Anno: XX - Numero 192    
Giovedì 14 Novembre 2019 ore 16:00
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Int 2019

L'avvocatura ha acquisito una rilevanza politica , sociale e professionale e non osate...subite!

Il paradosso istituzionale dell'avvocatura tra le riforme concordate , gli scioperi proclamati e le intimidazioni pretestuose al diritto di informazione e di libertà di espressione

L'avvocatura ha acquisito una rilevanza politica , sociale e professionale e non osate...subite!

Questo è il messaggio, colorito solo per semplificare, che ormai le istituzioni forensi italiane cercano di veicolare …e questi i temi :  l’avvocato in costituzione,  il diritto all’acqua per Dubai 2020 , partecipazione attiva ai tavoli di concertazione con il governo in tema di riforme , promozione di misure come l’equo compenso,  ritenute risolutive per risanare la crisi reddituale in cui versa la categoria e da ultimo finanziamenti agevolati agli avvocati con garanzia dello stato. In questi giorni ci si agita e ci si confronta anche sui giorni proclamati per l’astensione dalle udienze per la riforma sulla prescrizione, dimenticando il ruolo svolto dalle rappresentanze forensi durante i tavoli di “lavoro” prodromici al concepimento della stessa. Si tralascia che l’attività svolta durante i “lavori tra rappresentanze dell’ avvocatura e ministero della giustizia” ha concepito tale riforma ma al tempo stesso ha controbilanciato l’affermazione del ruolo granitico dell’avvocatura in Costituzione. Adesso l’avvocatura si sdegna, invoca la lesione di diritti e garanzie e si proclamano le astensioni,  legittime e fondate dal punto di vista sostanziale ma forse l’avvocatura non istituzionalizzata avrebbe dovuto prestare più attenzione per l’attività svolta dai suoi rappresentanti. C’è  chi ha deciso di non partecipare ad  alcun tipo di astensione e lo farà. Lo sdegno per la perpetrata tolleranza da parte del ministero per l’illegalità istituzionalizzata ed il continuo ammettere ai tavoli di concertazione rappresentanze illegali, che fondano la loro permanenza in un non codificato concetto di consenso acquisito, impongono che la battaglia per il rispetto della legge abbia sempre la prevalenza. Contestualmente il divario tra avvocatura e sue rappresentanze ed istituzioni si fa ancora più grande anche  per i sistemi di comunicazione adottati. In  particolare , Cassa Forense per esempio,  con comunicati imperativi diffida, mette in mora e si riserva azioni non meglio precisate a fronte di manifestazioni di scontento da parte degli iscritti circa le proiezioni tra il versato ed il percepito che presentano caratteri di opinabile valutazione sia nelle linee generali impositive,  sia nel particolare. Ci si accorge, che anche in questo settore, quello previdenziale che più di tutti  potrebbe accumunare l’avvocatura, si cerca di rompere il confronto ed il contraddittorio, di inibirlo,  così che le battaglie condotte per l’abolizione dei minimi slegati dal reddito appaiano un ricordo affossato nei meandri del sistema. Sistema retto da un triumvirato che vede nel Cnf in composizione illegale, Cassa Forense  e Ministero, i suoi protagonisti eccellenti. Dall’altro lato delle rappresenranze , l’avvocatura non istituzionalizzata , le associazioni,  recitano copioni disparati che oscillano tra l’obiettivo di entrare nel sistema o di contrapporsi allo stesso per perseguire il mito del tanto invocato cambiamento.  Il congresso catanese doveva rappresentare il punto più basso del degrado della categoria e della inconsistenza delle rappresentanze…ma non c’è mai fine al peggio. A distanza di un anno, nel turbinio della faida del doppio mandato, le rappresentanze ordinistiche, anche quelle epurate, hanno partecipato alla chiamata alle armi predisposta prima  dei riscontri , si spera favorevoli, delle prossime pronunce della magistratura in tema di illegalità istituzionalizzata.  Il patto concordato tra il ministro claudicante ed il presidente plurimandatario è chiaro a tutti e le cosiddette rendite di posizione o posizioni di esclusivo privilegio , sono ormai riconosciute anche dall’opinione pubblica che non attribuisce alcuna autorevolezza e rappresentanza per la tutela dei diritti all’avvocatura italiana.

Tra l’equo compenso somministrato come intervento diretto all’equità ma a tutela di pochi, all’acqua di  Dubai che pagheremo , non si sa ancora quanto, ma pagheremo a caro prezzo…tanta amarezza per una professione che non esiste più. Ritorno per mio ricordo agli interventi di chi in passato, con la  sua voce appassionata, con la sua presenza ,  denunciava  il malaffare dilagante che oggi, in maniera evidente, delegittima  di fatto chi siede nelle istituzioni forensi in dispregio della legge vigente, abusando della stessa, eludendola e strumentalizzandola per scopi di lucro personali ai danni dei coiscritti.  Queste personalità  avevano un tempo un ruolo propulsivo  nelle battaglie condotte dai pochi e davano forza ed incoraggiamento all’associazionismo forense nei rapporti con le professioni ed istituzioni, imponendosi come catalizzatori di iniziative ed idee ed uomini in grado di aggregare in vista di un progetto di sintesi ed azione. Nel degrado morale, intellettuale e professionale di oggi, non abbiamo acquisito alcuna rilevanza …contrariamente a quanto ritenuto dai più, …siamo merce sui tavoli del baratto istituzionale e tra il decoro ed il falso perbenismo acclamiamo le peggiori storture del sistema.

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