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Deficit fuori controllo, l’Italia rischia grosso

Il 3,08% blocca l’uscita dall’infrazione: 35 miliardi ora in bilico.

Deficit fuori controllo, l’Italia rischia grosso

“Clausole di salvaguardia nazionali

  1. Su richiesta di uno Stato membro e su raccomandazione della Commissione basata sulla propria analisi, il Consiglio può adottare, entro quattro settimane dalla raccomandazione della Commissione, una raccomandazione che consenta a uno Stato membro di deviare dal percorso della spesa netta stabilito dal Consiglio, nel caso in cui circostanze eccezionali al di fuori del controllo dello Stato membro abbiano rilevanti ripercussioni sulle sue finanze pubbliche, a condizione che tale deviazione non comprometta la sostenibilità di bilancio nel medio termine. Il Consiglio specifica un termine per tale deviazione.
  2. Su richiesta dello Stato membro interessato e su raccomandazione della Commissione, il Consiglio può prorogare il periodo durante il quale tale Stato membro può deviare dal percorso della spesa netta stabilito dal Consiglio, se le circostanze eccezionali persistono. È possibile concedere una proroga più di una volta. Tuttavia, ciascuna proroga ha una durata massima di un anno.”

Il Governo ha chiesto di poter usufruire della clausola di salvaguardia per destinare 14 miliardi alla sicurezza energetica, esclusi bonus o riduzione accise, e 21 miliardi per la difesa. Totale circa 35 miliardi.

Ma queste spese impatteranno sul deficit e come usciremo dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo?

“Le regole europee sui conti pubblici, modificate nel 2024, prevedono che i Paesi con debito superiore al 60% del Pil e deficit superiore al 3% del Pil (tra cui l’Italia) debbano seguire una traiettoria di “spesa netta” (ossia, semplificando, spesa pubblica che è sotto il diretto controllo del Governo, al netto delle variazioni di entrate deliberate dal Governo) concordata con la Commissione Europea per un periodo di 4 anni, estendibili a 7, insieme a specifici impegni di riforme e investimenti. Di fatto la traiettoria definisce il limite massimo di manovra del Governo, in modo tale da aggiustare gradualmente il deficit e preservare la stabilità dei conti pubblici.

Al percorso concordato sono ammesse deviazioni, tramite la c.d. clausola di salvaguardia nazionale: nel caso in cui “circostanze eccezionali al di fuori del controllo dello Stato membro abbiano rilevanti ripercussioni sulle sue finanze pubbliche” i singoli Stati possono chiedere alla Commissione Europea di spendere risorse aggiuntive per un periodo predeterminato. Il tutto “a condizione che tale deviazione non comprometta la sostenibilità di bilancio nel medio termine”.

L’utilizzo della clausola per fini di difesa e di sicurezza energetica è stato esplicitamente ammesso dalla Commissione Europea”. (Fonte: Osservatorio dei conti pubblici di Carlo Cottarelli).

L’Istat ha certificato, in via definitiva, il deficit 2025 al 3,1% (3,08%) del PIL con ciò inibendo l’uscita anticipata dalla procedura di infrazione UE.

L’aumento della inflazione al 3,3%, causata dalla impennata dei prezzi dei beni energetici, avrà indubbi effetti sui consumi e investimenti e quindi sulla crescita.

La stima del PIL per il 2027 dello 0,8% probabilmente dovrà essere rivista al ribasso.

Per uscire dal deficit UE nel 2027 il Governo dovrà operare in modo da contenere il deficit al di sotto del 3%.

Il Governo dovrà altresì tenere sotto controllo la spesa per interessi sul debito che, per il 2026, cuba intorno ai 90 miliardi di euro che salirà nel 2029 a 111,5 miliardi di euro.

Con questi numeri, anche il solo parlare di scostamento di bilancio, a me pare una follia.

Ricordo che all’Italia il PNRR ha assegnato 191,5 miliardi di cui 70 miliardi (il 36,5%) in sovvenzioni a fondo perduto e 121 miliardi (il 63,5%) in prestiti.

Senza questa provvista presumibilmente saremmo già finiti in recessione!

Dall’analisi svolta da Il Sole24Ore, apprendiamo che non ha influito il superbonus, ma 2,488 miliardi di spese aggiuntive spuntate tra aprile e ottobre per strade e ferrovie, non preventivate in tempo utile.

Senza queste spese non preventivate in tempo utile, il deficit si sarebbe fermato al 2,95% portandoci fuori dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo.

Anche solo pensare ad un eccesso di prudenza dell’Istat con cui mantiene l’Italia in procedura d’infrazione, perché “non so se sottostimi gli italiani o il governo”, mi sembra far torto ai numeri!

La pressione fiscale è però diminuita dal 43,1% al 42,9% e l’avanzo primario per fortuna è positivo.

E l’avanzo primario è un concetto che indica la differenza tra entrate e spese di una pubblica amministrazione escludendo i costi dovuti agli interessi sul debito pubblico. In altre parole, è la somma che resta o manca quando si valutano tutte le entrate correnti e di capitale, meno tutte le spese correnti e di capitale, senza tenere conto degli oneri finanziari legati al servizio del debito. L’avanzo primario può essere positivo o negativo a seconda della situazione delle finanze pubbliche.

Il motivo per cui l’avanzo primario è così cruciale è che fornisce una misura del grado di sostenibilità del debito nel tempo. Se l’avanzo primario è positivo, la pubblica amministrazione sta destinando risorse sufficienti a coprire una parte del debito in essere, non contando gli interessi. Se è negativo, serve una dinamica di rientro che, in assenza di misure correttive, può portare ad un incremento del rapporto debito/PIL e ad una maggiore pressione finanziaria nel futuro.

 

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