Anno: XXVIII - Numero 161    
Giovedì 27 Agosto 2026 ore 13:30
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Governo debole, opposizione debolissima

Tra governo e opposizione prevalgono incertezza e vuoto programmatico: nel 2027 gli italiani rischiano di scegliere ancora turandosi il naso.

Governo debole, opposizione debolissima

In vista delle elezioni legislative che si terranno nel 2027, giornali e televisioni prendono posizione a favore o contro, del governo, innanzitutto, ma anche dei partiti e dei movimenti del cosiddetto “campo largo”. Cercando di stimolare un ritorno al voto dei tanti italiani che negli ultimi anni si sono astenuti: “tanto non cambia niente” è stata la motivazione ricorrente.

Pro o contro, perché il voto, quando non è espressione di una forte convinzione, esprime la scelta possibile, ritenuta opportuna, inevitabile. Il voto va a premiare un’area politica anche perché non si vuole che vinca l’altra parte. È un po’ il voto al quale Indro Montanelli invitava gli italiani “turandosi il naso”. Allora era in favore della Democrazia Cristiana, per non far vincere il Partito Comunista Italiano. Oggi il richiamo a confermare la scelta a suo tempo fatta per i partiti del Centrodestra è per non far prevalere il “campo largo” del quale, come dice Enrico Mentana, non si conoscono idee programmatiche. Quindi pericolosissimo per un’Italia che vive gravi difficoltà economiche e sociali. Ad esempio, sempre Mentana sottolinea come il problema dei problemi sia oggi l’immigrazione che è al centro di molteplici questioni che agli italiani stanno molto a cuore. A cominciare dalla sicurezza delle città e dei borghi che, tra l’altro, non è un tema solo della destra o delle destre, anche se per questi partiti l’accoglienza va regolamentata per escludere o limitare l’insicurezza delle nostre strade. Ma immigrazione significa anche recepire forza lavoro, necessaria per ogni settore produttivo, dall’agricoltura all’industria alla ristorazione, all’assistenza alle persone, quelli che enfaticamente si dice “accudiscono i nostri anziani” spesso senza un minimo di professionalità. Perché mancano le regole.

Che ne dice la maggioranza? Farfuglia, non riesce a trovare la strada giusta a quattro anni ed oltre dall’inizio dell’esperienza di governo. E la sinistra? Non si sa cosa voglia fare.

Con molta semplicità e semplificazione il quadro che abbiamo è desolante. Pietoso per chi governa, lo è ancora di più pe chi è all’opposizione, un ruolo essenziale negli ordinamenti democratici parlamentari. Infatti da tempo il dibattito politico nel Paese appare sterile, scarso sui giornali e sulle televisioni, inesistente nella società di quella che un tempo era rappresentata da sezioni e circoli sostenuti dai parlamentari locali, quelli che “dovevano” cercare il voto di preferenza, che al venerdì, come ricorda sempre il mio amico Pietro Boiano, tornavano nel collegio per ascoltare gli elettori. Conseguentemente le Camere non sono più luogo di approfondimento e di elaborazione di idee. Chi segue i lavori parlamentari, utile vetrina delle idee, assiste a dibattiti sterili, magari a volte urlati per la soddisfazione dei fans, ma inconcludenti, anche perché, va detto, la maggioranza non appare permeabile ai suggerimenti che provengono dagli scranni opposti.

Ma se il governo può ritenersi soddisfatto di avere il controllo delle istituzioni, uno sportello virtuale della società, l’opposizione appare sempre più estranea ai problemi della gente. Si rifugia nei monologhi che sui social i fedelissimi propinano a chi segue TikTok, Instagram e Facebook. Frasi e scritte stantie, ripetitive evidentemente eteroformulate che dicono di un governo che fa dell’Italia la guida del mondo, che senza ritegno dicono che l’esecutivo è il migliore “della storia d’Italia” e la Presidente è, naturalmente, bravissima e bellissima. In questa competizione estetica probabilmente Giorgia Maloni ha qualche chance di più rispetto a Elly Schlein. Infatti  Matteo Renzi propone Silvia Salis, sportiva dal sorriso accattivante.

Programmi? Non si conoscono, dobbiamo concordare con Mentana. E questo è preoccupante perché la scelta dell’elettore, dopo la dissoluzione delle ideologie, non può essere estetica o sentimentale. Deve individuare chi e cosa farà. Nel vuoto generale. Perché ricordo, ancora una volta, lo smarrimento con il quale il Governo e la sua maggioranza, assunte le responsabilità del potere nell’ottobre del 2023, farfugliavano dinanzi alle cifre del bilancio di previsione dello Stato per il nuovo esercizio finanziario predisposto dal Governo Draghi. E mi è parso logico concludere che non lo avevano studiato e anche allora quella opposizione non aveva pronto un bilancio alternativo, come deve fare l’opposizione.

E poi qualcuno a destra si lamenta se un Generale con una significativa esperienza di comando di uomini e di analisi delle situazioni in campo chiama a raccolta gli scontenti. Con parole forti, che evocano princìpi e programmi “politicamente scorretti”, anzi a volte scorrettissimi. Non è la prima volta nella storia, non solo d’Italia.

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