La solitudine del ministro della Giustizia
Mi ha colpito la solitudine del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, chiamato a difendersi in Aula, a Montecitorio, sulla mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni.
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Mi ha colpito perché, ai tempi della prima Repubblica, ricordo il caso del ministro dei lavori pubblici Giovanni Prandini, oggetto di una mozione di sfiducia individuale da parte di Anna Donati, parlamentare dei verdi, che fu difeso nel dibattito parlamentare dal Presidente del consiglio Giulio Andreotti. Il ministro ricevette una telefonata da Palazzo Chigi con la quale il Presidente gli disse che lo avrebbe difeso lui davanti all’assemblea. Unica cosa chiedeva tutti gli elementi necessari per approntare il suo discorso. Elementi che furono messi a disposizione previa una ricostruzione delle ragioni della critica al ministro, in sostanza le gare di appalto Anas per l’affidamento di lavori.
È stata, quella del Presidente Andreotti, una decisione corretta e coraggiosa, perché la mozione di sfiducia, pur essendo individuale, riguarda un componente del governo ed è naturale, dunque, che a sostenere la legittimità dell’operato del ministro debba essere il Presidente del Consiglio che assume anche la responsabilità politica delle scelte effettuate da un membro del Governo.
Questo non è accaduto nel caso del ministro Nordio, certamente non per trascuratezza, considerata la verve con la quale Giorgia Meloni è solita difendere in Parlamento l’azione del Governo. Ed è stato un errore politico, anche perché le argomentazioni poste a fondamento della mozione di sfiducia attenevano non solo a presunti comportamenti sbagliati del ministro ma anche ad iniziative assunte dalla Presidenza del Consiglio con l’impiego di un mezzo aereo a disposizione dei servizi di sicurezza per accompagnare il Libia il Generale anziché metterlo a disposizione del Collegio Penale Internazionale che nei suoi confronti aveva emesso un ordine di cattura.
Non entro nel merito delle contestazioni mosse al ministro Nordio ma è certo che il popolo della destra, che apprezza la Presidente del Consiglio per la sua determinazione, avrebbe certamente gradito che le ragioni per respingere la mozione fossero da lei svolte con l’impegno che pone sempre nella difesa delle iniziative assunte dall’Esecutivo.
Indipendentemente dalle ragioni giuridiche che avevano consigliato il Presidente Andreotti a difendere il suo Ministro.
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