Anno: XXV - Numero 105    
Giovedì 13 Giugno 2024 ore 13:30
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I PROFESSIONISTI E L’EUROPA DELLE COMPETENZE.

Il Manifesto di Confprofessioni per le Elezioni europee 2024

I PROFESSIONISTI E L’EUROPA DELLE COMPETENZE.

L’Europa è di fronte a un bivio. Uno scenario geopolitico fortemente instabile, l’incertezza economica che investe il ceto medio e rallenta la competitività delle imprese, le profonde divisioni tra i Paesi membri, insieme al calo di fiducia verso le istituzioni europee hanno evidenziato tutti i limiti di una politica europea, ostaggio di una burocrazia che frena le procedure decisionali dell’Unione e ostacola il processo di integrazione del Mercato Unico. In questo contesto, le elezioni europee del prossimo giugno assumono una rilevanza assoluta per i 5,6 milioni di professionisti che operano nei 27 Paesi dell’Ue, e che svolgono un ruolo determinante nella corretta attuazione delle politiche varate da Bruxelles.

Il Parlamento europeo che sarà eletto dovrà dunque assumere scelte coraggiose per il futuro dell’Europa e imprimere un deciso cambio di passo per sostenere la crescita economica e lo sviluppo sostenibile, assicurando stabilità finanziaria e contenimento del debito. Al tempo stesso, sarà chiamato a rendere le istituzioni europee più efficaci, trasparenti e più vicine alle esigenze dei cittadini e delle imprese, semplificando i processi decisionali che riguardano la politica estera, la sicurezza, le politiche fiscali, il bilancio, la giustizia, la salute e il welfare. Ambiti che coinvolgono direttamente i liberi professionisti, i loro clienti e i loro pazienti.

L’importanza della spesa nelle grandi infrastrutture sociali e di welfare ha dimostrato la capacità dell’Unione di reagire alle crisi che si sono succedute negli ultimi cinque anni. Con il Recovery Plan e il progetto SURE, l’Unione europea ha dato prova della sua solidarietà: un patrimonio che non deve essere ora disperso nelle divisioni e nelle contrapposizioni tra i Paesi membri. Per questo, chiediamo che le regole europee sui bilanci siano revisionate nella prospettiva di assicurare una sempre maggiore flessibilità con riferimento alle spese di investimento nei settori strategici della protezione sociale – essenziali per la prosecuzione dell’attuazione del Pilastro sociale e il consolidamento del modello sociale europeo – tenendo conto delle particolarità dei Paesi nei quali il percorso di rientro del debito è più laborioso.

 

Quali strategie per la crescita

Nella prossima legislatura, le istituzioni di Bruxelles dovranno dare continuità al raggiungimento degli obiettivi strategici per la crescita sostenibile fissati nell’Agenda 2030, che focalizzano, tra gli altri, i target della sostenibilità ambientale, della digitalizzazione, del contrasto alla disoccupazione, alla povertà e alla disuguaglianza. Si tratta di obiettivi fondamentali per il futuro dell’Europa che, tuttavia, si trova a fronteggiare un quadro geopolitico profondamente mutato, che impone nuove priorità e chiama a scelte coraggiose. In uno scenario globale tanto instabile, è anzitutto prioritario che sia assicurata l’indipendenza dell’Europa per quanto riguarda l’approvvigionamento delle risorse energetiche, implementando le reti interne di distribuzione. La medesima indipendenza dovrà essere garantita con riferimento ai beni strategici e alla difesa. Ciò non significa ridiscutere i trattati di libero scambio stabiliti, ma certamente occorrerà dare precedenza alle esigenze di protezione del mercato interno e alla difesa della produzione interna, nella direzione della massimizzazione della qualità e della sicurezza, che da sempre contraddistinguono i prodotti europei e in particolare il Made in Italy. In questo senso riteniamo utile istituire un Commissario ad hoc per le Pmi.

