Balneari che occupano arenili e sono anche arroganti
Quando qualcuno si crede onnipotente, spesso usa l’arroganza per esprimersi. È il caso dei balneari siciliani (e non solo)
La Regione Sicilia ha dovuto ricordare che c’è una norma nazionale e regionale che consente l’accesso alle spiagge demaniali di chiunque, e quindi ha chiesto di levare staccionate e tornelli. Lo ha ricordato invece di multare gli inadempienti. Se noi comuni mortali sforiamo un limite di velocità sulle strade, nessuna autorità ci ricorda di non farlo, ma veniamo multati. Forse i balneari non sono comuni mortali?
Non solo. Ma i balneari che occupano le spiagge impedendo, in combutta con vari poteri politici di ogni fazione, che i servizi dei lidi siano liberalizzati, fanno sapere che, pur se ci sono staccionate e tornelli… nessuno impedisce a nessuno di superare questi ostacoli. Bene. Chissà cosa direbbero i nostri balneari se, per esempio, l’ingresso nelle loro case private fosse vincolato da tornelli o staccionate, magari messi dalla pubblica amministrazione o da un loro vicino… nessuno impedisce a nessuno di passare? “Accà nisciuno è fesso” è un noto modo verace di dire. Ma i nostri balneari, proprio perché arroganti, credono che “tutti sono fessi per definizione”.
Questo accade perché, tutte le pubbliche amministrazioni, nazionali, regionali e locali, sono complici con la corporazione dei balneari. Per assecondarli, fanno pagare multe a tutti i contribuenti perché non è stata rispettata la normativa Ue sulle liberalizzazioni.
Non solo, ma ci sono alcune regioni che, come la Toscana, pur avendo concesso per decine e decine di anni di occupare le spiagge facendosi pagare affitti come fossero monolocali nelle periferie più estreme urbane, anticipando le normative nazionali, hanno già legiferato per pagare le “buone uscite” agli attuali occupanti che non dovessero vincere le gare per la riassegnazione delle spiagge.
Oggi l’arroganza dei balneari della Sicilia, e delle istituzioni della Toscana. Avanti il prossimo. Dove vogliamo arrivare?
Articolo di Vincenzo Donvito Maxia
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