Centrosinistra diviso su tutto i riformisti dem alzano il muro
Conte confida in una soluzione unitaria, ma Guerini e Gori definiscono irrinunciabile il sostegno militare a Kiev. Fiano avverte il Pd.
Il sostegno militare all’Ucraina resta uno dei principali nodi politici per la costruzione di un’alleanza di centrosinistra. Mentre il Movimento 5 Stelle ha concluso il proprio percorso programmatico, i riformisti del Partito democratico ribadiscono che gli aiuti a Kiev rappresentano un punto irrinunciabile e non negoziabile.
Il presidente del M5S Giuseppe Conte evita di irrigidire ulteriormente il confronto e rinvia la discussione al futuro tavolo tra le forze della coalizione. «Noi abbiamo finito il nostro percorso, lasciamo che ciascuna forza faccia il suo», afferma. Conte si dice comunque convinto che il confronto possa produrre «soluzioni unitarie, coraggiose e all’altezza delle sfide dei nostri tempi».
Una posizione molto diversa emerge dall’assemblea nazionale dei riformisti dem organizzata a Prato. Il deputato del Pd e presidente del Copasir Lorenzo Guerini definisce il sostegno pieno, compreso quello militare, all’Ucraina «un punto irrinunciabile».
Guerini ricorda che il Partito democratico ha sostenuto per quattro anni gli aiuti militari a Kiev. Interromperli, sostiene, non favorirebbe una soluzione negoziata ma determinerebbe «la resa alle pretese di Putin».
Il presidente del Copasir fissa così uno dei limiti entro i quali, secondo l’area riformista, dovrà muoversi l’eventuale programma comune del centrosinistra.
Ancora più netto l’europarlamentare dem Giorgio Gori, secondo il quale alcune proposte avanzate dal Movimento 5 Stelle sarebbero «del tutto inaccettabili».
Gori respinge l’idea che le posizioni indicate come non negoziabili da Conte possano essere automaticamente recepite dalla coalizione. «Il Pd non può permettersi di subire l’egemonia di un partito che ha la metà dei suoi voti», afferma.
Per l’europarlamentare, il sostegno all’Ucraina «non è trattabile». L’unità della coalizione rimane un obiettivo, aggiunge, ma non può essere perseguita al prezzo della rinuncia ai valori del Partito democratico. Una linea condivisa anche da Lia Quartapelle e Piero Fassino, che parlano a loro volta di un tema non negoziabile.
Su una posizione differente si colloca il co-portavoce di Alleanza Verdi e Sinistra Angelo Bonelli. Il leader di Avs contesta l’idea che l’invio di armi possa rappresentare lo strumento risolutivo del conflitto.
onelli richiama il bilancio della guerra, indicando in un milione il numero complessivo di morti e feriti, e afferma: «Di fronte a chi dice o armi o morte, io dico viva la vita».
Avs pone inoltre il tema dell’aumento degli investimenti militari fino al 5% del Pil. Secondo Bonelli, questa scelta comporterebbe 498 miliardi di euro di spese aggiuntive e non dovrebbe essere ratificata da un futuro governo di centrosinistra. Il partito chiede che quelle risorse siano indirizzate alla sanità, agli stipendi e alla lotta contro la crisi climatica.
Accanto alla politica estera, nell’area dem si apre un secondo fronte sul disegno di legge contro l’antisemitismo. Dall’assemblea di Prato, l’ex parlamentare e presidente di Sinistra per Israele Emanuele Fiano contesta duramente l’orientamento attribuito al Pd.
«Il Pd ha deciso di votare contro il ddl sull’antisemitismo. Se questa decisione sarà confermata, per me rappresenterà un confine invalicabile», afferma Fiano.
L’ex deputato chiede alla segretaria Elly Schlein che cosa sia cambiato rispetto al 2017, quando aveva sostenuto l’applicazione della definizione Ihra dell’antisemitismo. Per Fiano, una modifica della posizione senza un mutamento delle condizioni rischierebbe di incidere sull’identità stessa del partito.
Gori condivide l’allarme dell’ex parlamentare: «Lele Fiano ha tracciato una linea, il Pd è ancora in tempo per non valicarla». Guerini, invece, gli rivolge un appello a restare e a proseguire la battaglia politica all’interno del partito.
«Chiedo a Lele Fiano di stare con noi, di combattere con noi, i suoi valori non vadano dispersi», dichiara il presidente del Copasir.
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