Il salvadanaio previdenziale
Va di moda in questa torrida estete spingere sulla proposta Covip del salvadanaio previdenziale. Cosi Enrico Marro sul Corsera del 21 agosto 2026
«Certo, se come presidenti dell’Inps e della Covip andiamo insieme dal ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, forse è la volta buona che la proposta passa». La proposta è quella di creare un «fondo previdenziale alla nascita», dice il presidente della Covip, l’autorità di vigilanza sui fondi pensione, Mario Pepe, dopo aver letto l’intervista al presidente dell’Inps, Gabriele Fava, pubblica ieri dal Corriere, con al centro proprio questa idea. Che Pepe cercò di far passare già nella legge di Bilancio dello scorso anno, senza successo. Con l’obiettivo di istituire un «salvadanaio previdenziale» per ogni nuovo nato, dove versare «fino a 100 euro al mese, con un contributo iniziale dello Stato e poi alimentato dalla famiglia, così che già a 18 anni la persona possa disporre di un capitale che poi potrà continuare a crescere durante la vita lavorativa, fino alla pensione: un modo per aiutare concretamente i giovani ed evitare il rischio che abbiano assegni inadeguati, per colpa delle carriere intermittenti e delle retribuzioni basse».
Perché la proposta non fu accolta?
«Ne avevo parlato col governo e da Forza Italia fu anche presentato un emendamento alla manovra per introdurre la riforma, ma non passò».
Perché?
«C’era una questione di coperture. Secondo me, si sarebbero potuti utilizzare i fondi per il bonus bebè (mille euro una tantum per i nati in famiglie con Isee fino a 40mila euro, ndr.) ma l’idea non fu accettata. Inoltre, c’era il dilemma di chi avrebbe dovuto gestire questo fondo. Alla fine, Giorgetti, alle prese con una manovra molto spartana, disse di no. Nel frattempo, però, sono successe cose importanti».
Quali?
«La Commissione europea guarda con favore a questo approccio e le simulazioni fatte dimostrano che con piccoli versamenti si ottengono montanti di assoluto rilievo, perché frutto di una fase di accumulo molto lunga, parliamo di circa 70 anni, dalla nascita alla pensione. E poi c’è la novità della Germania».
Di cosa si tratta?
«Il governo tedesco ha appena introdotto uno schema di risparmio previdenziale (a partire dai 6 anni di età, ndr.) con un contributo simbolico dello Stato di appena 10 euro al mese fino ai 18 anni d’età e ha calcolato che se i genitori aggiungono altri 20 euro al mese, sempre fino a 18 anni, il beneficiario, a 65 anni, si ritroverebbe, grazie al rendimento composto del montante investito, con 160mila euro, e questo senza tener conto che, quando la persona comincia a lavorare, potrebbe continuare a contribuire».
Invece di iscriversi al fondo pensione di categoria?
«Ma no, non c’è incompatibilità. Anzi, il montante può benissimo essere trasferito nel fondo».
Non crede che anche quest’anno, con la manovra, si riproporranno i problemi di copertura e di titolarità della gestione: l’Inps o la Covip?
«L’Inps si occupa della previdenza obbligatoria. Qui invece parliamo di risparmio volontario, che in ogni caso dovrebbe essere vigilato dalla Covip. Credo che la cosa migliore sia un fondo che nasca dalla collaborazione di tutti i fondi pensione. E aggiungo due cose. Siccome parliamo di un capitale paziente, che matura in circa 70 anni, si potrebbe stabilire per legge che il 5% vada a finanziare le piccole e medie imprese italiane, mentre oggi l’80% degli investimenti dei fondi pensione va all’estero e alle pmi in Italia non arriva nulla. La seconda cosa è che bisognerebbe aiutare anche i redditi più bassi a farsi il salvadanaio previdenziale, per esempio con forme di cash back sugli acquisti: quando si fa la spesa al supermercato e ti danno i bollini, invece che prendersi una padella sarebbe meglio farsi fare un versamento al fondo».
Lei crede molto a questa proposta, vero?
«Sì, perché è un aiuto concreto ai giovani. Al salvadanaio potrebbero concorrere anche i familiari, per esempio, con un versamento in occasione dei compleanni. E a 18 anni il capitale accumulato potrebbe essere usato anche per pagarsi gli studi, in Italia o all’estero. Realizzare questa proposta tradurrebbe in pratica il discorso dell’educazione finanziaria. Il problema della previdenza dei giovani va affrontato oggi, non quando essi saranno prossimi alla pensione. Ci dobbiamo riuscire, non possiamo continuare a vivacchiare».
Oggi sul sole24 ore il Presidente di Assoprevidenza, Prof. Sergio Corbello, che sostiene la proposta ,suggerisce che la gestione sia affidata a Poste e Banche, cioè a chi di mestiere si occupa ogni giorno di metter al lavoro, ai fini previdenziali,somme di denaro con un tasso di rendimento fissato ex lege, per esempio l’euribor a 12 mesi piu’ qualche frazione di punto.
Ho già scritto piu’ volte che la previdenza,specialmente quella di primo pilastro, non puo’ essere affidata ai mercati finanziari, perche’ cosi facendo si scarica, senza dirlo, il rischio finanziario sui pensionandi.
In questa ottica, lo Stato potrebbe, piu’ semplicemente, emettere un bond di lunga durata, dedicato al retail, per finalità previdenziali.
Già il prof Corbello si mostra perplesso nell’ affidare la gestione ai fondi complementari aperti ” perchè potrebbero esserci dei costi da valutare”.
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