Referendum giustizia, lo scontro oscura il merito
Insulti e polemiche dominano la campagna a pochi giorni dal voto.
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Il clima che accompagna il referendum sulla giustizia dimostra quanto il dibattito pubblico italiano fatichi sempre più a restare ancorato al merito delle questioni. A pochi giorni dal voto, il confronto tra il fronte del “Sì” e quello del “No” sembra essersi trasformato in uno scontro politico e personale, dove le parole pesano più delle argomentazioni e i gesti simbolici sostituiscono la discussione.
Gli episodi delle ultime ore — dal rogo dei manifesti con l’immagine della presidente del Consiglio Giorgia Meloni alle accuse e agli insulti che rimbalzano tra esponenti politici — sono il segnale di una campagna che si è progressivamente allontanata dai contenuti della riforma. Il rischio, in questi casi, è che i cittadini chiamati alle urne ricevano più rumore che informazione.
Le polemiche non risparmiano neppure l’area dell’opposizione. Le parole rivolte a Giuliano Pisapia dopo il suo annuncio di voto favorevole al referendum dimostrano quanto il dibattito sia diventato interno agli stessi schieramenti. Quando chi esprime una posizione diversa viene etichettato o delegittimato, il confronto democratico si indebolisce.
In una fase così delicata sarebbe necessario riportare l’attenzione sui contenuti: cosa cambia davvero nella giustizia, quali sono i vantaggi e quali i possibili rischi della riforma. È su questo terreno che dovrebbe giocarsi la partita del referendum, non su quello delle provocazioni o delle offese.
Il richiamo alla moderazione arrivato dal presidente della Repubblica resta quindi più attuale che mai. La campagna referendaria dovrebbe essere un momento di partecipazione e confronto civile. Se invece diventa una gara di toni sempre più accesi, il vero sconfitto rischia di essere il dibattito democratico stesso.
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