Putin e il fascino dell’uomo forte
Una parte della destra occidentale guarda alla Russia e al suo leader.
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L’ombra della Federazione russa si estende in Europa su uomini e partiti. Ne scrivono i giornali, immaginando esiti elettorali drogati da una diffusa simpatia verso Vladimir Putin che condiziona anche l’atteggiamento di alcuni nei confronti dell’Ucraina. Di contro altri paventano la possibilità che la Russia invada l’Europa partendo da paesi già nella sfera politica della disciolta Unione Sovietica.
Un dato è comunque certo. l’Europa e la Russia sono destinati a confrontarsi. Per farsi la guerra o per allearsi. Sono scenari entrambi possibili. Le simpatie provengono da movimenti e partiti di destra, i timori da ambienti liberali. E si spiega perché a destra, laddove la barra ideologica richiama più o meno consapevolmente i fascismi, perdura il culto dell’uomo forte, solo al comando, che attua disciplina e ordine, che impone le sue scelte senza molte preoccupazioni per l’opinione pubblica la quale finisce per accontentarsi di una condizione di relativa sicurezza e di un medio benessere, anche a scapito delle libertà di opinione che in fondo interessano pochi. Accadeva in Italia al tempo del fascismo, accade oggi nella Federazione russa. E questo piace a molti dei nostri destri. In fin dei conti la libertà di manifestazione del pensiero è un lusso per i pochi che l’esprimono e lo praticano, anche a rischio di essere invisi alla maggioranza dei benpensanti, intesi come coloro che pensano poco e fedelmente seguono le indicazioni del leader del partito votato. Al più, quando dissentono, disertano le urne. Non è uno scenario che ci piace. Avremmo voluto un’area liberale più ampia, tra un centro ed una destra amanti del dibattito, dove le scelte proposte all’elettorato non vengano condivise in ragione dell’appartenenza ma di una ragionevole e ponderata adesione. Sarebbe possibile se i partiti fossero aperti al dialogo e al confronto, all’interno e con l’altra parte politica. Ma è faticoso, perché guidare i gruppi parlamentari formati da persone che abbiano un forte radicamento sul territorio è impegnativo e rende fluide le maggioranze. Meglio parlamenti di nominati, che devono tutto alle segreterie dei partiti e non dicono la loro. Al più sussurrano, timidamente. Così scade la classe politica che recluta chi non disturba il manovratore ma anzi ne esalta il ruolo e le scelte, come sentiamo da alcuni, deputati a fornire all’opinione pubblica messaggi preconfezionati e ossessivamente ripetitivi.
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