Anno: XXII - Numero 13    
Giovedì 21 Gennaio 2021 ore 16:30
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Riabilitazione avvocati ebrei restituisce giustizia e dignità

Lo ha detto la presidente del Cnf, Maria Masi intervenendo all’adunanza dell’Ordine degli avvocati di Roma per l’annullamento dei provvedimenti assunti contro gli avvocati a seguito delle leggi razziali.

Riabilitazione avvocati ebrei restituisce giustizia e dignità

 “L’atto di riabilitare, seppure con un atto simbolico, gli avvocati radiati dall’albo a seguito delle leggi razziali del 1938, assume oggi un significato particolare. Soprattutto in questo momento storico, unico nella sua tragicità, in cui il rischio di percepire come vulnerabili garanzie ineludibili e diritti fondamentali è ancora più alto”.

 “Le leggi razziali colpirono per primi proprio i professionisti e principalmente gli avvocati – ha affermato la presidente Cnf Masi – ma va sottolineato, ed è una nota dolente, che in questo furono coinvolti gli ordini professionali e parte della magistratura e della avvocatura che intesero condividere quelle scelte nonostante il giuramento professionale a difesa dei diritti fondamentali”.

“Il Consiglio nazionale forense – ha proseguito la presidente Cnf – di recente ha condiviso, patrocinato e collaborato alla pubblicazione  del volume “Razza e Ingiustizia”, presentata al Senato nel 2018. Il volume, curato da Marcello Pezzetti e Antonella Meniconi, ricostruisce tutta la vicenda ed è significativo, cogliere alcuni aspetti anche sotto il profilo giuridico. Da un lato il tentativo di considerare possibile e legittima l’impugnazione dei decreti di espulsione dall’albo e dall’altra, nel merito, il mancato coraggio del Consiglio superiore forense a prendere le distanze dalle ‘condizioni’ che avevano consentito l’emanazione delle leggi razziali”.

“Quindi anche se solo formale – ha concluso la presidente del Consiglio forense – non è trascurabile, nell’atto di cancellare quei decreti, l’importanza, principalmente per due ragioni: perché restituisce, anche se solo simbolicamente, giustizia ai colleghi e perché restituisce dignità all’avvocatura, anche a quella che è stata complice di questa barbarie, affinché chi oggi esercita la nostra professione coltivi la memoria e non dimentichi mai il ruolo e la funzione a cui è chiamato”.

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