Ho assolto Alberto Stasi perché avevo più di un dubbio sulla sua colpevolezza.
Parla il giudice Stefano Vitelli che nel 2009 nell’udienza preliminare del tribunale di Vigevano assolse in primo grado Alberto Stasi.
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Per me era un caso paradigmatico di ragionevole dubbio. Di fronte a un caso così complesso, se non vi fosse oltre ogni ragionevole dubbio la prova della sua responsabilità, io in scienza e coscienza dovevo assolvere.
Le criticità erano molte e l’approfondimento che abbiamo fatto in primo grado le ha evidenziate: dai tempi dell’omicidio all’alibi informatico (provato che Stasi fosse a casa sua tra le 9.35 e le 12.20, con una finestra temporale troppo stretta), fino alle impronte in bagno senza sangue, solo pomodoro della pizza, all’arma mai ritrovata e all’assenza di un movente chiaro. A ogni verifica i dubbi aumentavano.
Quando ti trovi di fronte a un’obiettiva incertezza hai il dovere morale di assolvere, per non correre il rischio di mettere in galera un innocente.
Meglio un colpevole fuori che un innocente dentro. L’assoluzione non è una sconfitta per lo Stato, è una vittoria di uno Stato liberaldemocratico che conosce i propri limiti. Lo rifarei altre mille volte.»
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