La nostra università privata Link non toglierà allievi né fondi a Unige
La replica di Giusti, rettore della Link: “Noi creiamo realtà diffuse nel territorio, freniamo le fughe fuori Liguria. La Regione ci ha autorizzato è perché ha bisogno di più professionisti del mondo sanitario”
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Pietra Ligure – La Link si appresta ad aprire la prima sede di un’università privata in Liguria al Santa Corona di Pietra Ligure. In questa intervista il rettore Carlo Alberto Giusti, che negli ultimi tempi è stato nominato anche presidente di Ansaldo Energia, risponde alle frasi del collega dell’ateneo pubblico di Genova Antonio Uccelli che ha affermato: «La Liguria non ha bisogno di un’università privata».
Dice Giusti: «La mia università, l’Università Link, sta portando avanti questo progetto di ateneo diffuso nei territori italiani. Noi abbiamo voluto sperimentare e devo dire con ottimi risultati l’accreditamento e l’apertura di nuove sedi in tante regioni italiane. Adesso siamo presenti in 7 con più di una decina di sedi, mantenendo sempre uno standard di alta qualità».
Come pensate di ottenerlo?
«Se la Regione ritiene che ci siano i requisiti, come nel caso della Liguria, arriva un’autorizzazione e nel frattempo si mette in moto la macchina. Noi abbiamo individuato la sede dove ci sarebbe stata, di intesa con la Regione, maggior necessità».
La fase successiva?
«Abbiamo bandito una serie di concorsi da ricercatore e da professore associato per far sì che l’Università immediatamente possa essere operativa. Non è una cosa scontata, nel momento in cui l’università italiana soffre di penuria di mezzi economici, trovare un investitore privato che dà respiro a tutti i ricercatori che vogliono continuare a fare della ricerca la propria missione».
Secondo lei perché è arrivata questa presa di posizione scettica del nuovo rettore Antonio Uccelli?
«Innanzitutto con il predecessore Federico Delfino non è emersa questa missione aprioristicamente contraria. Mi auguro che con il collega Uccelli che entrerà in servizio a novembre si possa trovare un terreno di confronto. Basandomi sulle esperienze passate nel Lazio, in Umbria, nelle Marche, in Lombardia, in, Basilicata, in Campania, si trova sempre un terreno di collaborazione, per più motivi».
Quali sono?
«Innanzitutto l’università non statale non drena risorse pubbliche, quindi ciò che fa l’università privata non è togliere risorse al sistema pubblico, ma semmai mettersi a fianco. Lo studente che intenderà iscriversi all’Università di Genova tranquillamente andrà a iscriversi all’università di Genova, lo studente che vorrà invece provare il test d’ammissione nell’università privata a Pietra Ligure lo farà in base a una propria scelta personale».
Lei dice: un’università privata non toglie nulla alla pubblica.
«I posti che il ministero ha accreditato a noi in termini di Medicina non vengono sottratti all’Università di Genova, sono 60 posti in più per coloro che vogliono rimanere nel territorio ligure e questa è la cosa più importante. La nostra è un’operazione per frenare la migrazione degli studenti liguri verso la Lombardia, l’Emilia Romagna, anche verso l’estero, la vicina Francia, il principato di Monaco oppure verso Sud, la Toscana».
Il prossimo passo?
«Con il rettore Uccelli sicuramente intavoleremo un dialogo di collaborazione. Siamo forti del fatto che dove lo abbiamo fatto in altre realtà territoriali, stante la diffidenza iniziale che è comprensibile nella misura in cui siamo il primo esempio di università non statali che arriva sul territorio ligure ci si troverà sui terreni su cui l’università si confronta. La ricerca, la crescita dei giovani, l’innalzamento della qualità delle prestazioni mediche. Se la Regione ci ha autorizzato è perché numeri alla mano la Liguria ha bisogno di professionisti del mondo sanitario, infatti insieme a Medicina abbiamo anche Fisioterapia e un domani probabilmente valuteremo la possibilità di aprire ulteriori professioni sanitarie però non sottraiamo al pubblico, questo è il concetto».
I costi dei corsi…
«Allora: la Link costa quanto le non statali, nel senso che la retta è pressoché simile all’università Cattolica, che ha Medicina, che le rette sono molto simili. Ma anche qui resta un impegno da parte nostra, a fronte di una retta diversa rispetto al pubblico, di offrire tecnologie, laboratori, classi piccole e una qualità della vita dello studente che può avere un livello più ricercato rispetto alle statali. Disponendo di più fondi anche grazie alle rette si riescono ad assicurare le migliori tecnologie, laboratori nuovi, tutto quello che chi paga si aspetta di ricevere».
Si tratta di rette comunque elevate…
«Non è un obbligo iscriversi a una non statale ma chi vorrà iscriversi avrà la possibilità di farlo, chi vuole iscriversi a una non statale sa che la retta è più alta. Io ho appena scritto un libro sulle università americane: non c’è polemica negli Stati Uniti perché a Harvard si pagano 300 mila dollari l’anno ma ci si aspetta in cambio un livello di eccellenza. Solo un esempio: dopo la Cattolica che ha 1.200 professori di ruolo, noi ne abbiamo 600. Siamo la seconda università italiana privata come numero di professori, ma con degli studenti di pochissimo numero, con classi piccole di 40-50 studenti e non ci sarà quel problema che nelle università statali si deve affrontare, classi sovradimensionate, superaffollate, con pochissimi professori di ruolo».
Nel 2025 l’apertura delle sedi nelle Marche si è sovrapposta alla polemica sui finanziamenti alla Lega, sollevata dalle opposizioni. Poi però l’operazione è decollata.
«Sono due cose completamente diverse. La legge del finanziamento pubblico in Italia prevede la trasparenza del finanziamento, quindi nel momento in cui viene accordato si presume che lo si faccia in maniera pubblica. Questo nulla ha a che fare però con il mondo accademico che fa riferimento a noi».
Perché, ora, la Liguria?
«La Liguria è un territorio che ho iniziato a scoprire grazie all’esperienza di presidente di Ansaldo Energia, questa mia nuova esperienza professionale. Ritengo sia una delle regioni dove si possa investire ancora di più nell’istruzione, perché soltanto grazie all’innalzamento del livello di istruzione cresce la società civica, abbiamo investito in Liguria perché ci crediamo».
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