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Giovedì 18 Aprile 2019 ore 16:50
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Il salario minimo non può prescindere dalla riforma dei sindacati

A ribadirlo a “Punti di Vista” la senatrice leghista Anna Cinzia Bonfrisco. Per l’onorevole di Forza Italia Renata Polverini, il salario minimo garantito ridurrebbe le retribuzioni di tutti i lavoratori nei prossimi rinnovi contrattuali

Il salario minimo non può prescindere dalla riforma dei sindacati

Il Governo punta sull’avvio di un percorso parallelo tra il salario minimo garantito e la riforma dei sindacati.

L’obiettivo è duplice: garantire a tutte le categorie di lavoratori, anche a quelli con una retribuzione non fissata dalla contrattazione collettiva, un compenso adeguato alla qualità e quantità del lavoro svolto, ma anche rendere più moderna ed efficace la rappresentatività sindacale.

La conferma arriva dalla senatrice leghista Anna Cinzia Bonfrisco, ospite di “Punti di Vista”, il programma di approfondimento politico della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro.

Il salario minimo garantito rappresenta “un tema di grande importanza e interesse – ha detto la senatrice -, ma non può essere disgiunto dalla storia del lavoro in Italia, la cui essenza è data dalla rappresentanza dei lavoratori.

Su questo fronte intendiamo concentrare l’attenzione per armonizzare i 2 temi”.

Contrario al salario minimo garantito il partito di Forza Italia, rappresentato in studio dall’onorevole Renata Polverini, secondo cui introducendo una base di retribuzione garantita per i lavoratori di difficoltà, si finirebbe per abbassare le retribuzioni di tutti i lavoratori nei futuri rinnovi contrattuali.

“Non vorremmo vedere il ripetersi di ciò che è accaduto con gli 80 euro di Renzi, dove i rinnovi contrattuali negli anni successivi sono stati tutti a 80 euro, tranne nel contratto degli autoferrotranvieri”, ha sottolineato.

Molto, invece, si può fare in tema di rappresentanza. Polverini ha, infatti, annunciato di aver presentato anche in questa legislatura la riforma, avviando l’iter in Commissione Lavoro della Camera per ascoltare tutte le parti sociali. “Dobbiamo dare al Paese la certezza di quali sono i soggetti delegati a trattare, come avviene nel pubblico impiego”, ha replicato, “prevedendo un contratto unico per ogni settore che poi abbia applicazione erga omnes”.

Per Rosario De Luca, Presidente della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, “classificare tutto all’interno del rapporto di lavoro subordinato è impossibile.

È giusto invece interessarsi dell’equo compenso, soprattutto per i professionisti”, ai quali vengono chieste molto spesso prestazioni professionali a titolo gratuito.

Al di là dell’esito del Ddl sul salario minimo, la riduzione delle disuguaglianze passa anche da misure a sostegno dei lavoratori e delle famiglie.

Il Documento di economia e finanza, presentato in Consiglio dei Ministri, non fornisce ancora chiari dettagli su come favorire la crescita e gli investimenti, ma accenna all’introduzione di una riforma fiscale che preveda la flat tax per i ceti medi e tagli alla spesa pubblica e alle agevolazioni fiscali.

“Il reddito di cittadinanza – su cui ha puntato il Governo – non arriva ai poveri veri, esclusi dai requisiti richiesti, e non crea opportunità di lavoro”, ha sottolineato la Polverini. “Questo Paese deve rivedere la sua politica industriale, incentivare il lavoro dei giovani e delle donne, intervenire sul cuneo fiscale e investire sull’autoimprenditorialità e sulla ricerca”, ha aggiunto.

La senatrice leghista Bonfrisco ha sottolineato che il Governo ha a cuore l’abbattimento delle tasse, che la tassa piatta si farà e che l’Iva non sarà aumentata, aggiungendo anche che “una rivisitazione della spesa legata alle agevolazioni fiscali ha senso da molto tempo”. Occorre un po’ di coraggio in più e mi auguro che questo Governo lo abbia”, ha replicato. Il riferimento è a quei 316 mld di euro l’anno in tax expenditures, ovvero in agevolazioni fiscali, che per la leghista sono “una mole gigantesca di risorse a cui attingere” per gli investimenti delle imprese, per ridurre le tasse dei lavoratori e per ridurre il cuneo fiscale. 

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