Nel Parco dei “Giusti tra le Nazioni” per fare memoria di chi salvò gli ebrei
La storia di don Gaetano Tantalo che salvò due famiglie ebree fuggite da Roma e quella di molti altri religiosi o laici che si impegnarono in silenzio per tutelare chi fuggiva dalla furia nazista.
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Da quando, più di quaranta anni fa (7 marzo 1982), sulla collina di Yad Vashem (Ente Nazionale d’Israele per l’Olocausto) a Gerusalemme, fu piantato l’albero di carrubo (7 marzo 1982) in memoria di don Gaetano Tantalo (1905-1947) riconosciuto «Giusto tra le Nazioni», non si contano le volte che vi sono tornato da solo o, il più delle volte, accompagnandovi altre persone. Lo scorso dicembre, anche in vista della Giornata della Memoria 2026, ho avuto la gioia di andarvi nuovamente.
Naturalmente ho fatto sosta nelle varie parti del complesso, ma la mia speciale attenzione era per i ricordi di don Gaetano, riconosciuto dalla Chiesa Venerabile Servo di Dio nel 1995. Oltre all’albero, sotto il quale si trova la targa con il nome preceduto da «Av/Padre», nel Museo sono esposti immagini e scritti autografi di don Gaetano, a testimonianza di quanto egli fece per salvare due famiglie ebree, Orvieto e Pacifici, fuggite da Roma nel momento tragico dell’occupazione nazista (1943-1944). Don Gaetano, grazie anche alla silenziosa complicità dei parrocchiani, nascose nella modesta canonica di San Pietro a Tagliacozzo per sette mesi e provvide al sostentamento dei due nuclei familiari. Commuove vedere tra i ricordi esposti nel Museo il foglio di quaderno sul quale don Gaetano fece il calcolo per Pesach 5704, la Pasqua ebraica di quell’anno e che i Pacifici e Orvieto avevano conservato. Non meno toccante sapere che tra le poche cose lasciate da don Gaetano che viveva in povertà e austerità si trovò un frammento di «matzàh» (pane azzimo) per la cui cottura egli aveva provveduto perfino una piccola fornace ritualmente «pura».
Giovanni Claudio Bottini (Vatican News)
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