Anno: XXVIII - Numero 100    
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Nelle prigioni israeliane vengono perpetrati abusi anche peggiori

Parla la storica e saggista Anna Foa: «Su Ben-Gvir, Netanyahu ha agito timidamente. Ha rimproverato al suo ministro non l'umiliazione inflitta ma la pubblicità delle sparate nel centro di detenzione»

Nelle prigioni israeliane vengono perpetrati abusi anche peggiori

L’elenco di provocazioni e smargiassate del ministro della Sicurezza interna israeliano, Itamar Ben-Gvir, è lungo. L’ultimo episodio ha riguardato le parole di disprezzo lanciate nei confronti di decine di attivisti della Global Sumud Flotilla, arrestati dalle forze speciali di Tel Aviv in acque internazionali, derisi e maltrattati nel porto di Ashdod. «Le umiliazioni subite dagli attivisti della Flotilla – dice al Dubbio la storica Anna Foa – sono infinitamente minori rispetto a quello che accade tutti i giorni nelle carceri israeliane. Ricordiamocelo. Non basta scandalizzarsi solo quando vengono torturati degli europei, non israeliani e non palestinesi. Dovremmo scandalizzarci sempre di fronte a certi fatti gravissimi, ormai sotto gli occhi di tutti». Foa è autrice di due fortunati saggi, entrambi pubblicati da Laterza: «Il suicidio di Israele» (Premio Strega per la saggistica nel 2025) e «Mai più».

Professoressa Foa, il governo israeliano con Ben-Gvir sta mostrando il suo lato peggiore?

«Speriamo che questo sia davvero il lato peggiore. Una cosa è certa: il governo Netanyahu sta mostrando un volto disumano, come ha anche detto dall’alto della sua autorevolezza il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella».

Il ministro della Sicurezza nazionale d’Israele assume un atteggiamento che va oltre le provocazioni?

«È molto difficile definire l’atteggiamento di Ben-Gvir. Con le sue uscite va di sicuro oltre le provocazioni. Alcune domande è importante porsele. Quelle di Ben-Gvir sono provocazioni mirate a cosa? Per impedire altre azioni dimostrative della Flottiglia? Non credo. Il ministro della Sicurezza nazionale israeliano vuole dimostrare che il governo è forte, che può fare quello che vuole arrestando le persone in acque internazionale. I metodi brutali sono inspiegabili e intollerabili. Forse, vi è una ragione elettorale in tutto ciò, visto che in Israele si terranno ad ottobre le elezioni. Stiamo comunque assistendo a qualcosa di estremamente violento e provocatorio».

Qualcuno potrebbe obiettare e dire: «Attenzione, Ben Gvir però non è Israele»…

«Certo, Ben Gvir non è Israele, ma è comunque un ministro, un autorevole ministro di Israele. Ha la responsabilità degli Interni, se volessimo fare un paragone con l’assetto istituzionale dell’Italia. Ben-Gvir è un ministro che ha delle responsabilità non attribuibili ad un criminale che gira per strada pugnalando le persone. Resta il fatto che personaggi come Ben-Gvir, con il loro modo di fare violento e sprezzante, ricevono la simpatia di numerosi sostenitori. Persone violente che non rappresentano Israele, ma che comunque sono una parte di Israele».

Il trattamento riservato agli attivisti della flottiglia lo abbiamo visto tutti. Non è difficile immaginare quanto hanno subito i palestinesi di Gaza. Una situazione inquietante?

«Non abbiamo nemmeno bisogno di immaginare quanto è avvenuto a Gaza. È stato scritto tantissimo su questo. Lo dimostrano anche i recenti articoli sul New York Times, anche di chi ha ricevuto il Premio Pulitzer, che parlano di torture sessuali inflitte ai palestinesi nelle prigioni israeliane, per di più palestinesi molto spesso non condannati, ma detenuti per un semplice sospetto. Le prigioni israeliane sono ormai una vergogna del mondo, non dubito che ce ne siano simili in altri Paesi. Sono una cosa vergognosa che di per sé basterebbe a rendere Israele un Paese non democratico. Poi ci sono altri fattori che si aggiungono, a partire dall’occupazione».

Netanyahu ha preso timidamente le distanze da Ben Gvir. Il primo ministro è ostaggio degli estremisti? Ha bisogno ancora di loro?

«Benjamin Netanyahu ha agito molto timidamente. Quello che il premier israeliano rimprovera al suo ministro sostanzialmente non è l’umiliazione inflitta a chi è stato fermato sulle imbarcazioni della Flottilla, ma la pubblicità delle sparate nel centro di detenzione. L’approccio molto timido di Netanyahu potrebbe significare che è d’accordo con gli estremisti. Ha bisogno di loro per restare al potere e non può neppure essere considerato ricattato dai suoi alleati estremisti. Collabora attivamente e agisce insieme a loro».

David Grossman, qualche giorno fa al Salone del libro di Torino, ha detto che una vittoria della destra di Netanyahu sarebbe fatale per la società israeliana. Cosa ne pensa?

«Sono completamente d’accordo con David Grossman. Quanto affermato dal grande scrittore porterebbe a compimento quello che io nel mio libro ho definito il “suicidio di Israele”. Il termine suicidio, connesso a quanto sta avvenendo in Israele, è stato usato anche in una intervista rilasciata ieri da Edith Bruck, una sopravvissuta ai campi di concentramento. Bruck non è una anti-israeliana, ma ha preso sempre una posizione molto netta contro l’attuale governo israeliano».

L’opinione pubblica israeliana come sta reagendo a questa deriva estremista? Quali notizie le giungono da Israele?

«Purtroppo, stiamo assistendo da tempo ad una deriva estremista. Le dirò di più. Ormai si parla kahanismo, in riferimento ad una ideologia estremista che è ritornata in auge, riconducibile al rabbino Kahane eletto negli anni Ottanta del secolo scorso alla Knesset. Kahane fu un personaggio politico che incarnò posizioni decisamente anti-arabe, razziste e violente; venne allontanato dalla politica, espulso dal Parlamento ed ucciso in America dopo una manifestazione pubblica. Adesso la sinistra parla di un ritorno vincente del kahanismo in Israele. Ben-Gvir non è nuovo a certe azioni violente e provocatorie. Altre volte si è recato nei centri di detenzione a passeggiare tra i detenuti, deridendoli. L’ultima uscita del ministro della Sicurezza nazionale, che ha umiliato gli attivisti della Flotilla, ha ritrovato sui giornali israeliani molto più spazio rispetto al passato. Due giorni fa Ben-Gvir si è distinto ancora una volta in peggio nel raggiungere chi si trovava sulle imbarcazioni della Flotilla, persone che non sono state arrestate ma rapite in acque internazionali e sottoposte ad un trattamento disumano. Abbiamo assistito ad una forma di deumanizzazione».

Israele con Netanyahu si allontana sempre di più dalla comunità internazionale?

«Si è già allontanato. Questa cosa pone una pietra tombale sulla possibilità di Israele di essere considerato un Paese facente parte della comunità internazionale. Spero che gli altri Stati, dopo quello che è successo, ne traggano le conseguenze attuando provvedimenti, democratici e pacifici, come il boicottaggio economico, il boicottaggio delle armi, la condanna di certe condotte e anche il riconoscimento dello Stato di Palestina».

Di Gennaro Grimolizzi su Il Dubbio

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