Anno: XXII - Numero 91    
Martedì 12 Maggio 2021 ore 16:00
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Perdiamo tempo sull’accesso alla professione forense senza renderci conto dell’avvento della giustizia predittiva

La Pandemia sta aumentando le disuguaglianze non solo a livello economico, ma anche sociale e sanitario e, nel frattempo, la classe media si va restringendo sia per la crisi economica che per le grandi trasformazioni dell’organizzazione del lavoro.

Perdiamo tempo sull’accesso alla professione forense senza renderci conto dell’avvento della giustizia predittiva

Nel settore della giustizia si pensi solo allo smart working e alle udienze a distanza.

Lo smart working ha favorito il distanziamento dando l’avvio ad un processo di riorganizzazione del lavoro che proseguirà, inevitabilmente.

Nei prossimi mesi, dunque, indipendentemente dall’andamento della pandemia, è possibile attendersi grandi trasformazioni dell’organizzazione del lavoro, che colpiranno in particolare gli occupati della classe media (Covid-19, Le disuguaglianze crescono e la classe media si riduce, 15.06.2020 di Fabio Menghini).

L’intelligenza artificiale (IA) è ormai utilizzata nei settori più disparati.

L’IA potrà trovare applicazione anche in ambito giudiziario e, in particolare, nell’ambito della cd. “giustizia predittiva” per formulare previsioni sull’esito di una causa, o anche, per affiancare il Giudice nella fase decisoria.

Si pone quindi il problema se una machine learning, munita di rete neurale artificiale capace di immagazzinare quantità teoricamente illimitate di dati (quali disposizioni di legge e precedenti giurisprudenziale), dopo un adeguato periodo di apprendimento, possa emettere un giudizio (cfr. P. Bennati, Le macchine sapienti, Marietti, Bologna, 2018).

Nel campo civile, poniamo in una causa di risarcimento danni da sinistro stradale, nulla osta a che un computer, sulla base dei rilievi compiuti dai verbalizzanti sul luogo dell’incidente e della documentazione prodotta, possa non solo stabilire chi, avendo violato specifiche norme del codice della strada, si sia reso in tutto o in parte responsabile del sinistro, ma anche quantificare l’ammontare dal danno risarcibile.

 Anche nel settore tributario talune tipologie di controversie potrebbero ben essere risolte automaticamente. Ad esempio, ricorsi avverso avvisi di accertamento originati da verifiche bancarie e fondati sulla presunzione di cui all’art. 32, comma 1, n. 2, del DPR n. 600/1973 secondo la quale sono posti a base delle rettifiche i movimenti finanziari che non trovano riscontro nelle scritture contabili. Ricorsi accogliibili se e nella misura in cui il contribuente, se si tratta di prelevamenti, ne abbia indicato il beneficiario o, nel caso di versamenti, abbia fornito prova documentale di averne tenuto conto per la determinazione del reddito soggetto ad imposta ovvero che gli stessi non hanno rilevanza a tal fine. Prova che un elaboratore, opportunamente programmato, potrebbe essere senz’altro in grado di rilevare ai fini della decisione.

 La funzione predittiva dell’intelligenza artificiale può infine consistere – ed è questa l’applicazione più rilevante – nella capacità di prevedere l’esito di un giudizio.

Del resto, utilizzando le banche dati esistenti, e per mezzo di sofisticate tecnologie, già oggi è possibile individuare propensioni e, su questa base, prevedere, con sufficiente grado di probabilità, quale possa essere l’orientamento decisionale di un giudice su una determinata questione giuridica.

Non c’è dubbio, infatti, che queste banche dati giurisprudenziali, oltre ad agevolare il lavoro degli operatori del diritto, costituiscano un prezioso strumento di ausilio per la costruzione nomofilattica della Cassazione, consentendo l’estrazione di principi di diritto consolidati ai fini della valutazione di ammissibilità o meno dei ricorsi, contribuendo a migliorare il livello di efficienza della giustizia.

L’idea che un sistema automatizzato di elaborazione giurisprudenziale possa, in qualche misura, condizionare il giudice, inducendolo ad applicare la soluzione proposta dalla macchina, senza tener conto della particolarità del caso concreto, ha tuttavia suscitato, in coloro che si sono occupati dell’argomento, non poche perplessità, tanto che il tema della prevedibilità delle decisioni è già da tempo al centro di un vivace dibattito dottrinale (cfr. C. Castelli e D. Piana, Giustizia predittiva. La qualità della giustizia in due tempi, in Questione giustizia trimestrale, n. 4/2018, pagg. 54 e seguenti).

 Non passerà molto tempo che ci sarà anche un giudice robot.

Sarebbe certamente utile per assicurare alla giustizia maggiore celerità ed efficienza nonché per evitare un’eccessiva disomogeneità di giudizi (Intelligenza artificiale applicata alla giustizia: ci sarà un giudice robot? Di avv. Alessandro Traversi).

Questo inarrestabile rinnovamento tecnologico comporterà inevitabilmente una drastica riduzione del numero di avvocati dove emergeranno i più preparati dal punto di vista tecnologico – informatico, tutti gli altri verranno condotti fuori dal mercato forense con la concentrazione del PIL dell’avvocatura nelle mani della nuova classe dirigente con immediate ripercussioni sulla previdenza forense che, per come è strutturata oggi, non potrà reggere l’avvento delle nuove tecnologie.

 Forse più che dell’esame di accesso alla professione forense dovremo preoccuparci di questi cambiamenti che sono in corso.

Il tutto senza sottovalutare i rischi che questo cambiamento comporta: l’intelligenza artificiale potrebbe essere il peggior evento della storia della nostra civiltà, porta con sé pericoli perché abilita nuovi modi per permettere a pochi individui ed organizzazioni di controllare moltitudini di uomini (e cose). Dobbiamo prepararci a gestirla per evitare che questi potenziali rischi prendano forma e diventino realtà. Sorprende anche che l’ultimo monito sia venuto proprio da un imprenditore di successo come Elon Musk (l’uomo che secondo Forbes è quello che ha guadagnato di più nell’ultimo anno con i suoi 151 miliardi di dollari): «L’intelligenza artificiale è il più grande rischio cui la nostra civilizzazione si trova a far fronte» sostiene quest’ultimo. In particolare, egli evidenzia i rischi di una guerra scatenata dai computer o una catastrofe occupazionale dovuta a decisioni basate soltanto sulle elaborazioni dell’I.A., unico vero pilastro dominante dell’economia del futuro, capace di riservare alle macchine migliaia, forse milioni, di lavori oggi ancora gestiti agli uomini.

Tratto da Diritto e Giustizia

 

 

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