Anno: XXIII - Numero 86    
Venerdì 27 Maggio 2022 ore 13:00
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Avvocati Avezzano in sciopero: no alla chiusura del tribunale

Il pacchetto è stato deciso ieri dall'assemblea dell'Ordine degli avvocati del capoluogo marsicano.

Avvocati Avezzano in sciopero: no alla chiusura del tribunale

Seicento avvocati della Marsica in sciopero, in tre fasi per complessivi tre mesi, per protestare contro la soppressione del tribunale di Avezzano (L’Aquila), inserito tra i cosiddetti minori, prevista nel prossimo mese di settembre.

La riforma della giustizia che, dopo numerose proroghe, il governo vuole attuare dal 14 settembre prossimo, in Abruzzo prevede anche la chiusura dei tribunali di Sulmona (L’Aquila), Vasto e Lanciano, questi ultimi due in provincia di Chieti.

 Avezzano, secondo le nuove norme, sarà accorpato al Tribunale dell’Aquila. Nell’incontro di ieri in tanti hanno chiesto di occupare la sede del tribunale: gli avvocati, in testa il presidente del Consiglio dell’ordine, Franco Colucci, hanno sottolineato che le prestazioni che si registrano ogni anno ad Avezzano sono tra le più efficienti d’Italia. I legali hanno chiesto una nuova proroga perché il Governo, in particolare il ministro della Giustizia Marta Cartabia, possa procedere alla revisione della geografia giudiziaria italiana: “si rischia di fare un salto nel buio. Bisogna aggiornare la geografia che risale a dieci anni fa, alla luce delle nuove condizioni – spiega l’avvocato Colucci -. Il governo deve decidere come affrontare il problema: ad Avezzano si fa più attività che all’Aquila, accorpando in queste condizioni si arriverebbe a far scoppiare la giustizia del territorio. E questo già solo pensando alla logistica e alle sedi”.

Gli avvocati hanno chiesto un incontro con il ministro “già concesso al presidente della Regione, Marco Marsilio, ma mai avvenuto”. Gli avvocati hanno comunicato oggi l’iter relativo alle comunicazioni della protesta: la stessa si basa sull’astensione dalle udienze per tre mesi nel rispetto del codice di autoregolamentazione che prevede tra le altre cose, la comunicazione al capo dell’Ufficio dieci giorni prima dell’inizio dell’astensione e che può durare per un periodo consecutivo massimo di otto giorni.

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