Sull'operato della magistratura possono esercitarsi riflessioni critiche.
La nota della Giunta in replica alle sorprendenti dichiarazioni del segretario di AreaDG.
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Le dichiarazioni del segretario di AreaDG, Giovanni Zaccaro, secondo cui il presidente dell’Unione delle Camere Penali si sarebbe unito a un “coro” che starebbe “speculando” sul caso Garlasco attraverso “espressioni improprie” e “giudizi affrettati”, sono sorprendenti.
L’intervento del Presidente dell’Ucpi non aveva nulla a che vedere con il clamore mediatico o con le semplificazioni da talk show. Richiamava, al contrario, questioni strutturali e antiche del processo penale italiano: il tema dell’errore giudiziario, degli squilibri sistemici, della cultura della prova, del valore effettivo del principio dell’oltre ogni ragionevole dubbio.
Colpisce che si invochi il rispetto per “chi lavora serenamente” ogni volta che qualcuno osa porre questioni di carattere sistemico. Nessuno ha attaccato magistrati o singoli uffici giudiziari. Si è parlato di regole processuali, di limiti alle impugnazioni, di uso della prova scientifica, di elaborazione congetturale dell’indizio. Temi che dovrebbero stare al centro del dibattito giuridico, non essere liquidati come “espressioni improprie”.
Stupisce, semmai, che venga considerata una forma di indebita pressione perfino la semplice constatazione che una condanna dopo due assoluzioni possa generare sconcerto nell’opinione pubblica. Davvero dovremmo fingere che si tratti di una dinamica fisiologica, sulla quale non sia consentito interrogarsi criticamente?
Il riferimento del segretario di AreaDG al “coro” mediatico appare dunque del tutto fuori luogo. Una cosa sono le strumentalizzazioni televisive o le semplificazioni giornalistiche. Altra cosa è il diritto-dovere dell’avvocatura di interrogarsi pubblicamente sul funzionamento del processo e sulle garanzie che presidiano la libertà dei cittadini.
La giustizia, del resto, non appartiene alle corporazioni, ma ai cittadini. E forse sarebbe opportuno abituarsi all’idea che anche sull’operato della magistratura possano esercitarsi riflessioni critiche, senza che ogni volta si debba evocare una sorta di impropria lesa maestà.
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