Anno: XXVIII - Numero 171    
Giovedì 10 Settembre 2026 ore 13:30
Resta aggiornato:

Home » Report senza Ranucci, la resa dei conti continua

Report senza Ranucci, la resa dei conti continua

Piervincenzi replica alle accuse dell’ex conduttore e difende il nuovo corso. Ma dietro Report resta una guerra personale.

Report senza Ranucci, la resa dei conti continua

«Se rinunci sei un grande». Poi, però, pubblicamente gli avrebbe dato del «mediocre». Tra queste due frasi, attribuite da Daniele Piervincenzi a Sigfrido Ranucci, c’è probabilmente la fotografia più efficace della guerra che continua a consumarsi attorno a Report.

Perché ormai è difficile sostenere che si discuta soltanto del futuro di una trasmissione televisiva. Quella che doveva essere una normale, per quanto delicata, successione alla guida di uno dei programmi simbolo del giornalismo d’inchiesta italiano si è trasformata in una vicenda fatta di sospetti, accuse, veleni e ferite personali.

Piervincenzi, rimasto in campo dopo il passo indietro di Giulia Presutti, ha scelto di rispondere. E lo ha fatto senza nascondere l’amarezza. Soprattutto per il trattamento riservato alla giovane collega, che definisce «pubblicamente demolita e umiliata in primo luogo dal suo mentore». Un giudizio pesantissimo, seguito da un altro affondo, ancora più esplicito: a Ranucci Piervincenzi augura «di ritrovare equilibrio mentale e serenità».

Parole che difficilmente contribuiranno a rasserenare il clima.

Ma il punto centrale è un altro. Può davvero un programma come Report identificarsi completamente con il suo conduttore? È questa la domanda che, al di là delle polemiche, la vicenda pone con forza.

La risposta di Piervincenzi è netta: «Report non è chi lo conduce, ma tutti quelli che lo costruiscono». Una frase apparentemente ovvia, ma che oggi assume un significato quasi politico. Perché attorno al programma si è costruita negli anni un’identificazione fortissima con Ranucci. Il rischio, tuttavia, è che la difesa di quella storia professionale finisca per trasformarsi nell’idea che, senza il suo protagonista più noto, nulla possa sopravvivere.

E questo sarebbe un paradosso.

Un grande programma giornalistico dovrebbe essere più forte dei suoi conduttori. Dovrebbe vivere grazie al lavoro degli inviati, degli autori, dei tecnici e di una redazione capace di conservare nel tempo metodo, rigore e autonomia. Altrimenti non si è costruita una scuola giornalistica, ma semplicemente il monumento televisivo di un singolo.

Piervincenzi sembra voler ripartire proprio da qui. Meno centralità per chi conduce dallo studio, più spazio alle inchieste e maggiore coinvolgimento della redazione. Persino un ritorno allo spirito del Report di Milena Gabanelli, con l’obiettivo dichiarato di indagare i «gangli del potere politico ed economico» senza risparmiare nessuno.

Naturalmente, saranno i fatti a decidere se queste intenzioni diventeranno realtà.

Resta però un’altra questione. Piervincenzi è stato accusato di essere un «uomo della destra», con l’inevitabile sospetto che la sua nomina fosse il frutto di rapporti politici più che di meriti professionali. Lui respinge l’etichetta e ricorda la propria storia personale, gli anni di precariato e persino l’assurdità, a suo giudizio, di immaginare che una redazione come quella di Report potesse accettare passivamente un giornalista imposto dall’esterno.

Ammette di aver conosciuto Mauro Corsini, fratello del direttore degli Approfondimenti Rai Paolo Corsini, ma per una ragione molto meno misteriosa di quelle suggerite dalle dietrologie: una o due stagioni trascorse insieme sui campi da rugby.

Anche qui sarebbe opportuno recuperare un minimo di proporzione. Conoscere il fratello di un dirigente non equivale automaticamente a essere una sua creatura. Così come avere realizzato un progetto per il Cnel non trasforma necessariamente un giornalista in un uomo organico al centrodestra.

Il problema è che quando il dibattito pubblico viene avvelenato dal sospetto permanente, ogni conoscenza diventa complicità, ogni incarico diventa prova di appartenenza e ogni nomina diventa una congiura.

Piervincenzi ha però ragione almeno su un punto: parlare di Report significa parlare di una squadra. Ed è proprio quella squadra che ora dovrà dimostrare se è in grado di camminare senza il suo storico leader.

Ranucci resta una figura centrale nella storia recente della trasmissione e sarebbe ridicolo negarne il contributo. Ma proprio per questo dovrebbe forse evitare che una legittima amarezza personale degeneri in una battaglia contro chiunque provi a raccogliere un’eredità professionale.

Dire a qualcuno «se rinunci sei un grande» e poi definirlo pubblicamente «mediocre» non sembra il modo migliore per difendere l’autonomia di Report. Sembra piuttosto il segno di una frattura che continua a essere vissuta come una questione personale.

E questa è la vera notizia.

Per mesi si è sostenuto che Report fosse in pericolo. Ora bisognerà capire se il pericolo fosse davvero rappresentato dal cambio di conduzione oppure dalla guerra scoppiata attorno a quel cambio.

Piervincenzi promette di non rispondere ulteriormente alle provocazioni e affida la propria replica al lavoro sul campo: «Parlerà il nuovo Report». È probabilmente la scelta più intelligente. Perché, alla fine, non saranno le interviste, le accuse incrociate o le ricostruzioni più o meno interessate a stabilire chi avesse ragione.

Parleranno le inchieste.

E forse è proprio questo che tutti, protagonisti e spettatori, dovrebbero finalmente ricordare.

 

© Riproduzione riservata

Iscriviti alla newsletter!Ricevi gli aggiornamenti settimanali delle notizie più importanti tra cui: articoli, video, eventi, corsi di formazione e libri inerenti la tua professione.

ISCRIVITI

Altre Notizie della sezione

Tfr: nuovo modulo per il conferimento del trattamento economico

Tfr: nuovo modulo per il conferimento del trattamento economico

10 Settembre 2026

Il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali ha approvato il nuovo modulo TFR3 per la scelta della destinazione del TFR da parte dei lavoratori dipendenti delle aziende del settore privato a decorrere dal 1° luglio 2026 (MLPS - decreto 04 settembre 2026)

Archivio sezione

Commenti


×

Informativa

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.