, quella sbagliata li toglie.

 Molti autorevoli commentatori politici sostengono che, per la vittoria del No al referendum sulla Giustizia, sia stato determinante lo slogan “La Costituzione non si tocca”. E alcuni spiegano che il Sì ha perso proprio perché non ha saputo trovare la narrazione capace di smontare l’accusa. In sé smontabile, perché la nostra Costituzione è stata scritta quasi 80 anni fa e in 80 anni qualche adeguamento alla realtà e alla società che cambiano ha senso, se se ne rispettano i valori. Una serie di revisioni ha modificato negli ultimi anni diversi articoli, a partire dal Titolo V, che ha ridisegnato le competenze tra Stato ed enti locali.

 Ma quanti elettori ne sono consapevoli?

 I dati Ocse ci inchiodano alla nostra ignoranza. Un terzo degli italiani tra i 16 e i 65 anni è analfabeta funzionale, ovvero non comprende i discorsi dove ci siano frasi subordinate. E la politica, come si sa, proprio sulle subordinate si fonda. Per questo la parola “Costituzione” è una magnifica attrazione per chi va a votare (metà degli Italiani) e anche per chi a votare non ci va, ma se c’è di mezzo la Costituzione, allora accorre. Per esempio, come si è visto, i giovani. La parola “Costituzione” ha una caratteristica che la rende vincente, sempre. È trasparente. Cioè dichiara immediatamente il suo significato. E lo fa in modo semplice, toccando le corde del sentimento.

 Dentro una narrazione politica fatta di parole opache, che non vogliono dire nulla, tipo “mattarellum”, “rosatellum” e similari, “Costituzione” vince a mani basse. Per gli italiani , che siano o no analfabeti funzionali, “Costituzione” significa “lo Stato”.  Ma, attenzione, non lo Stato del “piove governo ladro”. Lo Stato come dovrebbe essere. Costruito dai cittadini per i cittadini. Una comunità dove il destino è condiviso, i diritti e i doveri sono di tutti.  Se dico “Costituzione” dichiaro questa idea di comunità e ci aggiungo l’aggettivo che rassicura: “giusta”.

 Se dico “Costituzione” dichiaro immediatamente l’eredità della Repubblica, costruita nel sogno e sul sogno di libertà e democrazia. Evoco l’età dell’oro dei padri fondatori, tutte personalità di eccellenza e tutte votate solo e soltanto al bene comune. E chi non vorrebbe, anche per il 2027, questa età dell’oro? Non a caso, per vendere libri e fare ascolti in tv, la Costituzione da qualche anno è una garanzia. Noi rivorremmo indietro quella Italia lì, nobile, generosa, votata al lavoro, madre dei diritti, che abbiamo imparato a considerare i mattoni della democrazia. E quella Italia lì, sta tutta dentro la parola “Costituzione”. Noi vorremmo essere di nuovo tutti insieme, dalla stessa parte, la parte che inconfutabilmente è giusta. La parola “Costituzione” è anche un sentimento.

 E poi, c’è anche il nostro latente senso di colpa. Noi privilegiati eredi e usufruttori delle conquiste che altri eroicamente hanno ottenuto per noi, noi che ci godiamo 80 anni di pace in casa nostra, dobbiamo a questi eroi onore e rispetto. La parola “Costituzione” dichiara il nostro dovere di onorare i valori di chi ha dato la vita per costruirla. Chi si tirerebbe indietro?

 Aggiungerei che 1 italiano su 4 ha più di 65 anni e che ci sono circa 4 milioni di over 80, cioè elettori che, in quella Italia della nascita della Costituzione, ci sono nati e magari qualche frase sentita in casa, qualche racconto di guerra e di Liberazione, se lo ricordano, anche se erano piccoli. Qualche parente o amico di casa che, per ottenere all’Italia la Costituzione ha patito e sofferto, se lo ricordano.

Se la Costituzione chiama, una parte notevole degli elettori risponde. Magari non sa o non è in grado di decifrare precisamente l’oggetto del dibattere, ma se qualcuno dice “la Costituzione non si tocca”, chiunque lo capisce. Non si tocca l’Italia dei nostri valori condivisi, non si tocca la libertà, non si tocca la democrazia: questo capisce. E vota di conseguenza.

di Antonella Boralevi su Huffpost

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