Si tratta di sfide certamente complesse e impegnative, ma che devono essere affrontate attraverso il coinvolgimento diretto delle forze sociali, che rappresentano una qualificata catena di trasmissione tra le esigenze dell’economia reale e i decisori politici, in un’ottica condivisa degli obiettivi e degli strumenti da mettere in campo per sostenere la crescita e l’occupazione. In questo ambito, le libere professioni, intese come forza sociale, possono fornire un contributo prezioso per attuare politiche convergenti in materia di sicurezza, di crescita economica, di armonizzazione fiscale e di tutela della salute e del territorio. Temi che richiedono, da un lato, elevate competenze professionali e, dall’altro, una approfondita conoscenza delle dinamiche che regolano il processo legislativo europeo.

Negli ultimi 15 anni, Confprofessioni, attraverso il Consiglio europeo delle professioni liberali (Ceplis) e la Commissione consultiva per le trasformazioni industriali del Comitato economico e sociale europeo, ha attraversato tre legislature, assumendo un ruolo di rilievo nella composizione di diverse strategie politiche di interesse per le professioni. In un rapporto proficuo e costante con le istituzioni Ue la Confederazione è intervenuta per la messa a punto di diversi interventi normativi relativi al mercato unico, al dialogo sociale europeo, alla protezione sociale dei lavoratori autonomi, dando vita a numerosi progetti transnazionali per la formazione che hanno coinvolto diverse categorie e professionisti di altri Paesi Ue; ma anche per promuovere e monitorare l’attuazione delle disposizioni europee in Italia.

 Le libere professioni: una realtà dinamica in un’economia più integrata

Il conseguimento degli obiettivi di crescita sostenibile, e le possibilità di completare le transizioni verde e digitale secondo i tempi dettati dall’Agenda 2030, dipendono in larga misura dalla presenza di servizi professionali adeguati, con competenze aggiornate, in grado di accompagnare imprese, cittadini e pubblica amministrazione nell’attuazione di questi processi. I liberi professionisti sono oggi al centro di un profondo processo evolutivo, sospinto da trasformazioni economiche e sociali che stanno ridefinendo gli assetti del mercato del lavoro e dell’organizzazione degli studi professionali.

Nelle economie europee, lo sviluppo del lavoro indipendente libero-professionale rappresenta una delle dinamiche più marcate, confermando la centralità del settore nei sistemi economici e sociali sempre più basati sull’economia della conoscenza.

Negli ultimi 15 anni si è assistito a una significativa crescita occupazionale, accompagnata dalla spinta della digitalizzazione che sta delineando nuove skill e nuove competenze all’interno degli studi professionali per assecondare i profondi mutamenti della domanda dei servizi da parte delle amministrazioni pubbliche, delle imprese e dei cittadini. Nel mercato europeo dei servizi, i professional self-employed sono cresciuti del 24,7% tra il 2009 e il 2019.

Una dinamica positiva che è proseguita anche nel periodo più recente (+3,1% tra 2021 e 2022 e +3,5% tra 2019 e 2022). L’Italia, con 48 liberi professionisti ogni mille occupati, è attualmente (2022) il secondo Paese europeo per incidenza, superando nettamente la media dell’Unione europea. I Paesi Bassi detengono il primo posto per tasso di presenza della libera professione, con 50 liberi professionisti ogni mille occupati.

Eppure, fino ad oggi, l’Unione si è occupata solo marginalmente delle libere professioni, attraverso interventi circoscritti allo sviluppo della mobilità dei professionisti nello spazio europeo e all’abbattimento di presidi tradizionali del lavoro professionale regolamentato, a partire dalle tariffe. Possiamo affermare che nelle ultime tre legislature europee è mancata una visione di sviluppo strategica di un settore economico, che attraversa ogni ambito dell’economia e della società.

Numerosi interventi normativi che avevano l’obiettivo di promuovere la cultura professionale si sono via via persi per strada. Tantomeno si è riusciti a dare una prospettiva di sviluppo specifica per il nostro settore sui temi della sostenibilità, della digitalizzazione e dell’intelligenza artificiale, in modo da assecondare il processo evolutivo delle professioni verso un’Europa delle competenze.

 Le priorità di Confprofessioni per il prossimo Parlamento europeo

L’agenda di Confprofessioni per l’Europa delle competenze

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