Quasi 40 mila posti nelle professioni sanitarie.
Il Mur aumenta ancora i posti: 39.624 nel 2026-27. Ma l’anno scorso le domande sono cresciute appena dello 0,2%. E proprio gli infermieri, quelli di cui abbiamo più bisogno, sono sempre più difficili da trovare
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Quasi 40 mila posti universitari per formare infermieri, fisioterapisti, tecnici di radiologia, logopedisti e gli altri professionisti senza i quali ospedali e territorio semplicemente non funzionano.
Per l’anno accademico 2026-27 il ministero dell’Università ha autorizzato 39.624 posti nelle 23 professioni sanitarie triennali: 38.184 per candidati UE e non UE residenti in Italia e 1.440 per gli extra UE residenti all’estero. I test sono fissati il 16 settembre in italiano e il 17 in inglese. (Ministero Trasporti)
Sembra una buona notizia. E lo è.
Ma il vero problema della sanità italiana non è più soltanto quanti posti mettiamo a bando. È quanti giovani vogliono davvero occuparli.
Più posti, quasi gli stessi candidati
L’anno scorso, 2025-26, per le professioni sanitarie furono presentate 64.260 domande per 36.873 posti.
L’anno precedente erano state 64.139 per 35.592 posti.
Tradotto: mentre i posti aumentavano del 3,6%, le domande crescevano appena dello 0,2%. Il rapporto candidati/posto è così sceso da 1,8 a 1,7. (Edises)
Ma la media inganna.
Ci sono corsi molto richiesti, come Fisioterapia e Tecniche di radiologia, mentre Infermieristica vive una crisi di attrattività molto più seria.
Nel 2025 i posti per Infermieristica erano arrivati a circa 20.700, ma FNOPI stimava soltanto circa 19 mila domande negli atenei pubblici.
È difficile trovare un’immagine più chiara del problema: mancano infermieri, aumentiamo i posti per formarli, ma non troviamo abbastanza ragazzi che vogliano diventarlo. (FNOPI)
Intanto gli infermieri escono
E dall’altra parte della porta c’è una generazione che si avvicina alla pensione.
FNOPI stimava nel 2025 intorno alle 25 mila unità l’anno il numero di infermieri che progressivamente raggiungono il pensionamento.
AGENAS fotografa ancora meglio la montagna che abbiamo davanti: tra 2026 e 2035 circa 78 mila infermieri dipendenti del SSN raggiungeranno i limiti di età. La fascia 55-59 anni comprende già più di 53 mila professionisti. (FNOPI)
E nel 2024 si erano laureati appena 11.404 nuovi infermieri.
Il conto non torna.
La “fuga all’estero”? Esiste, ma attenzione ai numeri
Si parla spesso di migliaia di infermieri italiani in fuga verso Svizzera, Germania, Regno Unito o Paesi del Golfo.
Il fenomeno esiste, ma i numeri vanno raccontati correttamente.
Secondo FNOPI, nel 2025 sono state 245 le cancellazioni dall’Albo dichiaratamente dovute al trasferimento all’estero, mentre 5.103 erano legate alla cessazione dell’attività.
Le cancellazioni complessive sono state 10.469, ma comprendono anche pensionamenti, decessi, morosità e altre cause. Nello stesso anno ci sono state 13.601 nuove iscrizioni. (FNOPI)
Quindi non possiamo dire che diecimila infermieri siano scappati dall’Italia.
Possiamo però dire che il SSN fatica a trattenerli e, contemporaneamente, fatica a convincere i diciottenni a diventarlo.
Il numero chiuso non è più il problema. È il numero vuoto
Questa è forse la domanda che la politica dovrebbe porsi.
A cosa serve aumentare continuamente i posti universitari se alcune professioni non riescono più a riempirli?
Retribuzioni, turni, notti, responsabilità crescenti, scarse prospettive di carriera e difficoltà nel conciliare vita e lavoro hanno trasformato soprattutto Infermieristica in una professione indispensabile ma sempre meno desiderata.
L’Italia stima una carenza di circa 65 mila infermieri e sta entrando nella grande stagione dei pensionamenti. (Opi)
Possiamo continuare ad aumentare i posti.
Ma il problema ormai viene prima dell’università.
Se una ragazza o un ragazzo di 18 anni non sogna più di fare l’infermiere, chi assisterà un Paese nel quale gli anziani saranno sempre di più?
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