D’Alema avverte il centrosinistra: le primarie rischiano effetto boomerang e divisioni
L’ex premier invita a evitare scontri interni, puntare su programma condiviso e allargamento ai moderati per costruire alternativa credibile di governo.
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Massimo D’Alema frena sugli entusiasmi nel centrosinistra e mette in guardia dal rischio di primarie divisive che potrebbero indebolire la coalizione invece di rafforzarla. Forte dell’esperienza dell’Ulivo, l’ex premier propone una “Costituente per l’alternativa” capace di unire partiti, società civile e nuove generazioni attorno a un programma condiviso, aprendo anche all’elettorato moderato in cerca di rappresentanza. Secondo D’Alema, la vera misura dei rapporti di forza resta il voto, mentre il compito di indicare chi governerà spetta, come sempre, al Presidente della Repubblica.
Le Primarie?
«Con l’attuale legge elettorale è nelle elezioni che si misura il consenso di ciascun partito e di ciascun leader: queste sono le Primarie». può esserci una reazione democratica, al di là dei progressisti, a questo mondo Maga che rappresenta il nuovo volto di una destra pericolosa, che cerca una rivincita contro la globalizzazione dopo la caduta dell’illusione che nel mondo globale avrebbe trionfato l’egemonia dell’Occidente. Invece la globalizzazione ha rafforzato nuovi protagonisti, Cina, India e Africa, come era forse prevedibile. Ma questo spirito revanscista è pericoloso: è stato il brodo di coltura dei fascismi dopo la Prima guerra mondiale».
Non si rischia di sottovalutare la separazione bilaterale tra Trump e la destra italiana?«La nostra presidente del Consiglio ha concepito il suo ruolo come leader ponte tra Europa e America, pensando che il suo legame ideologico con Trump avrebbe rafforzato il ruolo internazionale dell’Italia. Tutto questo è fallito. […]». […] «[…] Il referendum ha confermato che la maggioranza del Paese non sta con la Meloni. E infatti l’alta partecipazione ha danneggiato il governo».
Dopo il referendum si sa chi ha perso ma non si è capito chi potrà vincere tra un anno?
«Il problema dell’opposizione è trasformare la forza preponderante di quel No in un sì ad una nuova prospettiva politica. Chiamiamo a discuterne le forze intellettuali interessate e la nuova generazione, i ragazzi tra i 18 e i 25 anni che hanno votato in modo schiacciante per il No. In passato noi abbiamo vinto le elezioni quando abbiamo saputo creare un mix convincente tra partiti e società civile».
Tre ex presidenti del Consiglio – Conte, Prodi e Renzi – dicono: stabiliamo un programma e poi vinca il migliore in Primarie di coalizione: perché no?
«Le Primarie sono uno strumento di mobilitazione e di partecipazione ma devono avere un senso. Negli anni dell’Ulivo la forza della coalizione nacque anche dal fatto che i due maggiori partiti avevano scelto insieme il leader da proporre al Paese. Se noi avessimo contrapposto nelle Primarie l’elettorato ex dc ed ex comunista, che già non era semplice mettere d’accordo, avremmo creato una lacerazione e perso le elezioni.
Come sempre, sulla base dei risultati elettorali, sarà il Presidente della Repubblica che darà l’incarico di formare il governo. Non riesco ad immaginare Primarie con uno scontro aspro tra partiti, che essendosele date di santa ragione, poco dopo devono credibilmente presentarsi assieme alle elezioni. È un’idea che non mi convince».
Estratto dell’articolo di Fabio Martini per “la Stampa”
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