Stato di diritto e divisione dei poteri
Nella quotidiana diatriba tra Governo e Magistratura sulle invasioni di campo, è intervenuta, con parole chiarissime, la Corte costituzionale in un passaggio della sentenza n. 95/2025 riguardante il giudizio di legittimità costituzionale sull’abrogazione dell’abuso d’ufficio.
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Al punto 8 della motivazione così scrive la Corte costituzionale:
«In definitiva, questa Corte ritiene di non potere, sulla base dei parametri evocati, sindacare la complessiva efficacia del sistema di prevenzione e contrasto alle condotte abusive dei pubblici agenti risultante dall’abolizione del delitto di abuso d’ufficio, sovrapponendo la propria valutazione a quella del legislatore. Se gli indubbi vuoti di tutela penale che derivano dall’abolizione del reato – emblematicamente illustrati dalle vicende oggetto dei quattordici giudizi a quibus – possano ritenersi o meno compensati dai benefici che il legislatore si è ripromesso di ottenere, secondo quanto puntualmente illustrato nei lavori preparatori della riforma, è questione che investe esclusivamente la responsabilità politica del legislatore, non giustiziabile innanzi a questa Corte al metro dei parametri costituzionali e internazionali esaminati.» (Corte Costituzionale, sentenza n. 95/2025).
Ugualmente lo stesso principio è stato affermato dalla Corte Costituzionale nella successiva sentenza n. 96/2025 nel giudizio di legittimità costituzionale in materia di immigrazione.
La Corte ha infatti affermato che “spetta al legislatore adottare una disciplina che assicuri un’adeguata base legale alle enunciate istanze, tanto più urgente in considerazione della centralità della libertà personale nel disegno costituzionale”.
Mi auguro che le parti prendano atto di quanto affermato e che oggi polemica possa considerarsi esaurita.
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