L’Anf lancia l’allarme sull’attuazione del Pnrr e sulle riforme della giustizia in Italia.
Di Marco: l’arretrato non si abbatte cambiando solo le regole
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“La riforma della giustizia è tra le riforme condizionali del PNRR. Passa attraverso il successo di questa riforma il raggiungimento degli ambiziosi obiettivi di smaltimento dell’arretrato giudiziario, e dunque l’erogazione dei finanziamenti all’Italia. Ma rischiamo seriamente di andare a sbattere, perché le modifiche del rito non saranno sufficienti a conseguire gli obiettivi, anzi si rischia di impantanare ancor di più la macchina giudiziaria, che ha bisogno di mezzi, sedi e persone”.
Lo dichiara il segretario generale dell’Associazione Nazionale Forense Giampaolo Di Marco, che ha evidenziato il rischio che corre il nostro Paese all’eurodeputato Carlo Fidanza, incontrandolo ieri a Bruxelles a margine della conferenza finale di Mutuus, il Progetto cofinanziato dall’Unione Europea e di cui Confprofessioni è capofila e che ringraziano per l’impegno profuso su temi così delicati e attuali.
“Abbiamo voluto portare all’attenzione dell’Europa – continua Di Marco – la mancanza di visione che sembra mancare nel nostro Paese, dove paradossalmente alcun parlamentari, come Cottarelli, preferiscono attaccare in modo ideologico una misura di buonsenso come l’equo compenso ai professionisti, invece di ragionare su misure concrete che aiutino il Paese. Bisogna tornare rapidamente coi piedi per terra, perché le questioni sono altre, riguardano le risorse materiali, le risorse umane, le strutture informatiche, che possono davvero velocizzare la giustizia. Il quadro delle riforme che sono legate al PNRR sono di grande importanza per l’Italia, ma rischiamo di vanificarne la portata storica se pensiamo di raggiungere l’obiettivo solo con un maquillage di norme e procedimenti”.
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